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Fiscali con il codice

06 Ottobre 2017

Fiscali con il codice

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Qualsiasi digitalizzazione della pubblica amministrazione rimarrà un lavoro a metà se non si va alle radici del problema.

Come ha raccontato da poco Val Pin, il recentissimo e lodevole lavoro di standardizzazione compiuto dall’Agenzia per l’Italia Digitale mira a un obiettivo importante: una migliore esperienza utente per cittadini e contribuenti.

Una buona accoglienza e un servizio impeccabile sono sicuramente un passo avanti, specie pensando alle realtà più mesozoiche della macchina statale. Resta però il peccato originale del codice fiscale.

Funzioni e disfunzioni

Gli Stati Uniti, per una volta, sono messi peggio di noi e lo illustra benissimo questo video. Il fatidico Social Security Number, nato per essere un identificatore del cittadino presso le agenzie governative, ha finito nei decenni per diventare un identificativo: viene chiesto in mille occasioni e sblocca l’esecuzione di altrettante pratiche, amministrative e personali.

Purtroppo quel numero è… un numero, nato per nient’altro. Cambiarlo è difficilissimo, indovinarlo è questione di poco, la protezione contro gli abusi è inesistente e le vittime di un disguido imboccano tunnel interminabili.

Il codice fiscale italiano condivide tutte queste caratteristiche e finora ci ha risparmiato i guai degli americani unicamente perché, fuori dallo scopo (raggiunto) di aggiungere complessità inutile al sistema, è rimasto un orpello. A differenza del Social Security Number, non si è mai affermato (a dispetto delle sue inadeguatezze) come identificativo.

Riassumendo: nella società digitale serve un sistema identificativo. Gli americani hanno improvvisato pragmaticamente e combinato guai; gli italiani sono rimasti al Neorealismo fino alla sveglia improvvisa, per poi scatenare la leggendaria arte di arrangiarsi.

Il metodo Flaiano

Diceva lo scrittore che In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco e difatti: poche cose sono più creative e fantasiose dell’identificarsi presso la pubblica amministrazione.

Dal cilindro del prestidigitatore progettista saltano fuori, a memoria, carte regionali dei servizi (con o senza lettore variamente incompatibile); pellegrinaggi di espiazione nelle sedi preposte; metodi gangsteristici (mezzo PIN in chiaro via web e mezzo in chiaro per posta ordinaria, viva la sicurezza); soluzioni alla Blade Runner, quello originale: guarda a pagamento dentro la videocamera.

La buona notizia è che nessuno ha pensato di usare il codice fiscale; quella così così è che un identificativo serve e ne abbiamo millemila, senza averne UNO.

Partire dall’inizio

Bravissimi sulla user experience, che arriva in fondo all’interazione; bisognerebbe anche guardare all’inizio. Chi ha il coraggio di superare il Congresso di Vienna e abolire il codice fiscale? Primo passo.

Secondo passo: un vero identificativo digitale nazionale per i cittadini, pensato da un team di persone vive. Sicuro, univoco, duttile, in variante analogica per le emergenze, comprensibile, utilizzabile anche in mancanza di un master a Bisanzio.

Partiamo dai fondamentali: Google si occupa di tre miliardi di identità digitali e ce la fa. Amazon o Apple custodiscono carte di credito e dati dei relativi proprietari in numero superiore al miliardo. L’Agenzia delle Entrate, quando deve riscuotere, identifica con precisione laser. Un identificativo serio è possibile.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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