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Dieci anni fa a Ginevra: la genesi del Web

10 Novembre 2000

Dieci anni fa a Ginevra: la genesi del Web

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Il libro elettronico ai fini fiscali é ancora qualificato come prestazione di servizi. Non si applica quindi la disciplina che regola il mercato editoriale. Un'anomalia che potrebbe ostacolare la diffusione di questo nuovo strumento telematico

12 novembre 2000. Un lunedì di novembre che potrebbe sembrare anonimo e senza storia durante il quale i protagonisti della new economy si lanceranno nella loro ennesima corsa verso nuove idee e nuovi modi di fare business. 12 novembre 2000. Un giorno che pochi celebreranno come una data importante, che meriterebbe attenzione e una “sosta di riflessione” da parte di tutte le persone che usano il WWW o che vivono e creano reddito con la Rete. Eppure, dieci anni fa, esattamente il 12 novembre del 1990, fu presentata da Tim Berners-Lee e Robert Cailliau “WorldWideWeb: Proposal for a HyperText Project“, la versione definitiva del documento “programmatico” che è stato alla base dell’invenzione dello strumento che è diventato talmente pervasivo da diventare la sua l’incarnazione de Web stesso.

Dieci anni, solo dieci anni. Anche se sembrano molti di più a causa di tutta la sferzata alla diffusione della Rete e delle informazioni che lo stesso WWW ha realizzato. Dieci anni intensi e decisivi in cui il Web ha cambiato il mondo e il nostro modo di comunicare.

Come molti sanno la storia del Web nasce in un luogo geograficamente molto vicino all’Italia: a Ginevra. Infatti, proprio nella dolce città lacustre svizzera si trova il CERN, il centro di ricerca sulla struttura della materia. Nel 1980 un brillante consulente software del CERN, l’inglese Tim Berners-Lee iniziò a lavorare a un progetto di documentazione ipertestuale chiamato “Enquire” che permetteva di creare nodi in maniera libera fra le informazioni. Il suo lavoro, ovviamente, risentiva fortemente dell’influenza culturale di Vannevar Bush, Doug Engelbart e Ted Nelson, considerati a diverso titolo i veri padri dell’ipertestualità e dell’ipermedialità. Negli anni ’80 Tim Berners-Lee (per gli amici TBL) continuò a lavorare al suo progetto, finalizzato a creare un “documentation system”, uno strumento in grado di aiutare gli scienziati del CERN a lavorare in gruppo, contribuendo a un progetto comune che riuniva le loro conoscenze in una rete di documenti ipertestuali.

La definizione ufficiale del CERN era: “Un sistema ipermediale distribuito, ovvero un oggetto in grado di gestire in maniera organica documenti sotto forma di testo, suono ed altro localizzati in computer geograficamente distanti nel mondo”.

Nel marzo del 1989 TBL iniziò a scrivere un progetto da presentare ai suoi superiori per avere finanziamenti e hardware e software per far partire il suo ambizioso progetto di ipertestualità in rete. Come tutte le scoperte importanti anche il WWW non trovò subito porte aperte e portafogli spalancati per il finanziamento dell’idea. TBL iniziò una lunga e complessa “operazione di evangelizzazione interna”. Come racconta nel suo ottimo libro “Weaving the Web”, uscito lo scorso anno negli Stati Uniti, e che fra breve dovrebbe avere un’edizione italiana, fu costretto a riproporre più volte e senza successo il progetto a David Williams, il suo boss. Al contrario, uno dei suoi più accesi paladini diventò in breve tempo il fiammingo Robert Cailliau, un ingegnere multilingue navigato da anni all’ambiente del CERN ed entusiasta delle idee di TBL.

