RISPARMIA IL 15% SU TUTTI I CORSI

Fino al 31 agosto con il codice sconto CORSARO

Scegli il tuo corso e iscriviti!
Home
Facebook scommette sui gruppi d’acquisto

05 Maggio 2011

Facebook scommette sui gruppi d’acquisto

di

Il social network entra con passo vigoroso nel settore di Groupon e Google Offers, provando a coniugare il successo degli acquisti collettivi con il suo collaudato motore sociale

Facebook ha lanciato Deals, un servizio di offerte e buoni sconto di gruppo simile (almeno nell’iniziativa) a tanti altri presenti sul mercato, primo fra tutti Groupon, seguito da LivingSocial, OpenTable, Scoutmob, zozi, fino al recente Google Offers. Si tratta di un progetto – per ora in versione beta – avviato solo in cinque città degli Stati Uniti (Atlanta, Austin, Dallas, San Diego e San Francisco) ma in futuro potrebbe estendersi ad altre località. Attenzione a non confonderlo, però, con l’applicazione check-in deals -già disponibile in Italia da qualche mese e utile per condividere gli sconti e usufruire delle promozioni geolocalizzandosi tramite il proprio smartphone con Places. Quello dei gruppi di acquisto online è il nuovo trend dell’ultimo anno: stando alle elaborazioni Nielsen sui dati Audiweb, relative all’andamento della rete nel 2010, nella categoria Coupons/Reward si è passati da circa 4 milioni di utenti del 2009 agli 8,7 dell’anno scorso.

Esperienze sociali

Piattaforme come Groupon forniscono una serie di sconti giornalieri su varie attività o beni relativi al turismo, al benessere, allo sport, al tempo libero (come viaggi, visite specialistiche, palestre, spa). Una volta scelta l’offerta, per poterla sbloccare è necessario raggiungere un numero minimo di partecipanti entro un certo periodo di tempo. Dopodiché, basta stampare il tagliando e usufruire dello sconto. Con oltre 600 milioni di iscritti, Facebook punta ora a costruire le sue offerte attorno a esperienze sociali: la sua capacità di mettere in collegamento gli utenti gli consentirà di realizzare «un servizio più competitivo di quello dei suoi rivali», scrive Miguel Helft del New York Times. Ma «non si tratta di imitare un modello economico già esistente e adattarlo con forza a Facebook», sostiene Emily White, direttore delle attività locali del social network . In questo caso la premessa è un’altra: «le persone vengono su Facebook per avere esperienze sociali», e «sarà facile condividere le offerte con gli amici, vedere quando qualcuno di loro compra qualcosa o trovare offerte che possono essere di loro interesse», continua il direttore.

Deals mira soprattutto a offrire sconti su attività da poter svolgere insieme agli amici, come concerti, eventi, degustazioni di vini. Le offerte disponibili arrivano direttamente sulla propria e-mail e, in caso di acquisto, vengono automaticamente mostrate nella bacheca principale. Insomma, una volta trovata un’offerta interessante, si può condividere con gli amici, acquistarla con un clic e aspettare l’effettiva attivazione a partire dalle 24 ore successive fino a una settimana. «Molti siti ritengono che le loro offerte siano sociali», continua Emily White, «ma non direi che siano davvero ben integrati con Facebook». Con Deals, ogni singolo step è in qualche modo legato ai propri amici: la condivisione dell’offerta, la prenotazione e infine l’esperienza vissuta. E ciò inevitabilmente rende tutto più piacevole, associando a quell’offerta sensazioni positive e, di conseguenza, motivando il ritorno su quella piattaforma. Ma al di là del vantaggio di essere più socialmente connessa, cosa rende unica la versione di Facebook rispetto all’ormai indiscusso affollamento dei siti group-discount?

Credits

Le transazioni possono avvenire non solo tramite carte di credito e PayPal, ma anche mediante i Credits. Per la prima volta è quindi possibile utilizzare la moneta virtuale (il cui uso era destinato principalmente a social game come Farmville e PetVille) per acquistare beni reali. Come rivela Emily White, molti utenti usano regolarmente i Credits e la decisione di incorporarli nei pagamenti per godere degli sconti è stata immediata e intelligente. E soprattutto lucrativa: «Quando i clienti pagano per gli articoli con i Credits, Facebook solitamente trasferisce il 70% del guadagno al commerciante o allo sviluppatore e trattiene il 30% per sé», spiega il Chicago Tribune. Gli acquirenti, dal canto loro, ne traggono vantaggio: con 1 dollaro possono comprare 10 monete virtuali e facendo grandi spese ottengono uno sconto (convertito in buoni regalo). Dicono gli analisti questo fenomeno stia generando una vera e propria economia virtuale: «L’obiettivo di Facebook è quello di condurre un ricco ecosistema basato sui Credits su molteplici fronti», afferma Justin Smith, fondatore della società Inside Network, «I Credits rappresentano una delle loro maggiori strategie per entrare nei pagamenti dei clienti».

