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E-book: le biblioteche americane li prestano, gli editori protestano

19 Febbraio 2002

E-book: le biblioteche americane li prestano, gli editori protestano

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I lettori di e-book hanno fatto il loro ingresso in un centinaio di biblioteche municipali americane creando qualche problema di gestione. Il loro prestito, ad esempio, si scontra con le restrizioni imposte dalle case editrici, preoccupate di proteggere i diritti d'autore

Con il prestito di libri elettronici ai loro lettori le biblioteche municipali dello stato di New York hanno chiaramente fatto felice molta gente: “Formidabile, posso leggere di notte a letto, mentre mio marito dorme!”, “È perfetto per portare diversi libri in viaggio”. “Molto pratico in macchina”. Sono frasi che ritornano spesso nei commenti raccolti da quasi due anni a questa parte. Dalla primavera del 2000, infatti, nove biblioteche nei dintorni di Rochester, hanno cominciato a far circolare degli e-book, i libri elettronici sui quali si possono leggere i testi digitali.

“I lettori apprezzano la lettura confortevole di questi libri elettronici, come pure la possibilità di scegliere la grandezza dei caratteri e di consultare il dizionario integrato”, spiega Susan Gibbons, bibliotecaria dell’Università di Rochester, incaricata della valutazione del progetto. Certo, il 40% dei lettori preferisce ancora i libri tradizionali, “più leggeri” e che non hanno “paura di rompere”, ma nell’insieme l’accoglienza è stata molto favorevole e molti dicono di voler acquistare il loro personale libro elettronico.

Lo stato di New York non è il solo a tentare l’esperimento: dall’Arizona al Wyoming, Chris Rippel, un bibliotecario del Kansas, ha recensito quasi un centinaio di biblioteche municipali che avevano deciso di prestare gratuitamente dei libri elettronici, sovente dei modelli Softbook o Rocket eBook (o Gemstar REB 1100 o 1200).

Ogni biblioteca acquista in media cinque o sei macchine. Ma, malgrado l’entusiasmo dei lettori, il fenomeno “resta per ora minoritario” constata Chris Rippel. Infatti, prima d’investire maggiormente, le biblioteche aspettano che la tecnologia si evolva e che un unico formato si imponga per tutte le tavolette di lettura. E, soprattutto, “negli Stati Uniti, i libri elettronici non sono per il momento adattati al metodo di funzionamento delle biblioteche”. Ostacolo principale: la protezione dei diritti d’autore. Preoccupate di evitare qualsiasi riproduzione o diffusione illegale delle loro opere digitali, le case editrici americane impongono severe condizioni d’uso, sia alle biblioteche sia agli altri consumatori.

Una volta acquistata, ogni opera deve essere caricata su una sola tavoletta di lettura e non può essere letta altrove. I frequentatori abituali delle biblioteche sono perciò delusi nel constatare che non possono prendere in prestito dei titoli per leggerli sul loro PDA o computer tascabile, e nemmeno sul loro e-book, se ne possiedono uno.

Tuttavia, sarebbe possibile far circolare più liberamente le opere digitali proteggendo contemporaneamente i diritti d’autore: basterebbe, per esempio, “prestare” a un solo utente per volta una scheda digitale che si autodistrugge dopo un certo tempo. Se le biblioteche non avessero più tavolette di lettura da fornire, potrebbero approfittare in pieno dei vantaggi potenziali del libro elettronico. “Idealmente – anticipa Susan Gibbons – gli utenti di una biblioteca potrebbero prendere in prestito un’opera senza uscire di casa, scaricando una scheda che scadrebbe due o tre settimane più tardi. Potremmo così avere nuovi utenti, quelli che oggi non hanno il tempo di andare in biblioteca o abitano troppo lontano”.

Se una biblioteca non dispone di una data opera potrebbe prenderla in prestito quasi istantaneamente presso un’altra biblioteca: gli utenti avrebbero quindi accesso indirettamente all’insieme delle collezioni elettroniche disponibili negli Stati Uniti.

Di fronte a queste possibilità, ancora lontane, le grandi case editrici americane restano diffidenti. La maggior parte rifiuta perfino di commentare la questione. Il vice presidente dell’Association of American Publishers (Associazione degli editori americani) riconosce tuttavia che bisognerà “trovare un sistema di protezione dei diritti digitali che sia efficace senza essere abusivo e determinare, sul piano giuridico, se il prestito di libri elettronici nelle biblioteche sia da considerare uso normale (fair use) di materiale protetto da copyright”.

Solo RosettaBooks, una piccola società newyorchese di edizioni digitali che si è fatta conoscere per le sue contese giudiziarie con Random House, dichiara apertamente di essere interessata alle biblioteche. “Ma – constata Leo Dwyer, direttore operativo di RosettaBooks – bisogna trovare un nuovo modello economico, adattato alla specificità del libro elettronico. Il vantaggio del libro digitale è che tutti i lettori di una biblioteca dovrebbero poterlo prendere in prestito nello stesso tempo, se lo desiderano”.

RosettaBook ha intenzione, per esempio, di mettere alla prova un modello di abbonamento: pagando un forfait annuale, in proporzione alle sue dimensioni, una biblioteca darebbe ai suoi lettori il diritto di accedere a una collezione di libri elettronici. Malgrado le loro divergenze, bibliotecari ed editori sono d’accordo su un punto: le biblioteche – municipali, ma anche universitarie e private – sono clienti importanti per le case editrici. Tra tutte, acquistano opere per più di due miliardi di dollari all’anno, secondo l’Associazione delle biblioteche americane. Dal momento che il libro elettronico tarda ad attrarre il grande pubblico, le biblioteche dotate di e-book potrebbero diventare preziose alleate di certi editori digitali e dei fabbricanti di hardware e software di lettura.

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