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Dieci piccoli blogger (IV p.)

07 Agosto 2008

Dieci piccoli blogger (IV p.)

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Un thriller estivo a puntate per rinfrescare con una punta di brivido e ironia la calda estate della blogosfera italiana. La vendetta di Samael arriva sulle coste della Grecia, in un viaggio mortale che non risparmia nemmeno gli Autogrill nostrani. E la lista si assottiglia sempre più

Visibilità o vendetta? A volte neanche lui sa esattamente qual è il suo obiettivo. Dopo la quarta esecuzione, è diventato il serial killer più noto dell’estate 2008. «Altro che quei banali fatti di cronaca irrisolti», sente dire al bar sotto casa. «Qui c’è un piano preciso, e soprattutto una maschera. Roba che nemmeno nei film americani”.

Non può negare che l’attenzione dei media solletichi il suo ego. Ma la missione è un’altra. Dopo, semmai, potrà togliersi la maschera e godersi i riflettori. L’avrebbero temuto, l’avrebbero disprezzato. Ma almeno avrebbero parlato di lui. Almeno l’avrebbero ascoltato.

*

Arrivato in Brianza, tiene d’occhio per un po’ l’abitazione della sua prossima vittima. Infastidito dagli elicotteri che vanno e vengono da Villa San Martino, tenta di nascondersi nei pochi angoli bui che le strade della cittadina gli offrono. Si rende conto ben presto che il blogger deve essere andato in vacanza. Pianificazione, ecco quello che serve. Ma del resto non è possibile controllare ogni singolo aspetto del piano.

«Il ragazzo che abita qui… Sa se è in vacanza?»
Il vecchio, probabilmente un vagabondo cui nessuno rivolge la parola da anni, lo guarda.
«Il ragazzo che abita qui…»
«De là del podè no se poeù mia andà
Doveva sospettarlo. Questi non si sentono neanche italiani.
«Comunque non è qui. In casa non c’è nessuno.»
«Ul Signur, quej bom je tira de là e quij gromm je lassa de chì a fà tribulà.»

Il vecchio lo ha inquietato. E Samael è uno che difficilmente prova inquietudine. Solitudine, sì. Rabbia, tristezza. Paura mai. L’aereo per Creta lo prende senza pensarci due volte. Unire l’utile al dilettevole, pensa. Una bella vacanza e un perfetto omicidio.

Lo avvista su una delle spiagge più cool dell’isola greca. Perfetto, scultoreo, con i suoi lunghi capelli biondi che cadono sgocciolando sulle spalle. Si gira verso di lui, in controluce, con un’espressione studiata. Non lo riconosce, non potrebbe. Il sole disegna il contorno del suo corpo facendo brillare le gocce di acqua salata.

Lo segue fino al suo bungalow. Addormenta la fidanzata con il classico fazzoletto intriso di cloroformio e la porta a dormire sul bagnasciuga, in un moto di pietà per la sua innocenza. Poi rientra.

«Tesoro, ho dimenticato l’asciugamano di là, me lo porti?»
Samael ha già indossato mantello e maschera.
«Ho lo shampoo negli occhi… Se no lo prenderei io! Sai che questo balsamo è perfetto per i miei capelli?»
Samael ha staccato il Macbook bianco del blogger dall’alimentazione.
«Tesoro? Ah, eccoti…»

Da dietro la tenda della doccia, il blogger vede un’ombra avvicinarsi. Sorride. Magari ci scappa anche una bella doccia insieme. La mano che apre la tenda non è quella di lei, però. Il sorriso muore. Il blogger urla. Il Macbook scende, implacabile. Sulla sua testa, sul suo torace, sulle braccia alzate per difendersi. La doccia scorre. Il sangue anche. Samael colpisce. Le urla si smorzano. Il sangue scolora. Va giù, nello scarico. La mano del blogger sulla tenda della doccia. Lo scarico della vasca. L’occhio del blogger.

Samael chiude l’acqua e lascia la sua maschera appesa alla doccia. Lo sguardo si ferma sullo shampoo-balsamo usato dal blogger.

Ne spreme qualche goccia sulla mano.
«Idiota. Al mare ci vuole una crema ristrutturante con emulsione specifica per le punte…»
Getta la confezione di balsamo a terra, vicino al Macbook insanguinato ed esce, confondendosi nella notte.

