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È l’ora del Guerrilla Marketing

09 Luglio 1999

È l’ora del Guerrilla Marketing

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La strada del marketing e della promozione aziendale, grazie a Internet, viene aperta anche a quelle strutture che, causa i costi astronomici, storicamente ne erano escluse. E allora le tecniche cambiano.

Certamente una sede di tutto rispetto quella scelta dalla Intel che, in collaborazione (e divisione delle spese) con la Adobe, ha dato il via, qui dall’Hilton di San Francisco, ad un tour degli stati Uniti per presentare gli ultimi nati delle rispettive case: il Pentium III per la Intel – tutto Web-oriented – e la linea di prodotti grafici “semplificati” della Adobe, per una pubblicità più economica e competitiva. In un salone dai soffitti bassi in vago stile barocco, sono stati riuniti quei personaggi della Bay Area che, come me, lottano nel campo della pubblicità per introdurre in maniera aggressiva e produttiva sé ed i propri clienti nei posti di cyber-power. Per quelli di voi che non sono ancora completamente coinvolti nell’utilizzo del mezzo, un’avvertenza: la rete mondiale si sta allargando a macchia d’olio, chi vuole entrare a farne parte in posizioni privilegiate lo faccia subito, tra non molto rimarranno solo più posti in piedi.

MARKETING

Senza dubbio lo scenario della pubblicità ha avuto dei cambiamenti notevoli a seguito dell’introduzione del mezzo “Web”. Il cambiamento viene operato in due direzioni diametralmente opposte: una audience di potenziali clienti sempre più grande e facilmente raggiungibile, e la necessità di arrivare a dialogare più intensamente con una quantità minima di persone, ma quelle che interessano, per non lasciare che il proprio messaggio anneghi nel mare cibernetico.

Meglio pochi ma buoni. La tendenza del marketing USA di effettuare bombardamenti a tappeto (nel caso della pubblicità) fa dietrofront verso una ricerca più personalizzata del proprio mercato.
E poi c’è anche il fatto (democratizzazione?) che la strada (grazie al www. – pronuncia: dabliu, dabliu, dabliu dot) del marketing e della promozione aziendale viene aperta anche a quelle strutture che, causa i costi astronomici, storicamente ne venivano escluse. Ed allora le tecniche cambiano.

Dalle cyber megalopoli al villaggio “www”, nuovo modi di comunicare, un rapporto diretto con l’utenza, la necessità di rassicurarla, di premiare la sua fedeltà, e soprattutto di raggiungerla con mezzi di poco costo, mirati, ed alla portata anche della piccola struttura.

Ecco emergere una realtà dove le parole “cooperazione” (e non competizione) “crescita geometrica dell’impatto del marketing” (sinergia), il “profitto come misura dei risultati del marketing” (non più il fatturato), “costruire la fiducia del consumatore”, “stimolare la curiosità del consumatore” (effetto simpatia?) vengono presi in forte considerazione. Già alla TV si assiste con sempre maggiore frequenza a questi messaggi pubblicitari di 30″ dove appare più di una azienda.

Ma ricordo che già nei filmetti italiani degli anni ’60, quando la Koscina di turno si sdraiava sulla spiaggia di Senigallia o di Gatteo Mare, prima che spuntasse il bellone di turno, l’altoparlante in spiaggia tuonava: “Il formaggino MIO della Locatelli (o era Invernizzi?) è il formaggino preferito dai bimbi di tutte le età…”.

Un ritorno al passato in piena Silicon Valley?

Mentre impera lo SPAM (invio di migliaia, milioni di messaggi e-mail a casaccio, per riempire le caselle postali di tanta gente e intasare i server dei provider) si riparla di andare a toccare col messaggio pubblicitario il singolo individuo, il piccolo gruppo, coccolare il cliente acquisito, farlo ritornare e ritornare. Offrire un buon servizio.

L’apertura ad una concorrenza più vasta (su scala mondiale) operato dalla creazione di una rete mondiale di scambi, grazie all’uso dell’Internet, si è dimostrata un ottimo calmiere dei prezzi, dei servizi, del comportamento del produttore verso il consumatore. E sì che qui negli USA il consumatore, il cliente, è veramente chi comanda.

Ed ecco allora che al Seminario Adobe/Intel si parla di “armi” di marketing, dove viene unita l’efficacia di una con la potenza dell’altra, per ottenere un effetto massimo. Sinergia veniva chiamata alcuni anni fa. Ma l’indicazione è importante. L’apertura di una rete mondiale di commercio e promozione del proprio prodotto, mette (quasi) sullo stesso piano la grande e la piccola struttura, o perlomeno offre a quella piccola quelle possibilità che nel mondo pubblicitario pre-Web manco si sognava.

E questo fa sì che si avvicinino alla produzione di immagini/messaggi/Web tutta una serie di “artisti” in erba che sono: professionisti con tecniche ballonzolanti di produzione pubblicitarie; amici e cognati di dirigenti d’azienda; gli stessi imprenditori e relative mogli figli/e, che a tempo perso possono gestirsi una pubblicità più che onorevole. È democratizzazione sul serio. In fondo siamo arrivati al punto che un computer ad altissimo livello costa quattro soldi, il software è molto evoluto; quindi, perché no?

L’Intel fa da “pappagallo del pirata” in questo caso. Sponsorizza, non appare, anche se non pochi sono i riferimenti a “ma guarda come è veloce questo computer con il nuovo Pentium III”, fin troppo ovvi. Peccato però che, evidentemente, i signori del nuovo chip non prendano in considerazione: ma cosa ce ne facciamo di un chip superpotente se i programmi sono così semplificati che richiedono e richiederanno sempre meno potenza?

È reale che le nuove macroistruzioni inserite nel nuovo chip dovrebbero rendere la vita più veloce, ma finché i collegamenti Internet saranno mediocri come sono ora, keccenefacciamo di un Pentium III? Farà la fine del tanto declamato MMX che doveva cambiare il mondo, e invece non era altro che un Pentium?

Amara conclusione del pubblicitario: “È vero che con queste nuove tecniche/alternative/mezzi per fare pubblicità, tutti potranno accedere al grande mondo della comunicazione/promozione, ma mi sembra un poco il karaoke della pubblicità, tutti a cantare con le proprie vociacce stonate. E inevitabilmente sarà sempre più difficile mostrare la differenza tra un lavoro fatto bene e quello fatto dalla segretaria, se il cliente non ha la competenza per giudicare”. Mah!

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