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Ferragosto esplorativo

20 Agosto 2014

Ferragosto esplorativo

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Di nuovo a casa di chi ha inventato l'esposizione museale interattiva. E quando c'è creatività, c'è un italiano.

Qui Ferragosto non è una festività e quindi, cadendo di venerdì, è stata una normale giornata lavorativa. Mi sono conformato alla norma americana e l’ho fatta diventare una delle giornate più produttive da quando sono arrivato.

Il pomeriggio è stata infatti l’occasione di fare interessantissime nuove conoscenze (di cui parlerò nelle prossime puntate) e rivedere volti già noti, per raccogliere aggiornamenti sugli sviluppi degli ultimi tre anni.

Tra questi vi è Luigi Anzivino, che ho avuto il piacere di conoscere nel 2011 durante la mia internship di due mesi presso l’Exploratorium. Bolognese di origine, con un dottorato in neuroscienze a UCLA e americano d’adozione dal 2000 (profilo LinkedIn); l’ho incontrato per un pranzo in riva alla baia in zona Embarcadero, dove il museo ha la sua nuova sede da circa un anno, e mi sono fatto raccontare un po’ di cose.

Abbiamo già citato l’Exploratorium nel precedente articolo, uno dei musei della scienza più innovativi del mondo. Fondato nel 1969 da Frank Oppenheimer, fisico statunitense (fratello del più noto Robert Oppenheimer), è in realtà qualcosa più di un semplice museo, dato che consente al visitatore non solo l’osservazione ma anche l’interazione.

È diviso in varie aree dedicate ai principali temi della scienza (chimica, fisica, meccanica, ottica, acustica…) e in ciascuna è possibile perdersi maneggiando o entrando fisicamente nei vari exhibit (così vengono tecnicamente chiamate le attrazioni di musei come questo). Un’esperienza che, se fatta da bambini, può avere un impatto cognitivo e formativo mostruosamente maggiore rispetto a quello della lettura di dieci diversi manuali di scienze. Come dichiarato da Mike Petrich, director dei making programs dell’Exploratorium,

Più che un museo è un laboratorio per l’apprendimento, in cui persone di tutte le età possono entrare in diretto contatto con la scienza, arte e percezione umana.

Definizione azzeccatissima; ve lo conferma uno che spesso di pomeriggio sgattaiolava fuori dall’interns office e andava a perdere intere ore a giochicchiare con questi aggeggi o anche semplicemente ad osservare imbambolato l’interazione dei visitatori.

Tornato qui dopo tre anni, non potevo quindi fare a meno di rientrare subito in contatto con questo ambiente, considerato tra l’altro che nel frattempo vi è stato anche un cambio di sede che ne ha quasi raddoppiata la superficie nonché ampliate le potenzialità.

All’interno dello staff vi sono alcuni italiani e uno di loro (Luigi) ha una mansione particolarmente interessante, cioè la curatela del Tinkering studio. To tinker significa armeggiare, trafficare ma l’idea – quantomeno come intesa in un museo come quello – è meglio descritta dalla scritta che compare sul pannello che si trova all’ingresso dello spazio: pensare con le mani. Si tratta di uno spazio in cui l’esperienza cognitiva va ancora oltre rispetto alla semplice interazione con exhibit già pronti e funzionanti; è possibile infatti costruirne di nuovi o costruirne alcune parti o semplicemente armeggiare con oggetti che possono insegnarci qualcosa sulle leggi della fisica. Creatività e tecnica in un raro connubio.

L’atmosfera che si respira nel Tinkering studio è allo stesso tempo caotica e intellettualmente stimolante, non solo per i più piccoli, ma anche per i loro genitori e docenti, che possono godere di un entusiasmo riflesso e risvegliare loro sopite curiosità. Ecco un video che ho girato.

Essendo il team di Luigi uno tra i più all’avanguardia in questo campo a livello mondiale, ha recentemente realizzato un libro intitolato The art of tinkering e ha prodotto un MOOC intitolato Fundamentals of Tinkering per la nota piattaforma di e-learning Coursera. Ma la cosa più interessante segnalatami da Luigi è che da queste iniziative di condivisione pubblica del loro know-how, si è creata una community di curiosi e appassionati, formata soprattutto da insegnanti di tutto il mondo.

Se vi interessa l’argomento, in Italia si stanno sperimentando progetti simili, come Lavori in corso del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e alcune iniziative del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e del MUSE di Trento.

Ora però vi starete legittimamente chiedendo che diavolo ci fa un avvocato in un museo della scienza… Anche quella in effetti è una storia interessante; che racconterò altrove.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.

Apogeonline è in vacanza fino al 22 agosto e tuttavia alterna agli articoli migliori della stagione uno straordinario diario di viaggio dalla California del nostro Simone Aliprandi: interviste, eventi live e altro purché interessante, nel pieno della Silicon Valley.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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