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Finito il pneumatico comincia la strada

13 Luglio 2006

Finito il pneumatico comincia la strada

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Che cosa faremo dei vecchi pneumatici, ora che non possono più essere bruciati o abbandonati? Si possono, per esempio, riciclare le ferrovie abbandonate e ottenere nuove strade (strette strette…)

Problema 1: dal 7 di Luglio una legge della Comunità Europea ha reso illegale bruciare i pneumatici usati o seppellirli nelle discariche (e le sperimentazioni per introdurli nella dieta mediterranea non hanno dato grandi risultati), quindi occorrerà trovare il modo di disporne in altro modo.

Problema 2: Nel Regno Unito languono abbandonati più di 10.000 chilometri di linee ferroviarie chiuse in una massiccia operazione di taglio costi negli anni 60 (costringendo la popolazione a usare maggiormente l’auto e quindi a consumare più pneumatici che ora sono da riciclare)

Problema 3: Le strade del Regno Unito (come quelle di buona parte del mondo) sono congestionate e costruirne di nuove è complicato e costoso.

Mescolando insieme questi tre problemi e alcune decine di milioni di pneumatici da riciclare annualmente in Gran Bretagna, potrebbe nascere una soluzione radicalmente innovativa – o almeno così la pensa la Holdfast, un’azienda inglese specializzata in pavimentazioni per linee ferroviarie. La proposta dell’azienda è di riciclare (con poche emissioni inquinanti) i pneumatici per trasformarli in pannelli. E di incastrare questi pannelli fra le rotaie abbandonate. Pavimentando quindi la linea ferroviaria in disuso, in modo da renderla transitabile da veicoli privati o pubblici. In questo modo, argomentano, si potrebbero costruire rapidamente ed economicamente, migliaia di chilometri di nuove strade. O meglio riaprire antichi percorsi, riscattandoli dall’abbandono e smaltendo un po’ di traffico in più.

I numeri presentati dall’azienda sono interessanti: con 350,000 pneumatici si costruisce più di un chilometro e mezzo di superficie – una pavimentazione tra l’altro molto silenziosa e resistente a velocità di transito fino a 80 km/h. Sfruttando percorsi già tracciati e massicciati, la velocità di costruzione della strada sarebbe fulminante: in un test gli operai dell’azienda sono stati in grado di posare quasi 60 metri di pavimentazione al giorno, con una squadra di sole quattro persone – estendibili in un prossimo futuro a 180 metri al giorno. Tutto ciò porterebbe a una notevole convenienza economica: se posare una strada nuova costa circa 28 milioni di sterline al miglio, ripavimentare un binario (triste e solitario) coi pneumatici usati potrebbe costare circa un settimo della cifra.

Esistono chiaramente dei limiti e delle controindicazioni all’adozione del progetto su larga scala. Tanto per cominciare oltre 1600 chilometri di ferrovie abbandonate sono già state ricondizionate e incorporate nel sistema nazionale britannico di piste ciclabili. Un’altra porzione di vecchie ferrovie partono da luoghi dove ormai non vive nessuno e arrivano in posti dove nessuno vuole più andare. E un gran numero di percorsi sono a binario unico: portando quindi alla potenziale costruzione di strade ad una sola corsia ad immediato intasamento.

L’area di maggiore potenziale appare quindi la ripavimentazione di ex-ferrovie all’interno di zone urbane, per trasformarli in percorsi per bus e tram, incentivando l’uso del mezzo pubblico e alleggerendo comunque il traffico. Si tratterà ora di vedere i risultati dei test di resistenza della pavimentazione su un percorso sperimentale – per capire ogni quanto sarebbe necessario sostituire i pannelli derivati dai pneumatici (l’azienda spera ardentemente che, messi alla prova, i suoi pannelli abbiano un chilometraggio superiore a quello delle gomme da Formula 1).

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