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Floppy addio, è ora di passare al portachiavi

23 Luglio 2003

Floppy addio, è ora di passare al portachiavi

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La capienza del floppy è inadeguata per le dimensioni dei file di oggi. Quali sono le soluzioni per trasferire e trasportare dati adatte per le esigenze moderne?

Quand’è stata l’ultima volta che avete usato un dischetto per trasferire un programma da un computer a un altro? Probabilmente è successo così tanto tempo fa che non ve lo ricordate. Con poche eccezioni, oggigiorno i file contenenti programmi e dati superano ampiamente la capienza di un dischetto. Su un floppy standard da 1,44 megabyte non ci sta nemmeno una singola canzone in formato MP3. La maggior parte dei programmi attualmente in circolazione richiede decine di megabyte; ed è meglio non parlare delle dimensioni di videoclip e sistemi operativi.

Specialmente per chi usa i computer portatili, si fa sempre più sentito il problema di come trasferire qualche decina di megabyte di dati da un computer a un altro quando non è possibile interconnetterli. Soluzioni come porte a infrarossi, Bluetooth, Ethernet o USB e schede wireless richiedono che entrambi i PC siano dotati di questi dispositivi e soprattutto richiedono che si metta mano alla configurazione del computer, con tutti i rischi e problemi che questo comporta per l’utente medio e anche per lo smanettone.

Si arriva così a situazioni abbastanza comiche in cui si masterizza un CD “usa e getta” per trasferire qualche decina di megabyte (la SIAE ringrazia), oppure si trasferisce un file inviandolo via Internet come allegato, con le conseguenti lentezze e i problemi di intasamento di mailbox che ben conosciamo. Masterizzare un CD mentre si è in giro con un portatile, oltretutto, è privilegio di pochi eletti dal portafogli superdotato.

Ci vuole insomma una soluzione più semplice e pratica, un aggeggio che non richieda software da installare, che funzioni con qualsiasi sistema operativo moderno, e che sia facilmente trasportabile. Proprio come un floppy, insomma, ma parecchio più capiente.

Megabyte nel ciondolo

È qui che entra in scena il portachiavi USB: un oggetto grande appunto come un portachiavi (e usabile come tale o come ciondolo da appendere al collo), contenente un connettore USB e della memoria non volatile allo stato solido. Le capienze variano da 16 megabyte a 1 gigabyte, più che sufficienti per ogni esigenza, e i prezzi sono in continua discesa.

È un dispositivo che non richiede alimentazione esterna ed è completamente driverless, ossia privo di software di installazione: si infila nell’ormai onnipresente porta USB del computer (MacOS, Linux con kernel 2.4 o superiore, Windows ME/2000/XP) e va. Punto e basta. Sul desktop compare automaticamente l’icona di un disco aggiuntivo, sul quale si può scrivere e leggere come se fosse un dischetto. È in assoluto il modo più spiccio per aggiungere un piccolo “disco rigido” al proprio PC, sul quale si possono copiare brani musicali, programmi, videoclip, documenti, insomma qualsiasi file nei limiti di capienza del dispositivo.

La superiorità rispetto alle altre soluzioni è presto evidente. Portare con sé i propri programmi e dati preferiti è un gioco da ragazzi. Il portachiavi USB è molto più agevole da portare in tasca rispetto a un CD (salvo forse i mini-CD, che però sono introvabili in versione riscrivibile), si scrive molto più rapidamente ed è di gran lunga meno fragile. Oltretutto, essendo scrivibile e cancellabile esattamente come un normale disco, è molto più facile da gestire anche rispetto a un CD riscrivibile.

Questo genere di flessibilità schiude nuove possibilità d’uso molto interessanti. Trasferire file quando si è in viaggio è una gioia: si attacca il gingillo USB al proprio PC, vi si copiano i file desiderati, e poi si infila il portachiavi nel PC del destinatario, che se li scarica. Niente cavi o alimentatori, niente configurazioni, nessun problema di sicurezza o compatibilità fra sistemi operativi (salvo per Windows 98, che comunque richiede solo un driver apposito). Proprio come si faceva un tempo con i dischetti. Ma è solo l’inizio.