Vista la cronica latenza di risposte e di finanziamenti, i due partirono per Versailles alla volta della European Conference on Hypertext technology con l’idea di verificare se comprare all’esterno un prodotto adatto ai loro obiettivi. Si accorsero, però, che un software del genere non esisteva e si fece sempre più forte in loro la convinzione che era ora di partire nello sviluppo del progetto. Nel frattempo il nuovo capo di Tim, Mike Sendall, approvò l’acquisto di un NeXT, una favolosa workstation, lanciata da Steve Jobs subito dopo essere stato “dimesso” dalla Apple. NeXT era dotato di un sistema operativo UNIX con una innovativa interfaccia grafica e una potenza di calcolo favolosa per i tempi. TBL e Cailliau riscrissero in parte il progetto già presentato che, appunto il 12 novembre, venne approvato. Intanto, c’era da risolvere un altro problema non marginale: il nome del progetto stesso. Ci furono varie proposte: Information Mesh oppure Mine of Information e Information Mine. Alla fine si scelse il nome più immaginifico: World Wide Web, la ragnatela globale.

Con l’approvazione del suo progetto e utilizzando il NeXT, Berners-Lee creò le prime versioni dei programmi server e client, quello che si chiamò browser, per il quale pensò di creare un’interfaccia in grado di leggere ed editare ipertesti. TBL iniziò un certosino lavoro di revisione e aggiornamento del progetto, nonché la stesura delle specifiche ufficiali del WWW. Con questo obiettivo ideò un nuovo protocollo, detto HTTP (Hyper Text Transmission Protocol), un linguaggio di descrizione di pagina supportato dal Web detto HTML (Hyper Text Markup Language) e la standardizzazione della descrizione degli indirizzi in rete (i cosiddetti URI o URL). Alla fine del 1990, proprio nei giorni di Natale, vennero fatte le presentazioni ufficiali dei prototipi del software client e server.

Nel frattempo divennero disponibili i primi browser. La versione più sofisticata, con un’interfaccia a finestre, era disponibile solo per il NeXT, mentre esisteva un’edizione con interfaccia a caratteri compatibile con le piattaforme più diffuse. In effetti, la soluzione più semplice per i navigatori del tempo era di fare Telnet su una macchina resa pubblica in cui poi veniva lanciato il browser. A volte si “telnettava” su di una macchina che era contemporaneamente client e server. Il primo Web server girava sempre su una macchina NeXT. Si chiamava “nx0c01.cern.ch”, che divenne più noto con il suo alias: “info.cern.ch”, il primo Web server in rete che qualcuno dei più anziani di militanza Internet potrà ricordare di aver visitato nella sua stesura originaria.

TBL propose di far testare il prodotto del suo progetto ai colleghi del CERN con risultati di modesta soddisfazione. Pensò allora di realizzare un’applicazione molto utile: l’elenco telefonico del Cern in versione Web based. L’idea piacque assai ai colleghi, ma non riuscì a muoverli dal loro scetticismo. Il rapporto fra il suo figlio più famoso, il World Wide Web, e il CERN stesso, non è stato dei più semplici. Da un Lato TBL e Cailliau cercarono di fare pressioni perché il centro di ricerca investisse in soldi e persone per sviluppare il progetto; dall’altra la maggioranza dei ricercatori aveva da sempre ribadito che il CERN si occupa di fisica e non di Internet. Questo atteggiamento causò la fuga dei paladini del Web verso altri lidi di maggiore visibilità o di maggior reddito. Con il tempo il CERN ha comunque cercato di riappropriarsi della paternità morale del WWW, tanto che nel suo sito viene presentata con enfasi “A CERN invention you are familiar with: the World Wide Web”.

TBL decise di mettere a disposizione gratuitamente sulla rete il software nella versione server e i client e le loro librerie di sviluppo. Se al CERN regnava un certo scetticismo attorno al progetto WWW, appena arrivarono le prime release del software per il Web, negli USA iniziarono a diffondersi in maniera esponenziale e a svilupparsi i primi contenuti. Nel frattempo a Ginevra entrava nel gruppo di TBL e Cailliau, Jean-Francois Groff, che sviluppò ulteriormente il codice originario mentre Tim iniziava ad avere maggiori competenze “politiche”. Groff lanciò anche nel www-talk la prima mailing list con argomento il Web e progettò la Virtual Library, il primo “portale”.

