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Fine anno high-tech con bilanci appena sufficienti, qualche promessa per il 2003

08 Gennaio 2003

Fine anno high-tech con bilanci appena sufficienti, qualche promessa per il 2003

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In ribasso le macchine desktop ma crescono i portatili, consolidamento nell'industria software, Yahoo! cerca il rilancio acquistando Inktomi.

Vacanze finite, tempo di bilanci. Con primi ritorni economici aderenti più o meno alle aspettative, ma senza le cifre altisonanti (avventatamente) previste da alcuni. Questo almeno a giudicare dai conteggi diffusi in questi primi giorni del nuovo anno nella scena made in USA. Dove, tanto per fare un esempio, gli esperti giudicano “non deludenti né entusiasmanti” le vendite di PC nel periodo natalizio. Sembrano confermate la diminuzione di nuove macchine desktop (meno 20 per cento rispetto al 2001) e il contemporaneo aumento nell’acquisto di portatili (più 13 per cento). Nel frattempo, per l’ambito software la fine d’anno ha portato una serie di acquisizioni incrociate che paiono presagire la ridefinizione dell’intero settore. E c’è chi prevede qualcosa di analogo anche nel mondo dei motori di ricerca, dopo l’annuncio pre-natalizio dell’acquisto di Inktomi da parte di Yahoo! per 235 milioni di dollari.

“L’andamento delle vendite festive si è svolto come previsto. In discesa i computer da scrivania, in salita i notebook. E dietro queste due categorie, quei prodotti che già andavano bene, tipo stampanti con funzioni aggiuntive di scanner e fotocopia, hanno continuato a tirare.” Questa l’istantanea offerta dagli analisti di NPDTechworld, agenzia che segue le vendite dei maggiori rivenditori specializzati, tra cui Best Buy e Circuit City. Grossi produttori quali Hewlett-Packard si erano già dichiarati soddisfatti dopo i ritorni del weekend di Thanksgiving, mentre per altri i bilanci dell’ultimo trimestre 2002 si annunciavano sostanzialmente identici a quelli di un anno prima. Andamento scontato e nessun entusiasmo, insomma. Ma con i tempi che corrono non è certo il caso di lamentarsi. Basti notare come sia il NYSE che il NASDAQ abbiano chiuso in passivo per il terzo anno consecutivo. E più in generale l’intero apparato economico statunitense appare tuttora lontano dall’auspicata ripresa.

Pur se non decisiva, va notata l’ennesima impennata dei notebook, con un picco di vendita similare (quasi il 20 per cento in più), a quello che aveva già caratterizzato le festività 2001. Sempre secondo NPDTechworld, il trend proseguirà ancora in futuro, sostituendo così quello inversamente proporzionale in cui appaiono intrappolate le macchine desktop (meno 13 per cento). Al cui declino va imputata in buona parte la flessione dei ricavi netti, insieme alla caterva di iniziative e sconti promozionali offerti variamente dai retailer online e offline. Pratiche che hanno sì attirato qualche nuovo cliente in più, ma a scapito dei guadagni. In tal senso anzi i produttori non dovranno certo preoccuparsi di ‘ripulire’ i magazzini per far posto ai nuovi modelli della stagione 2003. Nel complesso il giudizio degli esperti può dunque riassumersi in una battuta: pur a fronte di volumi di vendita sufficienti, non così può dirsi per i profitti.

Altra tendenza confermatasi nell’ultimo mese dell’anno passato riguarda il consolidamento delle acquisizioni tra le software-house. Uno scenario in fondo già previsto (e auspicato da più parti) a seguito del botto del dot-com registratosi due anni or sono, pur se lento a concretizzarsi. In cima alla classifica dei “super-deal” c’è l’acquisto di Rational Software, produttore di soluzioni personalizzate, da parte del gigante IBM per la bella cifra di 2,1 miliardi di dollari. Più sotto, Veritas Software ha inglobato Precise Software Solutions (537 milioni) e Jareva Technologies (62 milioni). Mentre manager navigati come Christian Koch prevedono ulteriori passaggi di proprietà, con target quali CompuWare Corp., BEA Systems e Citrix Systems. Sul tutto, vanno segnalati gli alti dividendi pagati agli azionisti delle aziende acquisite, superiori alle percentuali tipicamente comprese tra 25 e 35 per cento.

È ad esempio il caso di Yahoo!, che ha pagato agli azionisti di Inktomi un premio di più 41 per cento in occasione dell’acquisto della stessa. Una compravendita, annunciata senza troppo clamore alla vigilia di Natale, che potrebbe anzi rivelarsi assai importante per il prossimo anno. Nel mondo in rapido fluttuare dei search engine, infatti, la mossa potrebbe riportare in auge la tecnologia Inktomi. La quale dominava la scena fino a poco più di un anno fa, ovvero sia fino all’arrivo in grande stile di Google. Basti ricordare il tetto superiore ai 230 dollari ad azione toccato a Wall Street da Inktomi a inizio 2000 — oggi piombate a 1,60 dollari. Non a caso invece i titoli di Yahoo! hanno guadagnato 65 cent al pezzo all’indomani dell’annuncio. Si prevede cioè il rilancio a tutto tondo di sofisticate tecniche di ricerca da parte del portale-web. Come ha chiarito Safa Rashtchy, esperto presso U.S. Bancorp Piper Jaffray: “È una manovra perfettamente logica per Yahoo! Perché mai dovrebbero pagare il diretto concorrente Google?” D’altra parte, i rapporti tra le due aziende si erano fatti da tempo poco sereni. A metà 2000 Yahoo! aveva rapidamente rilanciato le tecnologie Google sul proprio sito, acquisendone altresì un 5 cento in azioni.

Ma non è certo un mistero come la rampante popolarità acquisita dallo stesso Google abbia man mano provocato la diminuzione di traffico sui vari portali, a cominciare proprio da Yahoo!. Inoltre, mentre quest’ultima si dibatte tra bilanci negativi e minori entrate pubblicitarie, Google si è rivelato una delle poche storie di successo del 2002, raggiungendo il quarto posto assoluto per visitatori dietro AOL, MSN e Yahoo!, secondo gli ultimi dati Nielsen/NetRatings. E parecchi osservatori ne prevedono il prossimo sbarco tra le quotazioni borsistiche. Pur non volendo sbilanciarsi sulle future iniziative a latere, i dirigenti di Yahoo! non hanno mancato di sottolineare come “l’acquisizione di Inktomi ci consentirà maggiore flessibilità e controllo; non saremo più dipendenti da un unico fornitore.” Mentre un rapido comunicato di Google ne ribadisce la volontà di “continuare a fornire la nostra super-premiata tecnologia di ricerca.” È intanto certo che Inktomi rispetterà gli attuali contratti che lo legano ad altri megasiti (tipo MSN), e anzi Yahoo spera di recuperare parte dell’investimento — comunque notevole considerati i tempi che corrono, 235 milioni di dollari — proprio grazie anche a nuove licenze ad hoc per vari siti e portali.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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