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Ecco Memesphere, l’indice delle discussioni in Rete

03 Luglio 2008

Ecco Memesphere, l’indice delle discussioni in Rete

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Ogni giorno terrà traccia dei temi, delle parole chiave, degli articoli, delle immagini e dei video più citati sui blog italiani. Obiettivo: capire meglio la blogosfera. Ma niente classifiche. Nel giorno del debutto ci parla del progetto uno dei suoi creatori, Vittorio Di Tomaso

Oggi nasce Memesphere, dopo una breve anticipazione durata qualche settimana. Vittorio Di Tomaso è, insieme a Sasha Monotti e Andrea Toso, il padre di questo progetto. A lui abbiamo chiesto qualche particolare in più sul nuovo strumento ora a disposizione della Rete italiana.


Benvenuto Memesphere: Yet Another Blog Ranking Tool? Un’altra classifica dei blog?

L’obiettivo di Memesphere è rappresentare e raccontare la blogosfera italiana. Abbiamo l’impressione infatti che sia un fenomeno interessante e in evoluzione, i cui contorni non sono ancora molto definiti. Per questo motivo l’attenzione in questo momento, per come la vediamo noi, dovrebbe essere focalizzata sul raccontare quello che succede. Una volta compreso meglio il fenomeno, dovrebbe essere più chiaro identificare gli assi su cui effettuare delle misurazioni ed eventualmente sviluppare metriche e sistemi di ranking. Quindi no, Memesphere non è un tool di ranking, è uno strumento per tracciare le conversazioni e gli argomenti di cui si parla in Rete.

Che cosa fa Memesphere di più o di diverso rispetto agli altri sistemi italiani e internazionali per l’analisi delle conversazioni in Rete?

Crediamo che in questo momento in Italia non ci siano strumenti che si pongono lo stesso obiettivo di Memesphere. Ci sono (ci saranno, stanno tornando) strumenti che hanno come obiettivo primario il ranking, ma non ci sono strumenti di memetracking puro. Da questa impostazione segue che tutto il nostro lavoro è orientato a produrre una migliore analisi degli argomenti di discussione, piuttosto che a produrre una metrica migliore. Il risultato è che – e lo si vede già nella beta – uno strumento molto diffuso come la concept cloud del giorno, assume significati maggiori di quelle che si vedono in giro.

Avete preso spunto da un modello esistente oppure considerate l’approccio di questo nuovo servizio del tutto originale?

Techmeme è uno strumento che ci piace molto: con un’interfaccia semplice consente di catturare rapidamente gli argomenti di cui si parla, chi ne parla e dove. Certo, Techmeme lavora su una blogosfera diversa, quella americana (o comunque di lingua inglese). Le differenze rispetto a quella italiana sono sicuramente quantitative, ma forse anche qualitative (o quanto meno strutturali). Sembra esista, almeno a giudicare da quello che appare su Techmeme, una propensione maggiore da parte dei blogger (professionali o no) a citarsi e partecipare in questo modo alla conversazione. Oltre a questo, la differenza che salta agli occhi (almeno su Techmeme) è la varietà delle fonti mainstream (o quasi mainstream) che funzionano da stimolo e punto di partenza delle conversazioni. In Italia sembra che le sole fonti mainstream che hanno un qualche seguito siano Repubblica e il Corriere della Sera. Non so se questo rientri nella solita storia per cui gli italiani non leggono i giornali (e quindi nemmeno i blogger leggono gli RSS dei quotidiani); sicuramente gli editori mainstream sono spesso un po’ avari nelle pubblicazioni Rss (se l’Rss contiene soltanto il titolo, tendo a non metterlo nel mio reader…).

Che cosa farà Memesphere e soprattutto come lo farà?

