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Di mamma ce n’è due, se paghi

22 Dicembre 2006

Di mamma ce n’è due, se paghi

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Grazie a Internet ci si può affidare a una mamma a distanza che prepari cenette proprio come faceva la mamma vera (se non meglio). E il Tupperware arriva via taxi

Più che un’idea di business, è un esperimento sociale, lo ammettono per primi i creatori di un anticonvenzionale servizio di accoppiamento online. Solo che, questa volta, non si cerca l’uomo del cuore o la compagna di una notte, ma qualcosa di ancora più profondo, un rapporto simil adottivo con una nuova mamma.

Ammettiamolo, noi mediterranei siamo decisamente mammoni. Spesso è complicato farci sloggiare da casa, e non solo per gli indiscutibili ostacoli posti dalla precarietà lavorativa o dal mercato immobiliare (se già non l’avete fatto, guardatevi quel simpatico filmetto francese intitolato Tanguy). È ad esempio impagabile la possibilità di restare attaccati al computer a navigare o giocare fino all’ultimo secondo, mentre di là c’è chi si occupa di cucinare, preparare la tavola, servire e riscaldare il cibo aspettando che il figlio si decida a staccare il cordone ombelicale dalla Rete e fare la sua comparsa al desco familiare.

Così quando alla fine ci decidiamo al grande passo e andiamo a vivere da soli (sempre che non passiamo direttamente dalle braccia della mamma a quelle della moglie, che a volte è una sorta di nuova mamma, o almeno così piacerebbe a molti di noi maschietti), il rischio è che ci manchi fortemente tutta una serie di valori aggiunti – spesso in primis la cucina della mamma. Questa situazione di nostalgia si incastra perfettamente con la sindrome del nido vuoto che molte mamme avvertono acutamente.

Prendendo quindi due piccioni con una fava (o, meglio, con una fabada asturiana) nasce nel 2002 l’idea di sfruttare la sinergia intrinseca di questi due vuoti esistenziali, sfruttando il potenziale di interazione di Internet e lanciando il servizio telemadre.com. La tipica telemadre è una casalinga che ha bisogno di arrotondare e/o che sente il bisogno di avere un figlio (sia pur acquisito) cui erogare affetto sotto forma di manicaretti.

Se non avete voglia o tempo di mettervi ai fornelli, basterà accedere al forum online che incrocia domanda e offerta per scegliervi una mamma adottivo-culinaria che si preoccuperà, al costo di pochi euro, di prepararvi gustose pietanze (ma, in alcuni casi, anche pasti dietetici e bilanciati) inviandoveli a mezzo taxi. E voi potrete sentirvi nutriti e coccolati con la sola incombenza di restituire a stretto giro di taxi il Tupperware lavato e pronto per un altro giro. Il servizio in realtà non si limita esclusivamente al single virtualmente orfano ma si estende a coppie, gruppi o comunità di lavoratori che mangiano in ufficio ma non intendono rinunciare a una autentica cucina casalinga. E se vi gusta la cucina spagnola (il servizio è infatti basato in quel paese), si può combinare un rapporto affettivo-alimentare anche su scala internazionale.

Potremmo tutto sommato dire che la Telemadre, come fenomeno sociologico, assolve non solo a una esigenza pratica di nutrimento corporale, ma pone una possibile prima pietra verso una reinterpretazione della nostra struttura sociale, lacerata dal disgregamento del modello di famiglia tradizionale e dall’avanzata del cibo spazzatura, dall’allentamento dei legami tra genitori e figli e dal dilagare della nuclearizzazione del cibo (nuke it dicono gli americani, quando si intende riscaldare/fulminare un piatto nel microonde). Avanzando forse un possibile modello dove i genitori, da una certa età in poi, uno se li sceglie (e li paga) e non se li trova già belli e serviti dal destino.

Intrinsecamente la telemamma propone la creazione di nuovi e diversi rapporti affettivi tra due persone di differenti generazioni che potrebbero altrimenti restare per sempre estranei; del resto è ben noto alla cultura popolare che la strada per il cuore di un uomo passa per il suo stomaco.

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