A Saronno (nord Milano) sono comparsi i moduli di autocertificazione di dichiarazione di morte. Commento sul forum di Spinoza.it: Firmi qui, dopo la croce. Svista e niente più, ma moduli stampati e ristampati, a spese dei soliti.
Caso isolato e poi, in fondo, pura questione di forma, si dirà. A volte ci sono di mezzo anche i contenuti. Riccardo Puglisi da giorni insiste sull’impossibilità di leggere venticinque file Pdf relativi ai risultati della Spending Review governativa:
.@matteorenzi non state facendo una bella figura sui documenti della Spending Review. In UK il trattamento è questo: https://t.co/OHBfEO2YfZ
— Riccardo Puglisi (@ricpuglisi) September 12, 2014
Altre volte è questione di meccanismo. È arrivata la tessera sanitaria di mia figlia. Tessera provvisoria, perché la bimba – nata e accudita in via ufficiale per sei giorni dentro una struttura pubblica – riceve automaticamente il codice fiscale, ma tocca iscriverla a mano al Servizio Sanitario Nazionale. L’ho fatto e in cambio della tessera mi hanno dato due fogli A4 stampati: l’equivalente di una tessera provvisoria, in attesa che arrivi quella definitiva. Si intuiscono opportunità di migliorare il servizio e ridurre le spese anche senza bisogno di Spending Review.
In Comune, gentilissimi, mi hanno fornito di modulo per l’autocertificazione da presentare all’Azienda Sanitaria Locale (tra i due Enti sembra mancare una connessione di rete). L’ho portato già compilato; solerte, l’operatrice allo sportello mi ha detto che andava invece compilato il loro modulo, ovviamente con gli stessi dati, disposti in modo differente. Così ho compilato due volte a carta e inchiostro nero bluastro un modulo di autocertificazione, con dati già noti all’anagrafe e alla stessa ASL. E si chiude il cerchio con la creatività saronnese.
Già che c’ero ho chiesto per la mia tessera sanitaria il PIN, impossibile da ricevere senza presenziare in un ufficio. Cortesissima, l’addetta ha stampato il foglio doppio che preserva la confidenzialità del codice, ha dato una attenta occhiata sotto la schermatura per essere sicura che il numero fosse stato stampato a dovere e me l’ha consegnato.
Doveroso perseguire trasparenza e Open Data, ospitare in Camera gli hacker per una notte, passare all’open source come Torino. Però è tutto inutile se non si riprogettano interfaccia utente e user experience per il servizio pubblico. Devono cambiare un modo di pensare e di amministrare, assieme alla natura e alla accessibilità dei dati. E si fa impellente l’attuazione della proposta Aliprandi: chi non vuole adeguarsi a modalità di lavoro che rientrano nel bene comune, si faccia cortesemente da parte. O andiamo avanti con una PA da incubo.