Si scriveva ieri delle circostanze nelle quali, volente o nolente, l’editore dovrà riconoscere l’esistenza delle tecnologie e degli apparecchi mobile come parte essenziale, irrinunciabile della propria attività e adeguarvisi.
Ivan Rachieli aveva già affrontato da par suo l’argomento su queste pagine, con abbondanza di testimonianze e anche una citazione formidabile, ancorché di potenziale imbarazzo per qualche operatore:
Gli editori si fanno spaventare dai dati e al loro posto preferiscono invece metriche di facciata.
L’articolo di Frédéric Filloux citato ieri contiene un elemento indicativo: l’esistenza di tecnologie come quelle sviluppate da Drawbridge per associare a una singola persona una pluralità di apparecchi usati sulla base di gigantesche triangolazioni statistiche spaziotemporali, concetto spiegato dalla fondatrice Kamakshi Sivaramakrishnan in questo video:
Drawbridge Technology di Drawbridge da Vimeo.
Vista come nuova mossa da parte dei pubblicitari per inseguire a ogni costo un pubblico sempre più profilato per trasmettere messaggi personalizzati all’estremo, suona angosciante.
Ma capovolgiamo il concetto e pensiamo a un ebook capace di aprirsi da solo alla pagina giusta qualsiasi sia l’apparecchio tenuto in mano. È una funzione presumibilmente gradita alla grande maggioranza dei lettori. Tant’è vero che alcuni distributori, certo via sincronizzazione e cloud al posto di triangolazioni statistiche spaziotemporali, lo fanno già.
L’editore tradizionale non avrebbe mai pensato di voler sapere con tutta questa precisione a che pagina è giunta la lettura di quale lettore. Nel mondo digitale e mobile che lo attende diventa – quella più generale dei dati relativi alla propria attività – questione non delegabile, e urgente.