Per fare Memesphere ci vuole un’accurata scelta delle fonti da analizzare, una tecnologia di scaricamento e indicizzazione dei feed e degli algoritmi di estrazione di informazioni utili contenute nei post e negli articoli. Queste informazioni sono basate su elementi strutturali, come ad esempio i back (e forward) link, che ci permettono di identificare i post più citati (le conversazioni più calde del momento), sia sull’analisi del contenuto, per esempio per riconoscere i concetti ricorrenti (la cosiddetta concept cloud). Una particolarità di Memesphere è che è un progetto di aziende che si occupano da alcuni anni di natural language processing (di analisi semantica come si usa dire oggi). Il nostro core business è l’analisi dell’informazione non strutturata nell’ambito di applicazioni enterprise (dal knowledge management alla competive intelligence). Ci occupiamo dunque di analisi di testi in linguaggio naturale, con l’obiettivo di estrarre informazioni significative, classificare i documenti, identificare trend. Questa esperienza e le tecnologie che abbiamo sviluppato negli anni sono alla base dei motori di analisi di Memesphere. La concept cloud che si è vista durante la beta è estratta da uno dei nostri algoritmi, ma vorremmo che fosse soltanto l’inizio. Lo scopo finale è catturare l’elemento soggettivo, l’umore, il sentimento che emerge dalla blogosfera, per quanto viene espresso linguisticamente. Oltre che di che cosa parla, vorremmo dire come ne parla, vogliamo scoprire l’umore della Rete. Inoltre aggiungeremo presto delle sezioni verticali su ambiti più specifici come la politica, l’entertainment, la tecnologia. Questo è il lavoro dei prossimi mesi.

Parlate di una fase geek di strumenti per l’analisi dei contenuti della Rete che sta lasciando spazio a una nuova fase più matura. Puoi contestualizzare meglio l’affermazione?

I tempi sono maturi per portare i social media tra la gente “normale”, visto che le conversazioni sono sempre meno geek e più “normali” e legate alla vita di tutti i giorni. La Rete sta maturando e con essa la consapevolezza che le conversazioni dal basso sono quelle più ricche, quelle geek sono minoritarie e spesso poco interessanti. Una Rete più matura è di fatto una Rete di conversazioni dal basso “non geek”.

A questo proposito, non sono in contraddizione l’identificazione dei video più visti, degli articoli più linkati, della definizione del momento con questa fase più matura e meno legata agli hype del momento?

La qualità di un memetracker dipende molto dalla qualità delle fonti. Da un lato noi cerchiamo di avere un indice non necessariamente enorme, ma rappresentativo, dalle fonti mainstream ai blogger di fama alla ampia coda dei blogger meno famosi. Al momento stiamo includendo molti microblogger (Tumblr e simili), ma è un esperimento e non è detto che sia mantenuto. Comunque sì, un po’ siamo legati alla contemporaneità, al momento, ma non credo ci sia nulla di male. Altrimenti non faremmo un memetracker giornaliero, ma uno strumento di analisi di intervalli temporali più lunghi (cosa che, a pensarci, un giorno potremmo anche voler fare). In ogni caso è attraverso gli hype del momento che si crea attenzione e quindi dialogo, così come succede al bar o nelle piazze dei paesi. Il tema del giorno è l’argomento di cui si parla.

Tutto bello, ma dove ci guadagnate? Come siete organizzati da un punto di vista societario? Avete già dei finanziamenti? Quali sono i vostri obiettivi “commerciali” di breve e di medio periodo?

La risposta che ti avrei dato qualche giorno fa è questa: l’obiettivo di Memesphere non è renderci ricchi (anche se non lo siamo ancora, ahimé). Oggi, dopo la notizia della probabile acquisizione di Powerset da parte di Microsoft per 100 milioni di dollari, mi viene da pensare… Vedremo cosa succederà. Al momento, comunque, non esiste un modello di business, non è nemmemo previsto che ci sia. Formalmente Memesphere è un progetto di Celi, Me-Source e BlogMeter, le cui attività sono coordinate da me (Celi/Blogmeter), Sacha Monotti (Me-Source/Blogmeter) e da Andrea Toso (ricercatore universitario, noto in Rete come Axell). Per il momento ci interessa sperimentare, far conoscere questi servizi, e l’analisi del buzz online al grande pubblico.

L'autore

  • Sergio Maistrello
    Sergio Maistrello, giornalista professionista, segue da oltre 20 anni l'evoluzione di Internet e le sue implicazioni sull'informazione e sulla società. È docente a contratto di Giornalismo e nuovi media all’Università di Trieste e insegna New media al Master in Comunicazione della Scienza della Sissa.

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