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Dei debiti e delle chiamate

01 Agosto 2002

Dei debiti e delle chiamate

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Il clamoroso, e doloso, disastro realizzato da WorldCom, non è stato che il più evidente sintomo della clamorosa situazione di difficoltà delle maggiori aziende di telecomunicazioni mondiali

Secondo le stime di Ovum, una società di ricerche americana, il carico di debiti delle varie telecom mondiali raggiunge l’astronomica cifra di 1 trilione di dollari. Il valore in Borsa delle diverse aziende del settore sta scendendo, mentre si sta assistendo all’allontanamento di alcuni dei top manager più conosciuti. Ma da dove arriva l’onda lunga della disfatta in un settore ritenuto da molti analisti come uno di quelli a maggior sviluppo? Inoltre, siamo davvero all’inizio di un periodo di forte criticità per tutte le aziende di settore?

Le cause sono diverse e ormai piuttosto chiare agli osservatori. Un recente, e al solito eccellente, articolo dell’Economist le ha analizzate in serie. Il primo fattore a sfavore è stata la fallace speranza di un’espansione quasi senza fine della domanda di banda per Internet. Qualche mese fa si leggevano proiezioni che sembravano sancire che ogni cittadino della Terra, ricco o povero, avrebbe in poco tempo avuto la necessità impellente di passare la sua vita a scaricare terabyte di informazioni dalla Rete. Alla luce di questi studi le telecom hanno cablato il cablabile, salvo poi accorgersi che l’offerta di banda è oggi molto superiore alla sua domanda.

In tre anni anche grazie all’evoluzione delle tecnologie, l’offerta di banda è cresciuta 500 volte, la domanda solo 4 volte. In questo duello per la banda, poi, ognuno ha voluto fare per conto suo per cui si sono creati decine di backbone in fibra che sono andati più che altro a pesare alla voce “debiti” delle aziende che li hanno costruiti. La situazione debitoria preoccupante ha motivato le aziende stesse a scegliere prezzi bassi per i servizi per creare clienti e fatturato, puntando sui volumi piuttosto che sui margini. E alcune aziende hanno iniziato a crollare oppresse dai debiti, senza un fatturato significativo.

A questo punto si è innescato un effetto domino. Quando un operatore ha dei problemi o fallisce, la sua rete non viene dismessa, ma il più delle volte passa a un operatore che la può utilizzare a prezzi più bassi trascinando verso la crisi i competitori che debbono pensare di abbassare ulteriormente i prezzi. È una lotta al ribasso che tende a essere suicida.

Alla fine vinceranno pochi e non sappiamo ancora capire chi potranno essere. La situazione è meno selvaggia in Europa, dato che gli ex operatori monopolistici, Telecom Italia, France Telecom, Deutsche Telekom e British Telecom, sono ancora ben protette sia dalla loro posizione di privilegio ancora forte rispetto al mercato, sia dai relativi governi che non possono permettersi problemi economici forti a loro carico.

Altri nuovi importanti protagonisti sono diventati gli operatori locali, che facendosi largo grazie a bassi costi di gestione e servizi di buona qualità, hanno anche potuto utilizzare a bassi costi l’esagerata banda disponibile. E non è finita, perché la nascente wireless Internet renderà ancora maggiore il ruolo degli operatori locali che potranno bypassare il vincolo del famoso ultimo miglio. La wireless Internet sta cominciando a cambiare le carte in tavola su certe nicchie di mercato della banda, creando chiaramente delle difficoltà intrinseche al non ancora nascente UMTS. Ma questa è decisamente un’altra storia.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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