L’ultimo incontro dell’International Information Consortium ha visto l’FBI in prima linea per la creazione di un cosiddetto «server in the sky», ovvero un database internazionale che consenta la condivisione dei dati biometrici (impronte, immagini dell’iride, etc.) dei criminali.
La proposta è stata lanciata a Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Canada, nazioni legate non solo dalla radice anglosassone ma anche dalle numerose analogie nel campo della sicurezza.
La National Policing Improvement Agency (NPIA) anglosassone ha dichiarato che l’integrazione sarebbe tecnicamente possibile, ma che al momento non vi è ancora niente di formale. «FBI sta proponendo una cosa che verrà discussa dall’International Information Consortium group, ma siamo solo all’inizio; non c’è ancora alcun accordo», ha commentato un portavoce della NPIA.
Il Gruppo industriale statunitense Northrop Grumman, che ha realizzato il database biometrico inglese, è stato già contattato dall’FBI per un eventuale coinvolgimento. Comunque, secondo il Ministero degli Interni statunitense, il progetto server in the sky rappresenta una delle strade percorribili, non certamente l’unica.