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Dieci piccoli blogger (V p.)

14 Agosto 2008

Dieci piccoli blogger (V p.)

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Un thriller estivo a puntate per rinfrescare con una punta di brivido e ironia la calda estate della blogosfera italiana. Terminata la strage di blogger padani, Samael si dirige verso il Centro e il Sud Italia, lasciando dietro di sé la consueta scia di sangue

A notte fonda, il monitor rimanda solo pochi interventi. La blogosfera dorme, mentre Samael prepara gli strumenti per le sue nuove esecuzioni. Il tempo stringe, e restano altre quattro vittime. Poi… non ha pensato ad un poi. Gli omicidi lo fanno sentire vivo: la preparazione meticolosa del piano, gli appostamenti, lo sguardo d’orrore negli occhi dei blogger. Quando avrà terminato tutto sarà diverso. Ma Samael non sa come. Il futuro per lui è come una pagina di errore 404.

Ripensa ancora al momento in cui ha deciso tutto. Forse allora non aveva ancora pensato alla maschera, al mantello. Non aveva ben chiara la lista. Ma il bisogno di uccidere, quello sì. Quello è arrivato allora.

Niente pubblico, niente speech. Tanto vale andare a sentire chi parla nell’altra sala. Un buzz consultant. Mr. Mxyzptlk si domanda, come sempre, cosa possano significare tutte queste espressioni riprese dall’inglese. Sembra che a questi barcamp tutti facciano un lavoro che ha al suo interno le parole “online”, “consultant”, o alla peggio “freelance”. Alza la mano per fare una domanda, ma il relatore lo ignora. E comunque è stato preceduto da un giovane blogger che non ha nemmeno chiesto la parola e che terminato il suo intervento si gira verso il pubblico scuotendo la sua chioma bionda e osservando l’uditorio con sguardo penetrante. Decide di mangiare qualcosa, ma quel blogger genovese brizzolato che tutti salutano e abbracciano ha già ritirato le cibarie…

*

Trovarlo non è stato facile. Lo ha cercato a Roma, a Urbino, a Rimini. Ha seguito le sue tracce su LinkedIn, su ClaimID e sul blog. Non pensava sarebbe stato così difficile trovare uno dei blogger più famosi d’Italia. Ma proprio perché è uno dei più noti, passa le sue giornate a cavallo tra una consulenza e l’altra. Alla fine decide di appostarsi nei pressi della sede di un’importante testata giornalistica a Roma.

Con il mantello, la maschera bianca e un’enorme mano bianca con un dito puntato, si confonde con gli altri artisti di strada che affollano le vie della capitale. Per alcune ore, invece di nascondersi come al solito, resta immobile in piena vista, puntando l’indice bianco verso i passanti che lasciano cadere qualche centesimo ai suoi piedi.

Poi, all’improvviso, lo vede. Allontana bruscamente il bambino che gli sta tirando il mantello e lascia gli spiccioli a terra. Il momento è arrivato. Il blogger svolta in una via secondaria. Samael lo segue. Quando la folla diminuisce, il blogger percepisce qualcosa. Si gira. Ma Samael ha già preso la scorciatoia dei tetti. Osserva il percorso della sua vittima e piomba di fronte a lui in un vicolo poco illuminato, come nella parodia di un fumetto americano.

Ma il blogger non ride.
«No!» urla, lanciandogli addosso la valigetta piena di slide.
Samael la schiva facilmente. Il blogger fugge, ma non si accorge del cavo metallico che Samael ha teso a una ventina di centimetri da terra. Inciampa, e lo slancio della corsa lo fa cadere rovinosamente a terra. Samael si avvicina con il suo ditone bianco.

«Io… non sono più il primo in classifica… non hai visto?»
«Credi che mi importi qualcosa delle classifiche?»
«Io… credevo…”
«Ti piacciono le reti sociali, no?»
«In che senso?»
«È importante mantenere i contatti, sempre e comunque… È importante allargare la rete, conversare, commentare…»
«Seguo la grande conversazione, sì… Cerco di evangelizzare…»
Sotto la maschera, Samael fa una smorfia sentendo quell’odiata espressione.
«Quindi sai cos’è un poke
«Cosa… Sì, certo che…»
Samael colpisce il blogger con il dito teso dell’enorme mano bianca.
«Ti ho pokato. Cosa rispondi?»
«Unngghh…»
«Risposta sbagliata. Non dovresti rispondere con un poke back
Il blogger tenta di puntare il dito indice verso Samael ma l’enorme mano bianca cala nuovamente su di lui, mettendo fine ad ogni ulteriore tentativo di dialogo.

