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«Dall’agenzia immobiliare alle mappe di Google»

10 Aprile 2007

«Dall’agenzia immobiliare alle mappe di Google»

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Gli annunci di case in vendita o in affitto prendono vita grazie alla combinazione di informazioni georeferenziate, parole chiave, foto e video. Paolo Rossi e Ferdinando Giordano raccontamo com'è nata e dove sta andando Maiom, una tra le più promettenti iniziative italiane nel campo del web 2.0

Paolo Rossi e Ferdinando Giordano, mi raccontate brevemente la vostra storia e come siete arrivati all’idea di Maiom?

PR: Ho 34 anni e dal 1997, anno della laurea in Ingegneria Elettronica a Genova, lavoro nel campo delle web application. L’idea di Maiom nasce dopo aver scoperto il web 2.0 nel 2005 e dopo aver conosciuto Ferdinando. Fa ridere, ma i nostri brainstorming hanno avuto luogo soprattutto in treno, durante i viaggi quotidiani verso l’ufficio.

FG: Io ho 31 anni sono ingegnere elettronico e ho lavorato come ricercatore all’Università di Genova, nel campo del tele rilevamento satellitare. Lì ho conosciuto Keyhole (poi diventato Google Earth). Con Paolo ci siamo conosciuti sul treno, eravamo entrambi pendolari. Ogni viaggio era una sessione di brainstorming sul web 2.0. Tra le varie idee che ci sono venute in mente abbiamo selezionato quella che ci sembrava più solida come modello di business. Abbiamo iniziato a lavorare su Maiom quando per l’Italia non erano ancora disponibile le mappe, ma solamente le foto satellitari).

Da quale esigenza siete partiti per creare Maiom?

PR: Ci piaceva l’idea dei mash-up, ci sembrava un modo intelligente per migliorare la user experience, ma non era ovviamente sufficiente. Servivano anche un prodotto ben definito e un mercato al quale proporlo. In Liguria l’unico settore che tira veramente è quello immobiliare. Abbiamo messo insieme tutti questi ragionamenti e siamo partiti, sapendo che si trattava di una sfida difficile perché ci saremmo buttati in un’arena molto competitiva.

Conoscevate già il settore immobiliare?

PR: Non dal punto di vista dei servizi web, ma dal punto di vista degli operatori del settore per motivi familiari e amicizie.

In questo senso a quale esigenza risponde il servizio? Qual’è il suo target e cosa è possibile fare in concreto?

PR: Maiom è un servizio molto evoluto per la pubblicazione di annunci immobiliari. I contenuti sono generati dalle agenzie. Gli annunci sono georeferenziati, taggati, integrati con foto e anche video (YouTube, Google Video ecc.). Le agenzie possono disporre così di uno strumento sofisticato e mostrare ai propri clienti, ad esempio, le loro proposte con Google Earth. Per gli utenti, cioè per coloro che cercano una casa, Maiom offre strumenti innovativi come l’esplorazione degli annunci su mappa e i feed personalizzabili per contesto geografico.

Gli utenti possono solamente cercare o posso anche inserire richieste?

PR: Al momento gli utenti possono, formalmente, solo cercare, ma abbiamo notato che spesso usano i form di richiesta informazioni per inoltrare vere e proprie richieste alle agenzie. Non è detto, quindi, che in futuro questa esigenza degli utenti non possa essere in qualche modo “strutturata” dentro Maiom.

Quante agenzie immobiliari ci sono in Italia e quante stanno partecipando attivamente?

FG: Non dispongo di dati freschissimi, ma siamo certamente oltre quota 20.000. Le agenzie presenti oggi su Maiom sono una novantina.

20.000 possibili clienti non sembrano a prima vista moltissimi nell’era del Web 2.0 Questo potrebbe rappresentare un rischio per voi?

FG: No al contrario, la domanda di servizi come il nostro è in continua crescita. Il mercato praticamente sta nascendo ora. Non a caso in questi ultimi mesi si sono affacciati anche grossi competitor come Pagine Gialle ed eBay. Se pensi poi che Casa.it è stato recentemente acquistato da Sky per circa 9 milioni di euro, significa che il mercato si sta facendo interessante. Ovviamente se le agenzie fossero un po’ più informatizzate sarebbe tutto molto più semplice.

Si sono iscritte da sole? Quanti annunci hanno inserito?

PR: Alcune sono state contattate, altre si sono iscritte da sole, ma le iscrizioni spontanee sono in aumento e sono un indice positivo della bontà dei nostri investimenti in Search Engine Marketing.

Come vi siete organizzati per far crescere tecnologicamente Maiom? Vi occupate voi direttamente degli sviluppi software e della tecnologia o avete coinvolto terze parti?

FG: No, facciano tutto noi, dallo sviluppo software al Search Engine Marketing e Search Engine Optimization.

Il vostro lavoro attualmente in che cosa consiste? In quali direzioni state investendo?

PR: Ci muoviamo sia sul fronte commerciale/marketing che su quello tecnico. Nel primo caso mi piace ricordare la campagna promozionale di Nero Bifamiliare. Penso non si fosse mai visto un sito di annunci immobiliari promuovere un film. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico abbiamo diverse cose interessanti in cantiere… ma su quelle non posso ancora sbilanciarmi.

Soffermiamoci un attimo sul discorso commerciale. Siete tra le prime iniziative web 2.0 ad aver attirato un investimento pubblicitario. Di cosa si tratta più in dettaglio?