*

Dopo la trasferta cretese, trova il feed reader carico di contenuti. Resiste alla tentazione di ciccare su Mark all as read. Deve sapere tutto ciò che è successo. Deve tenere traccia di ogni conversazione. È così che riesce a rintracciare le sue vittime. La prossima, ad esempio, ha recentemente preso la pessima abitudine di tumblerare dal suo iPhone mentre viaggia in automobile.

Sì, è un blogger atipico. Non stanziale. In continuo movimento tra la A4, la A21 e la A26. Un fenomeno da barcamp, uno che partecipa sempre, in qualunque parte d’Italia ci sia un raduno. Uno che – oltre a inquinare la blogosfera con post eternamente lunghi – contribuisce all’inquinamento globale macinando chilometri e benzina su quattro ruote.

Samael si apposta nell’area di servizio tra Balocco e Greggio. L’Autogrill di Novara è troppo affollato nella stagione estiva. E comunque ha studiato gli spostamenti del blogger, che – ingenuo – ha geolocalizzato un intero reportage fotografico su Flickr dei suoi viaggi di lavoro.

La macchina non tarda ad entrare nell’area. Si dirige verso le pompe di benzina. Samael lascia che il blogger faccia il pieno. Poi, mentre si dirige verso le casse, lo tramortisce e lo porta sul retro del bar ristorante. Prende le chiavi della macchina e sposta la vettura in un parcheggio d’angolo, tanto per non destare sospetti.

Nella cella frigorifera del ristorante, il blogger è legato su un tavolo, prono, a torso nudo. Samael, un’ombra nera fuori dal piccolo cono di luce dell’unica lampada al neon, sta disponendo i coltelli su un panno di velluto.

«Dove sono… Perché mi hai legato?»
«Vuoi far finta di non saperlo? Andiamo… ti facevo più intelligente.»
«Se è per il post sul congresso di Rifondazione, guarda che scherzavo… Queste cose vanno prese con ironia…»
«Davvero?»
Fa cadere intenzionalmente uno dei coltelli più affilati nel campo visivo del blogger.
«No, sul serio! Cosa credi di fare? Voi extraparlamentari state passando il limite!»
«Chi ti dice che il mio sia un gesto politico?»
«Oddio, non sarai mica uno di quei fanatici Apple, eh? No, guarda… ho anche io un iPhone, mi diverto persino a usarlo! Prendilo se non mi credi… è in tasca!»
Samael esce dalla zona d’ombra.
«No. Non sono un fanatico Apple.»
«Tu…»
«Io. Come si dice… Molti post, molti nemici. Molti nemici, molto onore

Il blogger urla mentre Samael è chino sulla sua schiena con una lama piccola e affilata.
«Un po’ di silenzio, per favore… Sto ricopiando il più lungo dei tuoi post sulla sconfitta del PD. Non vorrai che la calligrafia risulti incomprensibile…»
Il freddo intenso non impedisce al sangue di colare copioso sul tavolo e per terra. Samael pulisce di tanto in tanto il corpo del blogger con un panno assorbente. Quando lo gira in posizione supina, per cominciare ad incidere anche sul torace, ha già perso conoscenza.

«Svegliati.»
Il blogger apre gli occhi velati. La maschera bianca è già sul tavolo.
«Mi riconosci?»
Una sala luminosa, un uomo parla al microfono davanti a una platea di due persone. A chi può interessare quello che dice? A nessuno. Invece l’ultimo modello di UMPC, quello sì che è interessante. E poi diciamocelo, i barcamp non sono forse fatti di interstizi? Un capannello e via, parte una non-conferenza parallela. Vengono persino i due spettatori di quel tipo strano. Quel tipo dagli occhi freddi e penetranti, che ora chissà perché lo sta fissando con odio…

Gli occhi di Samael riflettono un corpo ormai senza vita. Per scrupolo, e per rispetto, decide comunque di incidere sul petto del blogger il suo post sui piani tariffari dell’iPhone.

Almeno chi lo troverà avrà qualcosa da leggere.

[continua]

[Leggi la prima, la seconda e la terza puntata]

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