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E se Internet riuscisse a risolvere alcuni dei problemi che affliggono oggi la giustizia?

25 Marzo 1999

E se Internet riuscisse a risolvere alcuni dei problemi che affliggono oggi la giustizia?

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Anche nei casi in cui l'informatizzazione degli uffici giudiziari è realtà, spesso l'uso che si fa dei computer è limitato alla catalogazione di atti e pratiche processuali.

La questione, dibattuta in numerosi Paesi occidentali, in particolare in Inghilterra e negli Stati Uniti, registra un grave ritardo in Italia. Anzi, la situazione è da considerarsi davvero allarmante se si tiene presente che solo da pochissimi anni nel nostro Paese si sta procedendo all’installazione di personal computer nelle Procure.

Ma anche nei casi in cui l’informatizzazione degli uffici giudiziari è realtà, spesso l’uso che dei computer si fa è limitato alla catalogazione di atti e pratiche processuali. Per comprendere a che punto sia il dibattito sull’applicazione di Internet alla giustizia in altri Paesi, si può dare uno sguardo in rete (http://www.open.gov.uk/lcd/consult/itstrat/civindex.htm)

La pagina, la cui traduzione in lingua italiana dei passi più significativi è disponibile sulla rivista Diritto & Diritti, contiene il progetto presentato dal Ministro della Giustizia inglese Geoff Hoon e denominato “civil justice: Resolving and Avoidong disputes in the information Age”.

Il Ministro spiega come l’Information Technnology possa essere utilizzata per migliorare l’efficienza della macchina giudiziaria, ad esempio creando una rete Intranet che permetta ai vari dipartimenti governativi centrali di comunicare con i singoli dipartimenti locali o con i privati, in modo da agevolare lo scambio di informazioni. O ancora, si può far ricorso nei tribunali a sistemi di IT negli appelli contro le decisioni emesse da altri dipartimenti, per le quali attualmente sono necessarie faticose procedure di casework.

Oltre a questi esempi, l’obiettivo principale del ministro è rendere migliore, semplificandolo, il rapporto tra la giustizia e i cittadini. Lo stesso ministro sostiene, però, che i tempi per una tale evoluzione (o sarebbe meglio dire rivoluzione) si realizzi non sono da brevissimi. Se queste affermazioni vengono rapportate alla situazione italiana non c’è affatto da stare allegri.

Se il sostituto procuratore di Venezia, Carlo Nordio e l’avvocato Carlo Taormina, hanno di recente confessato di avere personalmente un rapporto difficile con il proprio PC, un altro magistrato come Filippo Salamone ha evidenziato, in una recente intervista alla rivista “Internet News”, di aver riscontrato un certo ritardo nell’opera di informatizzazione degli uffici giudiziari “tant’è – ha sottolineato il sostituto procuratore di Brescia – che sino a qualche anno fa ero costretto ad utilizzare il mio portatile”.

Francesco Brugaletta, magistrato del TAR di Catania ha le idee chiare: “La crisi della giustizia in Italia – ha scritto in un articolo dal titolo eloquente “Nel cyberspazio la giustizia è più efficiente”- pone una serie di interrogativi immediati. Se ne possono tentare tanti, ma uno è sicuramente indispensabile: l’uso convinto, massiccio, diffuso e immediato di Internet e delle nuove tecnologie digitali”.

Il magistrato siciliano spiega nell’articolo come si possa utilizzare Internet per indirizzare all’esterno le notizie che sono dirette alla collettività e agli operatori del settore, realizzando un sito Web per ogni tribunale (progetto realizzato ad esempio a Napoli, Cassino e Foggia), o per contenere anche la giurisprudenza, come fa l’Università di Catania (http://ns.lex.unict.it/tar-ct/taronline.htm).

“Nella rete italiana – spiega ancora Brugaletta – è inoltre in corso, ad opera del circolo dei giuristi telematici (http://www.giuristi.thebrain.net/circolo/giudice.htm), la simulazione di un processo interamente telematizzato”. Insomma, verrebbe da dire che, pur se lentamente, qualcosa si sta muovendo in questo campo in Italia, anche se il gap nei confronti di altre realtà rimane ampio e difficile da colmare in tempi brevi.

“Oggi, nell’ambito della giustizia – sottolinea Francesco Brugaletta – occorre accettare la sfida di un mondo che cambia ed esprime una New Age in grado di elaborare leadership, professionalità e impegno per sviluppare e potenziare le applicazioni informatiche e telematiche in modo deciso, omogeneo, integrato ed al passo con i tempi”. Difficile, francamente, dargli torto.

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