Portachiavi o grimaldello?

Per esempio, mezzo gigabyte o più appeso al portachiavi risolve il problema dei backup per chi è in movimento. Che succede se siete in viaggio col PC portatile e ve lo rubano, si impalla o si guasta? I dati che avete creato da quando avete lasciato l’ufficio sono irrecuperabili, a meno che ne abbiate creato un backup altrove. Il portachiavi USB è appunto il posto ideale per salvare una o più copie di sicurezza dei propri dati senza portarsi appresso una catasta di dischetti. Potreste addirittura lasciare il portatile a casa o in ufficio e portare con voi soltanto i dati, da usare su un computer disponibile nel luogo d’arrivo.

Dato che si tratta di una memoria riscrivibile esattamente come un disco rigido, diventa possibile installarvi direttamente dei programmi senza “sporcare” il PC ospite. Se per esempio volete portarvi appresso una copia di OpenOffice.org pronta per l’uso e stupire i vostri colleghi con il suo salvataggio diretto in formato Acrobat PDF, installatela sul portachiavi. Se volete gestire la vostra posta elettronica mentre siete in viaggio, installate il vostro client di posta sul portachiavi insieme al vostro archivio dei messaggi, così potrete usare qualsiasi PC collegato a Internet come se fosse il vostro, senza litigare con interfacce Web ostiche o lasciare tracce di dati personali nel computer ospite. Potreste anche installare sul portachiavi una mini-distribuzione di Linux per qualsiasi emergenza.

La facilità d’uso di questo aggeggio, tuttavia, pone un paio di problemi di sicurezza. Il primo è che il portachiavi, essendo così minuscolo, si perde (o si ruba) facilmente. Il suo contenuto di dati potrebbe far gola a qualche malintenzionato. Per fortuna quasi tutti questi dispositivi offrono un’opzione di cifratura dei dati, che consente l’accesso soltanto tramite password.

Il secondo problema è inverso: il portachiavi con memoria è uno strumento ideale per rubare i dati degli altri. È di moda andare nei negozi di informatica con questi gingilli, infilarli nei vari computer accesi e succhiarne il contenuto (spesso contengono copie non installate di brani musicali, videoclip e programmi): l’operazione è rapidissima, e con i moderni case dotati di porte USB sul frontale non occorre neppure mettere le mani dietro il computer.

Analogamente, questi dispositivi sono molto comodi per lo spionaggio industriale. Molte aziende hanno norme severissime sull’ingresso e l’uscita di CD e dischetti, ma ora è necessario includere fra gli oggetti vietati anche i portachiavi. Un altro grattacapo per gli addetti alla sicurezza, insomma.

Floppy in pensione

A questo punto, il drive per dischetti è sostanzialmente superfluo, soprattutto nei laptop, dove consuma una quantità di spazio spropositata rispetto alle prestazioni fornite. Non stupisce che alcuni fabbricanti di PC stiano iniziando a vendere computer privi di drive per floppy, secondo la tendenza lanciata quasi cinque anni fa da Apple con il suo iMac. Al posto del drive viene fornito appunto un portachiavi USB.

Una delle poche limitazioni di questi dispositivi, rispetto al dischetto, è la quasi impossibilità di usarli per avviare il PC. Sarebbe magnifico poter installare un sistema operativo d’emergenza sul portachiavi e usarlo per fare boot e resuscitare un PC in panne oppure per lavorare sul computer altrui senza toccarne il contenuto, usando il proprio sistema operativo preferito. Tuttavia se il BIOS del PC è in grado di fare boot da un dispositivo connesso alla porta USB, con alcune marche di portachiavi USB questo è già possibile.

È dunque ora di cominciare a trasferire a un altro supporto il contenuto dei propri dischetti, in modo da essere pronto per quando il drive da tre pollici e mezzo sarà introvabile come lo è adesso quello da 5,25″. L’unica cosa che resta da fare, a questo punto, è trovare un nome decente per questi oggetti. E questa è forse la loro maggiore difficoltà.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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