PR: Come ha fatto anche 2Spaghi, abbiamo fornito alla MovieMax un servizio di promozione innovativo, non il semplice banner. In questo senso abbiamo dimostrato qual è la differenza tra web 1.0 e web 2.0. Su Maiom sono stati pubblicati gli annunci di Nero Bifamiliare come se fosse una agenzia. Il supporto ai video ha permesso inoltre di inserire i trailers: in pratica ci siamo agganciati alla trama del film, nel quale i protagonisti sono in cerca di una casa. Nei prossimi giorni verranno pubblicati altri annunci per Nero Bifamiliare e c’è anche un feed per essere sempre aggiornati.

Di che cifre parliamo per fare pubblicità tramite voi?

PR: diciamo che è stato un giusto contributo, di più non posso dire.

Sono in cantiere altre sponsorship o partnership?

PR: stiamo avviando una collaborazione con EasyStanza, un servizio per chi cerca/offre stanze in affitto. È interessante e complementare alla nostra offerta sia per tipo di prodotto che per target.

FG: La collaborazione sarà inizialmente di tipo pubblicitario. Non escludiamo però che si possa andare oltre. Più in generale, stiamo contattando aziende che a vario titolo operano nel settore immobiliare. Non posso però ancora farti dei nomi.

Più in generale, cosa c’è di rivoluzionario nel web 2.0 secondo Maiom? Quali principi web 2.0 state utilizzando per far crescere e diffondere il vostro servizio?

PR: Senza il web 2.0 Maiom non esisterebbe. Pensa solo quali investimenti avrebbe richiesto la navigazione su mappe se non ci fosse stata la possibilità di realizzare un mash-up con Google Maps. Sul fronte marketing le dinamiche utilizzate per promuoverci sono state assolutamente bottom-up con un passaparola cresciuto nella blogosfera e arrivato anche sulla carta stampata. Inoltre, a noi piace l’idea che i dati siano aperti, un principio alla base del web 2.0. Per questa ragione, i nostri annunci sono tutti scaricabili via Rss secondo diversi criteri di aggregazione. I feed Rss sono a loro volta georeferenziati per permettere ad altri di fare mash-up.

Pienamente d’accordo. Come pensate invece di monetizzare il vostro servizio? C’è un business model? Secondo voi esistono per i servizi web 2.0 fonti di revenue diverse dalla pubblicità?

PR: Il nostro business model è molto concreto e sostenibile: le agenzie pagano un abbonamento annuale per essere presenti su Maiom.

Come pensate di far crescere il vostro fatturato? Avete in mente altre fonti di guadagno o puntate a incrementare il numero di agenzie che caricano annunci? Ed è scalabile questo modello?

FG: Gli abbonamenti delle agenzie avranno sempre il ruolo principale. Ma l’idea è di integrare il fatturato con servizi innovativi per il real estate (ad esempio rendering 3D con Google Earth) e comunicazione pubblicitaria con un approccio geografico e contestuale, ad esempio facendo pubblicità locali attraverso la mappa.

Pensate ci siano possibilità di sviluppare iniziative che leghino altri canali al vostro lavoro sul web? Penso al mobile, alla stampa, alla web tv

PR: Canali interessanti sono di sicuro il mobile e la web tv, meno la carta stampata, almeno secondo il mio punto di vista.

Avete mai pensato a lanciare la vostra iniziativa fuori dal territorio nazionale? Quale credete sia lo stato del panorama web 2.0 italiano se confrontato con quello di altre nazioni europee o con gli Stati Uniti?

FG: Nei nostri programmi futuri c’è quello di ripetere la nostra esperienza anche all’estero, ma prima pensiamo che sia necessario inserirci bene nel mercato nazionale. Direi che in Italia non si tratta di un problema di web 2.0 o di web 1.0. Esiste un digital divide in generale. Questo ovviamente è ancora più evidente se confrontiamo i servizi e gli utenti sul piano del web 2.0.

Quindi un problema di diffusione della tecnologia. Anche un problema di cultura? Cosa si può fare per migliorare la situazione italiana?

FG: Credo che esista un salto quantico tra un utente medio e un utente che ha scoperto le opportunità offerte dal web 2.0. Ti faccio un esempio: se a un utente fai capire che esistono i feed Rss, che è possibile aggregarli con Netvibes, che scrivere su un blog è semplicissimo, ottieni una persona che può iniziare ad apprezzare tutti i nuovi servizi che stanno nascendo in questi mesi anche in modo autonomo. Io e Paolo crediamo molto nel passaparola. Se ognuno di noi fa crescere un suo amico e se lui fa lo stesso con un altro, si può dare un contributo importante a ridurre quel ritardo con cui la cultura digitale si sta diffondendo nel nostro Paese.

Un’altissima percentuale di utenti, non immagina neanche da lontano cosa sia il web 2.0, ancora meno le sue potenzialità e strumenti. Le stesse aziende sono molto indietro. Non credi che il passaparola richiederà ancora molti anni?

FG: Io penso (e spero) che già dopo l’estate si possano vedere i primi sensibili miglioramenti. Bisognerebbe monitorare i passaggi dagli abbonamenti Adsl a consumo a quelli flat. Penso sia un buon indicatore.

Forse però la connettività non è tutto. Serve anche una cultura di base, una manualità della rete. No?

FG: Sì, quello che intendevo dire è che se un utente sente l’esigenza di avere una connessione flat vuol dire che ha migliorato la sua cultura informatica di base.

Per chiudere, quali obiettivi vi ponete con Maiom e per voi stessi nei prossimi anni?

FG: Il nostro obiettivo è diventare un riferimento per chi cerca casa su Internet. In questo modo avremmo maggiori risorse per sviluppare altri progetti. Le idee non ci mancano.

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