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Editoriale – Il processo Microsoft durerà ancora a lungo

23 Novembre 1998

Editoriale – Il processo Microsoft durerà ancora a lungo

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Il processo antitrust contro la Microsoft potrebbe durare molto più del previsto. E intanto anche "Slate", il magazine online di Bill Gates, volta le spalle al suo padrone.

Perché questo slittamento dei tempi? I motivi sono in parte tecnici e in parte “politici”. La causa dell’antitrust americano contro l’azienda di Bill Gates subisce ripercussioni di varia natura e singoli avvenimenti, esterni al dibattimento in corso a Washington, possono influenzarne lo svolgimento. La recente sentenza del giudice federale Ronald Whyte – che ha accolto i reclami di Sun
Microsystems e ha dato alla Microsoft 90 giorni di tempo per modificare Windows 98 (vedi l’articolo di Paolo Attivissimo) – non potrà non avere riflessi nella causa che vede di fronte l’antitrust (insieme a una ventina di stati americani), e l’azienda di Redmond.
Per vedere come andrà a finire quella che molti definiscono “la causa del secolo” dovremo, quindi, aspettare ancora molto. Attualmente il processo è entrato nella sua sesta settimana. Difficilmente verrà rispettata la tabella di marcia che il giudice si era prefissato: chiudere il processo in un mese circa. Le feste di fine anno, inoltre, ne rallenteranno ulteriormente lo svolgimento. Questa settimana sono previste solo due sedute, con la sospensione del dibattimento mercoledì e giovedì per la celebrazione del Thanksgiving.
Non sono previste udienze per venerdì. Anche le settimane di Natale e Capodanno saranno senza udienze. Tra le feste natalizie e la lentezza con la quale la Microsoft sta rispondendo alle richieste della corte, il processo è ormai rinviato all’anno prossimo. David Boies, principale avvocato del governo, prevede la fine del processo per un generico “inizio del 1999”, ma secondo alcuni osservatori, potrebbe trascinarsi fino al mese di marzo.

A tutto ciò va aggiunto un certo lassismo dimostrato dal giudice Thomas Penfield Jackson, che a più riprese ha sospeso il processo effettuando pause sempre più lunghe.

Se è difficile fare previsioni sui tempi di svolgimento di un processo che tende a slittare continuamente, ancora più complicato è prevedere la sentenza che la corte emetterà. Una cosa è certa: per la prima volta Microsoft sembra in seria difficoltà e la sentenza del giudice Ronald Whyte nel processo contro la Sun ha certamente fatto pendere il piatto della bilancia in una direzione poco gradita all’azienda di Bill Gates.
Che la Microsoft sia in difficoltà lo dimostra l’atteggiamento della rivista online “Slate”, di proprietà dell’azienda. Le corrispondenze da Washington sull’andamento del processo sono state affidate in un primo tempo a Michael Lewis, che il 19 ottobre ha scritto che Bill Gates, nella sua deposizione in videotape, sembrava “uno che aveva appena inghiottito un’ostrica avariata”, aggiungendo che le azioni della Microsoft potrebbero essere definite, “anche se non strettamente, comunque illegali”.
Lewis, inoltre, ha descritto John Warden, uno degli avvocati di Microsoft, come “una grande palla di carne rosa”, mentre di un altro legale dell’azienda ha detto: “se alla gente presente in aula fosse stato chiesto di votare chi somigliava di più a un vampiro, lui avrebbe certamente vinto”.
Apprezzamenti piuttosto pesanti che non hanno certo giovato all’immagine della Microsoft e dello stesso Bill Gates. Secondo la rivista “Salon”, poteri forti all’interno di Microsoft hanno immediatamente chiesto l’allontanamento di Lewis. Il giornalista, che collabora anche con il “New York Times Magazine”, è infatti tornato a lavorare ad un suo libro sulla Silicon Valley e il 10 novembre è stato sostituito da Herbert Stein, al quale è subentrata Jodie T. Allen, direttrice della sede di Washington di “Slate”: una di famiglia. La Allen ha subito messo le carte in tavola annunciando la sua fedeltà alla Microsoft, alla sua azienda: “Non pretendo – ha scritto – di essere un’obiettiva osservatrice del processo Microsoft. Voi non mi credereste se lo dicessi”. Viva la sincerità.

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