Samael lascia la maschera vicino al corpo e la mano col dito teso all’imbocco del vicolo, a mo’ di macabra segnalazione. Si massaggia la spalla. Trenta chili di ceramica non sono uno scherzo, ma ne è valsa la pena. Del resto, dovrebbero insegnarlo a tutti che le persone non si indicano col dito.

*

Da Roma a Cosenza la strada non è breve, ma Samael non perde tempo. È già all’opera in un capannone di periferia, con il blogger legato a una sedia e una videocamera davanti a lui. Trovarlo è stato facile. Era dove si aspettava che fosse, seduto sui gradini di casa con il Macbook sulle ginocchia. A prendere ispirazione dal mondo per il suo post giornaliero.

Ora sarebbe stato lui ad essere di ispirazione a centinaia di blogger. Samael, almeno, lo spera. Stavolta si tratta veramente di uno shock al sistema: il blogger è uno dei curatori della più nota classifica italiana dei blog.

«Bene. Mi sembra di capire che vuoi essere il Chris Crocker italiano. Giusto?»
Il blogger è immobilizzato, ripreso dalla videocamera dalla testa alle ginocchia.
«Ma che dici, ho fatto tre video in croce…»
«Non ti accontenti di essere una blogstar. Vuoi che ti riconoscano per strada.»
«Assolutamente… Ho persino postato i video su Vimeo, chi vuoi che li guardi!»
La mazza da baseball colpisce la mascella del blogger con forza sufficiente da fargli voltare la testa di scatto.
Il blogger sputa e piange.
«Ma cosa ti ho fatto? È perché faccio i video? Potevi prendertela con Zoro, no? Lui ha un canale su YouTube
«Oh, tu forse non capirai mai perché lo faccio… Ma di certo diventerai famoso.»

La mazza colpisce ancora, sulle ginocchia e sui gomiti. Il blogger urla e si agita. Tutto viene ripreso, a camera fissa. Senza tagli. O meglio, senza stacchi. I tagli ce li mette Samael. Insieme ad un paio di estrazioni dentarie. Quelle, da sole, fanno migliaia di contatti. Mentre lavora sul blogger ormai sfigurato, ricorda il loro unico incontro prima di questo.

Si avvicina a quella blogger carina, con i capelli ricci, che aveva già notato nella sala degli interventi generalisti. Lei si volta, gli sorride. Dunque qualcuno lo vede. Si scambiano due parole, un nick e un contatto di Friendfeed. «Sai, è facile trovarmi. Io sono un po’ dappertutto nel web». Nessuna donna gli aveva mai detto parole di questo genere. Forse si sta innamorando? Poi arriva lui. Occhiali a specchio anni ’80, un’ombra di barba e la fossetta sul mento. La porta via senza degnarlo di uno sguardo. Mentre si allontanano, lo sente dire «Chi è quello sfigato?». Non fa in tempo a sentire la risposta di lei. Viene travolto da un gruppo di blogger che si sposta alla ricerca di un nuovo interstizio.

Samael solleva per i capelli la testa del blogger.
«Vuoi dire qualcosa al tuo pubblico?»
«Mhhh… Io… Orggh…»
La lama apre in due la gola. Un sussulto ed è finita.
«Peccato. Hai perso un’occasione per stare zitto.»

Mentre il sangue si allarga sul pavimento del capannone, Samael collega la videocamera a un Pc, acquisisce i 60 minuti di video – un perfetto snuff movie completo di ogni tipo di tortura – e li divide in sei filmati da 10 minuti ciascuno. Il limite massimo per YouTube. Ogni bravo videoblogger sa che i contenuti a puntate generano molte più visite. Soprattutto se li si inserisce tutti insieme.

Stanotte ci saranno sei nuovi video in primo piano… tutti introdotti da una silenziosa maschera bianca su sfondo nero.

(continua)

[Leggi la prima, la seconda, la terza e la quarta puntata]

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