Il baricentro della nascente Web-Community iniziava a spostarsi sempre più negli USA, territorio a maggiore “maturità Internet” che l’Europa. Gli americani hanno cercato di “dimenticare” l’origine europea del Web. Un libro storico come “Architects of the web” di Robert Reid ricorda la scoperta come originata da Berners Lee, ma lo dimentica colpevolmente nella sua elencazione dei “padri della Rete”. In particolare, Il centro nevralgico del Web negli USA venne a localizzarsi nell’Illinois, un po’ a sud di Chicago, dove il Software Development Group del National Center for Supercomputer Applications (NCSA) sviluppò un oggetto di documentazione collaborativa chiamato Collage che grazie all’interessamento dello stesso TBL venne trasformato in un vero browser Web grazie soprattutto ad Eric Bina e Marc Andreessen che crearono Mosaic il primo vero browser Web a grande diffusione.

Mosaic, in effetti, utilizzava in maniera massiccia le librerie realizzate dal CERN, creando intorno ad esso un browser stabile, facile da installare, con un’interfaccia grafica e intuitiva. Come molti sapranno, nel 1994 Eric Bina e Marc Andreesen hanno fondato a Mountain View, in piena Silicon Valley, con altri colleghi di NCSA e Jim Clark, un’azienda chiamata Netscape. Più o meno contemporaneamente nell’Università del Kansas si stava sviluppando Lynx, un browser a interfaccia a caratteri che avrebbe in breve soppiantato l’analogo prodotto del CERN. Molti vecchi utenti del Web lo ricorderanno.

Nel 1992 il gruppo originario che ha lanciato nel mondo il WWW si smembrò. Cailliau scelse di rimanere al CERN, Groff fondò InfoDesign che può considerarsi la prima Web agency della storia. Tim Berners Lee decise che era ora di prendersi un periodo di riflessione e di viaggi. Ottenne la disponibilità di tre mesi e partì per gli Stati Uniti per avere le idee più chiare su quanto stava succedendo dall’altra parte dell’oceano. Durante il suo viaggio e in compagnia della moglie americana, visitò NCSA e incontrò Andreesen e soci. Ma, soprattutto, fu accolto con molto calore al MIT dove iniziò a concretizzare l’idea di un consorzio con l’obiettivo di sviluppare il futuro del WWW. TBL ritornò al CERN dove trovò un ambiente più disponibile e iniziò la progettazione della prima WWW conference che si tenne proprio a Ginevra nel maggio del 1994 grazie alla grande capacità organizzativa di Robert Cailliau che, da quell’anno, si prese carico dell’organizzazione della WWW conference che nel 2000 si è svolta ad Amsterdam e il prossimo anno sarà ad Hong Kong.

Durante l’estate il MIT decise di far partire il World Wide Web Consortium di cui TBL fu invitato a diventare il direttore. Per Berners-Lee finiva l’avventura a Ginevra e iniziava un nuovo ruolo “politico e strategico” a Cambridge, nella sede del MIT.

Tim Berners-Lee è universalmente conosciuto come il padre e il profeta del Web. A differenza di molti altri VIP della Rete non si è eccessivamente arricchito: la sua è in effetti un’indole più riservata, con tipico understatment inglese, che si addice maggiormente a uno scienziato che a un businessman. TBL è nato a Londra nel 1955. La sua famiglia era costituta da due genitori matematici che, ovviamente, hanno ispirato nel figlio la passione per le scienze matematiche. Si è laureato in fisica al prestigioso Queen’s College alla Oxford University nel 1976. È sposato e ha due figli. Se per ogni utente del Web collegato in Rete guadagnasse 10 lire di royalties, sarebbe miliardario. Non è un presenzialista in convegni e manifestazioni e lo dice chiaramente: andare in giro mi fa perdere tempo per il mio lavoro. E lui al suo lavoro di “Web evangelist” ci tiene più che a qualsiasi altra cosa.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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