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Dati geografici: dove ci troviamo (e dove no)

13 Settembre 2012

Dati geografici: dove ci troviamo (e dove no)

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Buone risposte dalla Pubblica Amministrazione per quanto riguarda i dati geografici. E anche qualche domanda.

Se Babbo Natale ha fatto gli straordinari durante le vacanze estive (come ho ironicamente raccontato in un precedente articolo), la Befana non √® stata da meno e ha portato anche lei un bel dono a quelli come me particolarmente sensibili ai temi dell’openness. E anche questa volta √® stato consegnato sotto forma di intervento legislativo.

L’atto normativo in questione √® comunemente denominato come spending review (decreto legge 95/2012 convertito in legge 135/2012 il 7 agosto scorso) e il suo campo d’azione √® quello dei dati geografici.

Il decreto ha infatti inserito nel nostro ordinamento un principio che da tempo i cosiddetti neogeografi aspettavano. Anche in questo caso, per√≤, si tratta di una notizia positiva ma non priva di punti oscuri. Leggiamo la norma in questione, ovvero il comma 12-quaterdecies dell’Articolo 23 (Fruibilit√† di dati geospaziali acquisiti con risorse pubbliche):

Per sostenere lo sviluppo delle applicazioni e dei servizi basati su dati geospaziali e per sviluppare le tecnologie dell’osservazione della terra anche a fini di tutela ambientale, di mitigazione dei rischi e per attivit√† di ricerca scientifica, tutti i dati e le informazioni, acquisiti dal suolo, da aerei e da piattaforme satellitari nell’ambito di attivit√† finanziate con risorse pubbliche, sono resi disponibili per tutti i potenziali utilizzatori nazionali, anche privati, nei limiti imposti da ragioni di tutela della sicurezza nazionale.

Fino a qui tutto sembra limpido e cristallino: il principio tanto atteso dai fautori del cosiddetto opengeodata √® solennemente fissato. L’articolo tuttavia prosegue con una seconda parte che ne attenua la portata e l’effettivit√†.

A tale fine, la catalogazione e la raccolta dei dati geografici, territoriali ed ambientali generati da tutte le attivit√† sostenute da risorse pubbliche √® curata da ISPRA, che vi provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente. Con decreto del Presidente della Repubblica, sulla base di una intesa tra Presidenza del Consiglio – Dipartimento della protezione civile, Ministero della difesa, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero dell’istruzione, dell’universit√† e della ricerca e regioni, adottata dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite le modalit√† per la gestione della piattaforma e per l’accesso, l’interoperativit√† e la condivisione, anche in tempo reale, dei dati e delle informazioni in essa conservati, e gli obblighi di comunicazione e disponibilit√† dei dati acquisiti da parte di tutti i soggetti che svolgono tale attivit√† con il sostegno pubblico, anche parziale. Dall’attuazione delle disposizioni del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Ottimi i richiami a concetti come accessibilità, interoperabilità e massima possibilità di condivisione dei dati. Ma altre cose non mi convincono.

Ad esempio‚Ķ sono davvero chiare le competenze e gli obblighi formali di ISPRA (che, a titolo informativo, √® l’Istituto Superiore per la¬† Protezione e la Ricerca Ambientale)? E quella frase secondo cui ISPRA debba provvedere con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente non rischia di trasformarsi presto in un legittimo esonero a non svolgere adeguatamente questa attivit√†?

Si passa poi ad un bell’elenco di istituzioni pubbliche che dovrebbero (occhio al condizionale) raggiungere un’intesa per definire (in un altro successivo decreto) le modalit√† di gestione e di accesso ai servizi descritti dalla norma. Domanda: siamo sicuri che questi enti riescano, e soprattutto vogliano, raggiungere questa intesa? E cosa succede se questa intesa non si raggiunge?

Infine‚Ķ la frase pi√Ļ di tutte foriera di incertezza e indeterminatezza sull’effettivit√† di questa norma: quella finale. Se dall’introduzione di questi innovativi servizi non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, il sospetto che legittimamente sorge √® che i vari enti coinvolti utilizzino la mancanza di risorse economiche come pretesto per sentirsi autorizzate a non adeguarsi. D’altronde, √® cosa nota che avviare nuovi servizi e adottare nuove procedure comporti sempre un investimento iniziale, ad esempio in termini di formazione, adeguamento degli organici e aggiornamento dei sistemi informativi.

Quindi, mi chiedo, che ne sarà di questa bella norma se i pretesti e le scuse prevarranno sullo spirito di innovazione e sulla buona volontà?

Il testo di questo articolo √® sotto licenza Creative Commons Attribuzione ‚Äď Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi √® un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d‚Äôautore e pi√Ļ in generale del diritto dell‚ÄôICT. Responsabile del progetto copyleft-italia.it, √® membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari. Ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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