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È in arrivo la mucca Wi-Fi

14 Ottobre 2004

È in arrivo la mucca Wi-Fi

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Un interessante esperimento crea un network di mucche per poterle controllare remotamente. A quando il controllo dei bimbi con sindrome da "Grande Fuga"?

Avete ragione, c’è un’imprecisione nel titolo.
Non si dice mucca, gli addetti ai lavori le chiamano vacche (e alle mucche non gliene frega niente).

E le mucche non hanno nemmeno le corna: da lungo tempo queste vengono eliminate in tenerissima età per evitare che si feriscano nell’allevamento o che danneggino l’allevatore stesso. E questa faccenda delle corna alle mucche piace un po’ meno.

Adesso le mettono in rete. E questo alle mucche darà un grandissimo fastidio.

La notizia (ampiamente ripresa da siti e blog) deriva dalla pubblicazione di un paper firmato, tra gli altri, da Zach Butler, assistent professor al Rochester Institute of Technology.

Il Paper, intitolato “Networked Cows: Virtual fences for Controlling Cows” inizia così: “Il nostro scopo è sviluppare approcci computazionali allo studio di agenti con mobilità naturale e interazioni sociali”.

Da noi le mucche in allevamento al massimo si muovono di pochi centimetri nei loro stalli; evidentemente negli USA le lasciano sgranchire un po’ di più. Avrei poi da dire sulle interazioni sociali delle mucche (di cui mi sono occupato professionalmente per alcuni anni) ma lasciamo perdere.

Il concetto di fondo della tecnologia, per chi non avesse voglia di leggersi le tre paginette del documento è questo: supponiamo di prendere un PDA (Zaurus), un GPS (eTrex), una scheda network Wi-Fi, un altoparlante. Mescoliamo il tutto, aggiungiamo una batteria e incorporiamo con cautela in un collare.

A parte prepariamo un server e un set di coordinate geografiche che delimitano il territorio oltre il quale la mucca non è autorizzata ad andare. Una recinzione invisibile, virtuale.

Aggiungiamo un adeguato software e un allevatore dotato di portatile, una base station Wi-Fi in mezzo al campo, il gioco è fatto.

Ogni volta che una mucca si avvicina al limite proibito, il PDA che legge continuamente la posizione bovina dal GPS scatena un impulso audio dall’altoparlante per far retrocedere la vacca in oggetto. Il New Scientist riporta che sono stati testati vari suoni che avrebbero dovuto spaventare l’animale – includendo il ruggito della tigre, l’abbaiare di un cane, il sibilo del serpente. Ma, a quanto pare, non sempre i suoni da soli sono stati sufficienti e si dovrà andare verso la combinazione suono più scossa elettrica per convincere l’animale.

Barriere virtuali per i cani già esistono (stavo per comprarne una quest’estate, in un negozio vicino a casa mia….dopo vi spiego) ma si basano su cavi sotterranei e quindi componenti fisiche, non visibili ma esistenti.

Il recinto virtuale (statico) è invece costituito solo da una serie di waypoint. E dato che per un branco sufficientemente grande è impossibile tenere ogni singolo animale continuamente collegato al server, anche per la scarsa portata delle schede, ecco che entra in gioco la scheda Wi-Fi, che mette in rete un animale con un altro, permettendo di costituire collegamenti multi hopping (ovvero multi balzelloni – reali e non virtuali se davvero al posto del suono ci mettete la scossa).

Quando è poi ora di tornare a casa, il server ridefinisce man mano la zona proibita (recinto virtuale dinamico) e senza cani né pastori riporta progressivamente a casa il bestiame.

Dice il professor Butler: “I risultati della nostra sperimentazione sono stati molto incoraggianti. Abbiamo anche condotto una serie di test sul campo – in cui l’hardware del collare ha funzionato bene. I risultati sia degli aspetti di networking che degli aspetti relativi al controllo dell’animale appaiono promettenti per il futuro di questa applicazione, ma molto lavoro resta da fare”.

Approfondisce il New Scientist: la versione “statica” del recinto virtuale è stata testata con successo da un gruppo di 10 mucche su un area di un km quadrato.
Ma il recinto virtuale dinamico (che riporterebbe a casa Lassie) è stato testato solo su un gruppo di studenti.
Wow.

Molti di noi hanno avuto a questo punto una illuminazione.

Certo, questa nuova tecnologia sta suscitando interessi nel mondo dell’allevamento estensivo, negli US così come in Australia. Ma potrebbe essere che, come spesso succede, una tecnologia nata per un’applicazione trovi poi il suo grande successo su un altro fronte.

Chi ha figli ha già capito cosa voglio dire.

Specialmente chi ha bambini vispi, con il DNA dell’esploratore e un’innata abilità a scappare al minimo pretesto, che nemmeno Steve McQueen nella Grande Fuga (o Ginger in Galline in Fuga).

Nessun genitore lo ammetterà mai in pubblico.
Ma la tentazione di piazzare al pargolo un bel radiocollare per riportarlo a casa quando evapora sulla spiaggia agostana – che neanche facendolo chiamare dalla signora con l’altoparlante dello stabilimento balneare…

Vediamo un po’. Uno Zaurus: 350 $. Un eTrex: diciamo 160 $. Proprio ieri ho comprato due altoparlanti… ma sì che con 5 euro me la cavo. 32 euro per un contenitore stagno Otterbox 3200, forse 80 dollari per la scheda, altri 50 dollari per il collare e le minuterie; ci aggiungo 600 Euro per una mucca frisona su cui provare l’apparato prima di affibbiarlo ai pargoli…

A spanne un totale sotto i 1.200 Euro: la tentazione, se uno vuol passare vacanze tranquille sotto l’ombrellone, è forte…

Per chi non ha figli e si scandalizza: Per prima cosa chiedete a chi ne ha, cosa ne penserebbe.

Per seconda, segnalo che questa primavera a Legoland (famoso parco di divertimenti Danese che consiglio di visitare) è stato testato con successo il sistema KidSpotter.
Si tratta di un braccialetto che, una volta allacciato al braccio del bambino, si interfaccia con il più grande Wi-Fi location network del mondo.

Se smarrite l’erede potete rapidamente fuggire sorridendo in direzione dell’Hotel ufficiale del parco, e approfittarne (230 Euro la doppia) o fare i bravi genitori e scoprire via SMS la posizione geografica del fuggitivo.

Tra braccialetto posizionatore e il collare che invece ve lo riporta indietro, il passo è veramente breve…

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