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Ex amministratore di sito pagato a vita dall’azienda

21 Maggio 2001

Ex amministratore di sito pagato a vita dall’azienda

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Non tutti gli impiegati nelle aziende della new economy sono uguali. Mentre la stragrande maggioranza viene licenziata e se ne ritorna al paesello, in una azienda l’ex amministratore delegato viene pagato a vita.

E che vitalizio! George Shaheen, l’ex capo di un sito Internet che versa in cattive acque, Webvan, riceverà 375 mila dollari all’anno (il conto in lire fatelo voi), fino alla fine dei suoi giorni.

Lo ha reso noto un portavoce dell’azienda, spiegando che al termine del contratto, il sito si è impegnato a versare il 50 % del suo stipendio base più le gratifiche, se fosse andato via dopo il 30 giugno 2000.

L’ex amministratore, 56 anni, era stato assunto nell’ottobre 1999, e aveva dato le dimissioni un anno e mezzo più tardi, nell’aprile 2001.
Il suo stipendio annuale arrivava a 500 mila dollari e i suoi premi a 250 mila dollari, secondo quanto riportato sui documenti consegnati dall’azienda alle autorità borsistiche americane.

Ma, siccome la generosità non ha limiti, l’azienda si impegnava a versare i soldi alla vedova in caso di morte dell’ex amministratore. “Abbiamo un impegno – ha spiegato il portavoce dell’azienda – e lo onoreremo”.

La spiegazione di tanta magnanimità la dà lo stesso portavoce, raccontando che quando Shaheen era stato convinto ad andare con loro, guadagnava 4 milioni di dollari all’anno.
Shaheen, infatti, prima di gettarsi nell’avventura della direzione del sito, era alla presidenza del famoso e prestigioso gruppo di consulenza Andersen Consulting (oggi Accenture).

Gli investitori, infatti, avevano cercato per il sito (che vende e consegna a domicilio prodotti di drogheria, vini, Cd ed elettronica di consumo) un grosso nome per la direzione e per l’introduzione in borsa.

Ma, come è successo per molti siti di e-commerce, Webvan non è riuscito a portare la prova della propria solvenza. Nel 2000, ha avuto perdite nette per 453 milioni di dollari su un fatturato di 178 milioni di dollari.

Una situazione che ha visto l’azione passare dai 34 dollari del novembre 1999 (data dell’introduzione in borsa), agli 0,15 dollari di questo periodo.

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