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Diminuiscono gli utenti Internet in USA

11 Maggio 2001

Diminuiscono gli utenti Internet in USA

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Arrivano i primi dati sulla riduzione dell'utenza: ci sarà da preoccuparsi sul serio?

Chi l’avrebbe mai detto? Diminuiscono gli utenti Internet negli USA. Vabbe’ la crisi del dot.com, l’affondamento della new economy, il disinteresse galoppante verso il Web TV-style. Però adesso il ribasso d’utenza percepibile in vari ambiti riceve il placet delle prime statistiche negative. Se a ciò si aggiungono persistenti problemi e bilanci in rosso per un numero sempre crescente di società Internet, soprattutto per l’ambito dell’informazione e della cultura online, il quadro complessivo darebbe ragione a quanti ritengono ormai chiusa la partita: corporation e status quo dominano anche online. Che sia davvero persa ogni speranza?

Meno 0,29 per cento nel primo trimestre del 2001. Questo il dato negativo che per la prima volta in 20 anni segnala una diminuzione dell’utenza Internet. A fine marzo erano 68.5 milioni gli statunitensi online. Una serie di risultati, a seguito di un sondaggio condotto da Telecommunications Reports International, in contrasto con similari ricerche che finora riportavano crescite trimestrali intorno al 20 per cento. Di chi la colpa? Secondo gli autori dell’indagine, gran parte della recessione sarebbe dovuta al fallimento dei provider gratuiti, con un 19 per cento di utenti che hanno perso il proprio acconto quando nei mesi scorsi NetZero, Altavista, Bluelight e altri sono stati costretti a chiudere i battenti oppure a imporre tariffe mensili. Un settore, quello del free Internet, in cui il solo vincitore sembra essere proprio NetZero, a cui si sono poi rivolti gli utenti lasciati a secco dagli altri provider. Ma nel complesso, ribadiscono i curatori della ricerca, “il modello del free business è stato un fallimento” — sempre per quanto concerne gli Stati Uniti.

Altro probabile motivo del trend negativo quella che viene definita la debacle delle linee DSL (digital subscriber line), almeno rispetto alla prevista diffusione nel grande pubblico. Intervistando 50-60 provider con oltre 100.000 abbonati, il sondaggio ha infatti rilevato come la bancarotta di grossi fornitori di DSL gratuita quali NorthPoint Communications e Winfire e i netti tagli operati in altre società sembra aver prodotto seri danni all’intero settore. Dopo esser cresciuto dell’86 per cento nell’ultimo trimestre del 2000, da gennaio a marzo di quest’anno l’avanzata del DSL si è infatti ridotta a meno del due per cento, raggiungendo un totale di 2,4 milioni di utenti.

D’altra parte appare in salita il segmento dei modem via cavo, con un più 18 per cento nel primo trimestre 2001 e un totale superiore ai 5 milioni di abbonati. Ciò lascerebbe presupporre un futuro prossimo all’insegna della famigerata ‘banda larga’, anche se per il momento ciò resta appannaggio di pochi. Nel medesimo periodo si sarebbe inoltre avuta una crescita del 7 per cento dell’accesso totale a pagamento, raggiungendo un tetto di 50 milioni di utenti. Gli stessi esperti di Telecommunications Reports International concludono però sottolineando una certa saturazione raggiunta dal mercato: “Il free Internet è solo un fattore dell’intero scenario negativo. Complessivamente riteniamo che si sia di fronte ad una maturazione generale, ovvero quanti erano interessati ad andare online lo hanno già fatto da tempo.”

Fra gli altri dati significativi, AOL rimane in vetta alla classifica dei provider, seguito a distanza da Microsoft Network con cinque milioni di abbonati e più lontani, rispettivamente, EarthLink, NetZero e Juno. Nell’ambito del DSL è invece Verizon a primeggiare, con oltre 720.000 utenti, mentre per il via cavo i servizi più popolari a livello nazionale sono @home e Road Runner. La nuova categoria dell’accesso via satellite al momento non supera i 75.000 abbonati, e resta stabile la penetrazione dei servizi Internet tramite la televisione, con società tipo WebTV e UltimateTV che contano complessivamente 1,2 milioni di abbonati.

Fin qui l’indagine di Telecommunications Reports International, i cui risultati vanno doverosamente presi con le solite pinze. In ogni caso, sia si opti per l’ipotesi della saturazione o per quella della maturità del mercato, rimane il fatto che il ribasso era nell’aria. Al pari della frenata generale dell’economia statunitense, e del dot-com in particolare, la gente inizia a sfrondare il possibile. Di pari passo, prosegue la crisi delle testate d’informazione e cultura online. Va ad esempio ricordato come il noto Salon.com abbia riportato la perdita non indifferente di quasi 22 milioni di dollari per l’anno fiscale chiusosi il 31 marzo 2000, e oltre 13 milioni per i restanti nove mesi. Pur vantando un milione di visitatori unici al mese, ciò rimane una bazzecola rispetto ai 16 che seguono su AOL le news d’attualità. Per non parlare della recente scelta proposta ai propri lettori da Salon: sottoscrizioni a pagamento o inserzioni decisamente enormi. Anche Slate, emblema culturale della scuderia Microsoft, non supera i due milioni di hit mensili, ed appare sempre più come una sorta di shopping mall per i prodotti dell’azienda-madre e suoi consociati.

Sembra insomma che anche su Internet si assottigli a vista d’occhio lo spazio per il famoso slogan dei vecchi tempi, ‘information wants to be free’. Ciò ovviamente a tutto vantaggio dei grossi conglomerati dell’informazione e dell’intrattenimento. Il che, manco a dirlo, va provocando una diminuzione dell’interesse da parte degli utenti. Intanto l’amministrazione Bush si dichiara esplicitamente contraria ad ogni tassazione online, di fronte alla “potenza che Internet rappresenta per il commercio e la crescita nazionale”, afferma in pubblico il presidente repubblicano. Qualcun atro si aspetta il miracolo dall’alta velocità e dalla banda larga per tutti, o quasi. Nel frattempo però non sono pochi quelli che abbandonano, e forse forse è davvero il caso di aprire gli occhi….

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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