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Dal Linux Day italiano al Comdex USA

19 Novembre 2001

Dal Linux Day italiano al Comdex USA

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Promettente l'iniziativa italiana, mentre nel riflusso di Las Vegas l'open source dice comunque la sua

L’apertura stavolta è dedicata ad un’iniziativa tutta italiana: il Linux Day 2001. Previsto per sabato 1 dicembre 2001, l’evento si propone come la “prima giornata nazionale di Linux e del software libero.” Obiettivo principale è introdurre le molte facce del pianeta open source ad un pubblico il più vasto possibile. Riprendendo un testo in circolazione online, si vuole informare sulla “realtà del sistema operativo GNU/Linux e del software libero e i vantaggi e benefici che ne derivano, attraverso seminari, conferenze, incontri e dimostrazioni che si terranno nelle città in cui si svolgerà la manifestazione.” Altro elemento importante, soprattutto per la realtà italiana: in alcune località sarà possibile farsi installare il sistema open source sulla propria macchina, grazie alla fattiva opera di volontari in loco. L’organizzazione del Linux Day è curata dalla Italian Linux Society in collaborazione con molti Linux Users Group italiani, gruppi locali che si propongono di far conoscere Linux e il software libero. Al momento l’elenco delle località coinvolte raggiunge la trentina di unità, si va Ascoli Piceno a Gorizia, da Teramo a Cagliari. Per ogni informazione aggiornata, è bene visitare il sito

Per un evento nascituro che si promette interessante, dall’altra parte dell’oceano eccone invece uno assai affermato ma in chiara fase discendente. Svoltosi nei giorni presso il Las Vegas Convention Center (e in alcune sale dell’annesso Hotel Hilton), il noto Comdex stavolta ha registrato un 15 per cento in meno di espositori presenti (quasi 2.000). Parecchi assenti tra le aziende statunitensi, con il parterre dominato dalle società internazionali, solitamente relegate in angoli fuori mano. Da segnalare lo stand delle Isole Canarie, i cui addetti esaltavano le irrisorie tasse locali (1-5 per cento) nella speranza di attirare piccole e grandi aziende a spostare laggiù le proprie attività. In prima fila gli spazi riservati all’Egitto, alla Cina e Taiwan, per lo più con offerte di servizi in ambito outsourcing. La crisi ha colpito non poco il business locale: per primi i tassisti, insolitamente liberi e reperibili, oltre alla mancata pubblicità sulle autovetture, e poi i vari motel della zona, parecchi dei quali esibivano il raro cartello “camere disponibili.” Il numero dei visitatori complessivi non ha superato quota 100.000, un buon 35 per cento in meno rispetto allo scorso anno e ben distante dal record del 1997 di 230.000 persone.

Certo, effetti tangibili dell’11 settembre e della recessione economica in generale. Anche se, com’è d’uopo per high-tech forse più di altre industrie, occorre guardare al domani con fiducia. Ecco quindi il gran parlare di gadget wireless e mobili, con accesso “always on” a Internet, futuro quasi obbligato dell’informatica. In tal senso, restando all’open source, è stato annunciato l’arrivo sul mercato del primo modello del palmare iPaq (di Compaq) che gira su Linux. Operazione a cura di Tuxia, produttore tedesco di sistemi embedded per i set-top TV ed altri dispositivi. Questa versione Linux per iPaq, prelevabile anche gratuitamente dal sito Web della società tedesca, verrà accompagnata da un kit di sviluppo per la realizzazione in proprio di applicazioni ad hoc per l’apparecchio. Tra le opzioni disponibili, applicazioni e-mail, un lettore MP3, il popolare videogame Doom e una versione leggera del browser Mozilla, chiamato per l’occasione Nanozilla, che comunque offre tutte le funzioni dell’omonimo software desktop.

L’iniziativa, come segnalato recentemente, verrà tra l’altro seguita a breve da alcune aziende asiatiche, che si apprestano lanciare palmari e PDA basati su Linux fin dai primi mesi del 2002. Ma come ha spiegato nel corso del Comdex lo stesso co-fondatore di Tuxia, Franz Hintermayr, il problema rimane la scarsità di applicazioni specifiche per i palmari sotto Linux. Aggiungendo come nell’ambito dello sviluppo la comunità open source si trovi almeno un anno indietro rispetto alle controparti Windows e Palm. Altro handicap potrebbe rivelarsi il fatto che Compaq finora non abbia appoggiato pubblicamente il proprio iPaq in versione Linux, né prevede di lavorare in qualche modo con Tuxia o altri produttori simili.

A proposito di aziende asiatiche, la Gmate di Seoul ha confermato al Comdex l’attesa uscita di Yopy PDA. Intravisto al CeBIT tedesco dello scorso anno e in ritardo sui tempi previsti, il dispositivo è stato nel frattempo ridisegnato. Più simile ad un cellulare ripiegato, ha un monitor a cristalli liquidi di 3,5 pollici (240 x 320 pixel) e una tastierina a 40 tasti. Dimensioni 10,2 x 6,9 x 1,5 cm, peso 140 grammi e batteria funzionante per oltre 12 ore. Con memoria base di 64M byte, Yopy PDA è basato sul chip StrongARM di Intel e gira sul sistema operativo ARM Linux e, in alternativa, su X Windows. In tal modo gli utenti potranno usare le migliaia di applicazioni che usano quest’ultimo sistema, sempre in attesa, vedi sopra, che arrivino anche i programmi open source per PDA. Per cominciare il modello di Gmate offre browser Web, lettore MP3, software di image editing, applicazione e-mail, calendario e agendina. I primi esemplari saranno in vendita prima di Natale in Corea, ad un prezzo vicino ai 490.000 won (380 dollari USA), mentre l’azienda spera di piazzarli ad un prezzo più elevato negli Stati Uniti e altrove, circa 450 dollari.

L’ultima segnalazione relativa al giro Linux dal Comdex riguarda il progetto denominato “Realtor Appliance”. Mirato al mercato verticale delle agenzie immobiliari statunitensi, l’iniziativa mira alla realizzazione di una tecnologia basata su Linux in grado di consentire l’uso di un dispositivo condiviso dalle grandi associazioni e società del mondo immobiliare, superando le odierne differenze operative spesso anche sostanziali tra i vari stati. Una sorta di “office-in-a-box” per questo settore tradizionalmente assai prosperoso e alquanto attivo anche online. Si prevede infatti che l’apparecchio possa essere impiegato subito dai 780.000 aderenti alla National Real Estate Association. In lavorazione da oltre tre mesi sotto la supervisione di due tecnici di tale associazione, il progetto vede la lavoro oltre una ventina di programmatori open source a tempo pieno. E qualcuno lo ha già definito “la versione SourceForge per l’industria della compravendita immobiliare.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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