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Diario Aperto e i blogger italiani

28 Giugno 2007

Diario Aperto e i blogger italiani

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Tra risposte prevedibili e metodi innovativi, la ricerca condotta da SWG e Università di Trieste mette ora a disposizione la sua banca dati di oltre 4.000 questionari compilati

Nei giorni scorsi sono stati resi noti i risultati della ricerca Diario Aperto, condotta da SWG in collaborazione con l’Università di Trieste, Splinder e Punto Informatico. Si tratta di uno studio per molti aspetti atipico, condotto non solo allo scopo di monitorare lo stato della blogosfera italiana, ma anche per sperimentare nuovi approcci metodologici in Rete. Rispetto a lavori simili, Diario Aperto risponde a tutti i requisiti che un’indagine sociale basata su un questionario dovrebbe avere, in particolare riguardo all’assoluta trasparenza sui sistemi di rilevazione utilizzati e alla condivisione dei risultati con la comunità, al fine di rendere possibili nuove ricerche a partire dai dati raccolti.

La preparazione del campo di indagine è piuttosto interessante, dal momento che la formulazione delle domande non è stata lasciata nelle mani dei soli ricercatori, ma è frutto di un lavoro collaborativo che ha visto protagonisti gli stessi utenti della Rete. Questo sistema, se vogliamo ai limiti dell’etnografia e della ricerca non standard, assume però un suo senso se correlato con la scelta del campione. Lungi dall’essere rappresentativo dell’intero universo di utenti Internet il campione, estratto attraverso un sistema “a valanga”, basato sul passaparola condotto sui blog, descrive comunque quel ristretto gruppo sociale di utenti consapevoli ed esperti che vivono la realtà della Rete con una certa intensità e partecipazione. I ricercatori che hanno condotto l’impresa osservano comunque che, confrontando i profili ottenuti con i dati Istat sugli utenti Internet, i due universi si sovrappongono con una certa precisione. Ci troviamo quindi di fronte a un gruppo sociale ristretto che viene studiato con un metodo quantitativo (basato cioè su dati che vengono analizzati matematicamente), su domande fornite dallo stesso campione analizzato.

Molte delle critiche a Diario Aperto sono giunte proprio da questa scelta: quante sorprese può portare uno studio quantitativo su un gruppo sociale piuttosto definito e per giunta già abituato a comunicare e ad analizzarsi fino al limite dell’autoreferenzialità? Per quanto “blogger” sia ormai un termine ombrello che rappresenta individualità molto diverse fra loro, sembra chiaro dalle modalità con cui è stata strutturata la ricerca che il gruppo sociale sondato fosse omogeneo, e definibile come quel gruppo di utenti interessati alla tecnologia e allo studio delle culture digitali. Normale quindi che i risultati non fossero particolarmente sorprendenti. Un’altra critica mossa alla ricerca è stata quella di includere nel questionario una serie di domande relative a un panel di blog selezionati dai ricercatori. In effetti questa scelta può essere utile più che alla comunità, ai blogger facenti parte del panel, in grado di comprendere come vengono utilizzate le loro creature. Resta il fatto che le domande del panel costituiscono un “di più” che non ha in alcun modo influenzato la ricerca stessa.

Se nel complesso i dati appaiono piuttosto prevedibili, alcune anomalie sono interessanti da analizzare meglio. Nel documento riassuntivo dell’analisi si fa menzione del fatto che i blogger siano ancora legati ai media tradizionali, e quindi al cosiddetto agenda setting, per quanto riguarda il reperimento delle fonti e degli spunti. In realtà anche questo dato non è poi così sorprendente. Se si guardano gli schemi relativi all’ecologia dell’informazione tracciati da Shayne Bowman, Chris Willis e J.D. Lasica, possiamo facilmente comprendere come il ruolo del media sia ancora quello di fonte informativa principale, e di come il blog si inserisca nel panorama come un luogo di discussione della notizia. A volte, è vero, il blog stesso può diventare fonte. Ma sembra normale che i media, più strutturati e con più mezzi, occupino ancora un ruolo preponderante nella definizione delle fonti. Quello che cambia, nella teoria dell’agenda setting, non è tanto ciò che viene presentato al pubblico, quanto piuttosto l’esistenza di un nuovo pubblico, molto meno passivo, in grado di commentare, criticare e spesso ridefinire quanto diramato dai media tradizionali.

Un’anomalia molto più sorprendente arriva invece dal rapporto tra coloro i quali dovrebbero essere più vicini alla tecnologia e la tecnologia stessa. Il fatto che più del 56% della popolazione intervistata dichiari di non utilizzare un applicativo per leggere i feed Rss forse dà ragione a Scott Karp, che tempo fa spiegava come si trattasse di una tecnologia troppo difficile da comprendere per poter essere veramente utilizzata da tutti. Il problema è che non utilizzare un feed reader significa automaticamente avere un panorama di informazione non tradizionale molto più ristretto e soprattutto significa perdere un po’ di vista il fluire delle conversazioni che fa del network dei blog il suo punto di forza.

Al di là di questo la ricerca mostra un quadro piuttosto prevedibile. Ma l’aver messo a disposizione l’intero patrimonio di dati raccolti potrebbe portare alla nascita di nuove ricerche, magari dirette a un lavoro più qualitativo e alla conoscenza delle dinamiche sociali che si formano all’interno della blogosfera e all’inquadramento del fenomeno in un frame sociologico meglio delineato.

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