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Economist: pollice verso per l’e-commerce italiano

22 Giugno 2000

Economist: pollice verso per l’e-commerce italiano

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La pagella dell’Economist sulla preparazione all’e-business di sessanta paesi lascia l’Italia al diciannovesimo posto, terz’ultima tra i concorrenti Europei.

Il punteggio è determinato da due parametri in particolare: le condizioni ambientali e le infrastrutture tecnologiche. Due fattori su cui l’Italia non si comporta esattamente da campione. Per condizioni ambientali si intendono il clima politico, il regime fiscale, le agevolazioni alle nuove imprese, ecc.

I ricercatori del settimanale Economist sono stati comunque severi con tutti: nessuno ha ottenuto il massimo dei voti e solo il 48% dei paesi ha raggiunto la sufficienza. L’Italia supera in Europa solo Spagna e Portogallo e in testa alla classifica si posizionano ovviamente i paesi della Scandinavia, campioni europei in termini di connettività.

Vincitori della “gara” ovviamente gli Stati Uniti (8,8 punti) dove sia le condizioni ambientali sia le infrastrutture di rete sono sicuramente elementi di supporto decisivo allo sviluppo del business on line. Stupisce la posizione del Giappone che ha ottenuto solo una ventunesima posizione, in coda all’Italia.

Dopo Svezia, Finlandia e Norvegia, troviamo l’Olanda che batte la Gran Bretagna e il Canada. La Svizzera ottiene un decimo posto e seguono l’Irlanda, la Danimarca, la Germania, la Francia, il Belgio e l’Austria per poi giungere, come dicevamo, all’Italia.

Le graduatorie di questo tipo, quando elaborate da fonti autorevoli, non sono solo operazioni giornalistiche, ma, al contrario, forniscono indicazioni molto preziose per gli imprenditori che debbono scegliere nuove sedi per il loro business e individuare nuovi mercati su cui investire.

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