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eBay e Facebook, prove di social commerce

28 Ottobre 2011

eBay e Facebook, prove di social commerce

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Tecnologia e social network si alleano per rendere sociale gli acquisti. Anche se forse non sarà un bene far sapere a tutti che tipo di biancheria intima acquistiamo

Quella del social commerce è la classica frontiera ad alto potenziale. Di quelle che però non sappiamo se si realizzerà o resterà un modello teorico immaginato dagli esperti e ignorato dai clienti. È parecchio tempo che lo seguo e ne parlo, cercando di capire quale possa davvero essere il futuro di questo nuovo modello di business. Che ci sia interesse è chiaro, un interesse che adesso ha contagiato anche due pesi massimi della rete come e Bay e Facebook, che hanno addirittura forgiato un alleanza per sviluppare applicazioni di ecommerce con funzionalità social.

X.Commerce

Non c’è dubbio che eBay sia forte sul fronte commerciale, senza riuscire (in fondo non ci ha nemmeno provato) a costruire attorno a sé un’aggregazione social. E nemmeno ci sono dubbi sul fatto che gli 800 milioni di Facebook siano una rete sociale ad alto potenziale di fatturato. Che non è stato però ancora colto, dato che non mi sembra che i suoi tentativi di social shopping (acquisti online da dentro Facebook o da mobile) siano riusciti a spaccare il mercato. Al centro di questa alleanza, l’Open Graph di Facebook, la mappa delle connessioni tra utenti e contenuti – da integrare in applicazioni eBay powered – ma aperte anche a terze parti, ad altri sviluppatori, con l’idea di creare un ecosistema dove la componente di scambio, raccomandazione, collaborazione diventi un driver trainante delle vendite.

Si tratta di un fattore che entra sul piatto del marketing e della comunicazione, un fattore che, almeno in teoria, potrebbe sfuggire dal controllo delle aziende (ancora un altro pezzo che sfugge dalle mani del management?), anche se né eBay né Facebook mi sembrano poi tanto pronti a farsi sfuggire di mano opportunità di revenue derivanti dalla vendita di servizi a clienti, in questo caso marche, retailer, operatori, ridando loro un po’ di controllo passando per un diverso intermediario. Così come l’influenza di Google sui movimenti di mercato ha dato origine a una serie di approcci che definisco di Google marketing, c’è da domandarsi se non dovremo forse iniziare a un certo punto ad attrezzarci per un social shopping marketing, iniziando a guardare ben benino dentro a questo X.Commerce, la nuova avventura di eBay dedicata agli sviluppatori di applicazioni ecommerce.

Opinioni

Il manifesto di X.Commerce è ambizioso e visionario. Parte da un insight semplice: i consumatori vogliono più scelta su come e dove comprare, anche in termini di piattaforme, di device, di canali. Anche se, guardando a quest’Italia timorosa anche solo delle carte di credito, c’è da chiedersi quanto tempo ci vorrà perché anche noi si sbarchi su forme di acquisto più evolute. Poi a X.com ci aggiungiamo le orde innumerevoli di facebookari e tutto l’affare si fa interessante. Ad esempio integrando nella descrizione del prodotto tutto il corpus delle opinioni delle persone. In un mondo dove ormai molti consumatori sono logorati dal cattivo marketting e dalla cattiva pubblicità, dove la credibilità di aziende e marche è spesso superata da una credibilità “degli altri” percepita come più autorevole. Dove il parere delle semplici persone (ma anche dei famosi influencer) può spostare volumi più di certe onerose attività di promozione.

Raccomandazioni, opinioni, discussioni. Si può pensare a un mondo dove gli amici virtualmente ti osservano da sopra la spalla mentre compri e intervengono per consigliarti e guidarti. Ma anche esercitando una sorta di pressione sociale che potrebbe limitare la nostra libertà di scelta in un campo di attività tipicamente libera e solitaria come andarsene su un sito nell’intimità della propria cameretta e comprarci quel che accidenti più ci piace. Una libertà cui potremmo dover rinunciare se tutti i nostri acquisti su una di questa applicazioni in corso di sviluppo saranno poi automaticamente pubblicati sulla nostra pagina Facebook, esponendoci al rischio di veder posti alla berlina i nostri gusti in termini di libri, dischi o bianchieria leopardata.

Rassicurante

E poi, ciliegina sulla torta, ci aggiungiamo pure Paypal, che tiene all’interno dell’alleanza un altro pezzo di revenue, gestendo anche in proprio i pagamenti, e che può esercitare una funzione rassicurante, almeno in paesi e su fasce di persone un po’ “evolute”. Dunque, così come oggi si assiste al fenomeno degli autobus che portano vagonate di amici e conoscenti in pellegrinaggio a far shopping in grandi stockisti e retailer, domani assisteremo a torme virtuali che tuttingruppo andranno sui siti Facebook+eBay powered per spendere allegramente soldi tutti insieme? (Sempre supponendo che di soldi ce ne restino, per fare shopping.)

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