E nel frattempo, in rete aumentano le discussioni sulla possibilità che il nuovo servizio di Facebook possa sorpassare Groupon, uno degli attuali protagonisti del panorama delle offerte online. Deals può davvero essere definito Groupon-killer? Per alcuni, di fatto, l’approccio sociale di Facebook potrebbe essere la chiave vincente, anziché cercare di competere offrendo semplicemente sconti più vantaggiosi. E «dare alle persone la capacità di condividere e realizzare un mondo più aperto e connesso» rientra esattamente nel cuore della sua mission e della sua solidità. Vinicius Vacanti, CEO di Yipit, servizio che aggrega e raccomanda le migliori offerte giornaliere sulla base dei gusti dell’utente, ritiene invece che la nuova creazione di Facebook non “ucciderà” Groupon e LivingSocial. Per varie ragioni. Innanzitutto, il social network non ha forza nelle vendite: Groupon funziona con 3.000 venditori (che procurano le offerte), mentre Facebook conta in tutto 2.000 impiegati. Altro motivo, Facebook ha molte piccole imprese che sostengono le pagine e che non sottoscriveranno offerte di alta qualità. In più, Deals non costituisce una risorsa completa delle offerte, quindi molti utenti potrebbero usare questo servizio in aggiunta alle altre piattaforme. Oltretutto, gli utenti non si fidano delle offerte consigliate da Facebook: per poter vendere, è necessario avere autorità sia negli affari che nelle offerte. In altre parole, acquisire credibilità in modo da motivare un cliente nell’acquisto di un buono.

Concorrenza

Tuttavia, continua Vinicius Vacanti, Deals porterà inevitabilmente a dei cambiamenti a Groupon e LivingSocial. A partire dall’affollamento della posta elettronica: gli utenti riceveranno più email di offerte giornaliere e «ciò significa che il tasso di successo di Groupon e LivingSocial diminuirà». Non sono più gli unici proprietari della posta degli utenti. Inoltre, poiché queste piattaforme utilizzano Facebook per condividere le offerte in bacheca, andranno in competizione con quelle di Deals. E infine, l’acquisizione degli utenti non sarà più tanto semplice: se prima pubblicizzavano le loro offerte tramite il social network, ora, a detta di Vacanti, è meglio che trovino un altro modo per portarsi i clienti a casa. «Non credo che le persone perderanno il loro rapporto con Groupon e LivingSocial», dichiara in un’intervista a Business Insider. Piuttosto, potrebbero dedicarci un po’ meno attenzione rispetto a prima, forse la metà.

Il giornalista Erik Sherman fa un’osservazione interessante: nonostante i 60 milioni di utenti registrati a Groupon possano sembrare irrisori rispetto alle persone connesse su Facebook, sono più ricettivi, perché hanno deciso di entrare a far parte del servizio di acquisto online. La percentuale degli utenti del social network registrati al servizio di offerte dovrebbe essere molto più alta per poter competere con Groupon, se consideriamo che il 70% degli iscritti a Facebook si trova fuori gli Stati Uniti. Senz’altro una bella scommessa per Zuckerberg. Come fa notare Ron Miller su Internet Evolution, Groupon e LivingSocial hanno qualcosa a loro favore: realizzano questi servizi dall’inizio alla fine con l’unico obiettivo di trasmettere giornalmente delle offerte. E sanno come costruire e commercializzarle.

Nuovi mercati

D’altra parte, sostiene l’analista Greg Sterling, c’è abbastanza spazio sul mercato per ospitare (e far sopravvivere) tutti i giocatori. «È del tutto possibile che i consumatori non avranno tanta devozione (fedeltà) per un servizio in particolare», conclude Miller. «Alcuni probabilmente potrebbero realizzare un sito di aggregazione delle offerte, e tutti saranno vincitori». «È un po’ triste che giovani imprese come Facebook e Google stiano contemporaneamente dominando innovazioni autentiche e utilizzando le loro squadre qualificate per creare prodotti già esistenti anziché trovare e costruire nuovi mercati», commenta l’imprenditore Paul Wallbank, attento osservatore dei cambiamenti delle società all’interno di un sistema economico connesso. «Speriamo che il tempo occupato a realizzare i loro servizi di acquisti di gruppo non li distrarrà dall’anima dei loro affari» .

Vuoi rimanere aggiornato?
Iscriviti alla nostra newletter

Novità, promozioni e approfondimenti per imparare sempre qualcosa di nuovo

Gli argomenti che mi interessano:
Iscrivendomi dichiaro di aver preso visione dell’Informativa fornita ai sensi dell'art. 13 e 14 del Regolamento Europeo EU 679/2016.