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Dal Fatto al Misfatto, la bonifica della realtà

15 Aprile 2010

Dal Fatto al Misfatto, la bonifica della realtà

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Proprio mentre noi stiamo a discutere dell’assenza di spazi satirici su carta e del loro affollamento online, alcuni giornali hanno iniziato a provarci. Uno di questi è il Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano è un piccolo caso editoriale in Italia. Nato con la raccolta di abbonamenti online con il blog l’Antefatto, è partito servendo solo le città principali, in attesa di vedere come andassero le vendite. Andavano bene: e quindi si è allargato ad altre città. Con un venduto stimabile sulle 110.000 copie (fra abbonamenti ed edicola), il Fatto ha iniziato a pubblicare, la domenica, il Misfatto. Un inserto satirico curato da Roberto Corradi, cui abbiamo rivolto alcune domande.

Corradi, autore e commediante, come si definisce, di 33 anni, ha iniziato lavorando con Alberto Sordi (per il quale ha lavorato a Storia di un italiano). Ha conosciuto Marco Travaglio e, dopo la collaborazione per il blog del giornalista torinese assieme a Peter Gomez e Pino Corrias, l’incontro con Antonio Padellaro, che del Fatto è il direttore, e la cura del Misfatto.

Come nasce il Misfatto e quali sono le vostre “linee guida” satiriche? Cosa chiedete agli autori?

Il Misfatto, come nome e come format, se possiamo definirlo così, nasce come esasperazione de il Fatto Quotidiano, cioè come un giornale vero e proprio, molto vicino al fratello maggiore ma senza la necessità di raccontare verità. Noi esageriamo quello che succede e quando quello che succede è già fin troppo esagerato, tentiamo un’opera di normalizzazione. Una bonifica, diciamo.

La vostra satira finirà mai online? Userete l’online in qualche altro modo? Come vedete il rapporto fra il vostro inserto satirico e la vostra presenza in rete?

Ma, dunque… l’inserto in pratica è già in rete. Solo parzialmente, per ora, e con gli stessi contenuti del cartaceo, ma c’è. La previsione è di incrementare questa cosa fino a destinare uno spazio alla satira in quello che sarà il sito del giornale, quando ci sarà. Attualmente, infatti, lo spazio web de il Fatto Quotidiano è il blog Antefatto, diretto da Peter Gomez. Contiamo di potenziare la struttura e quindi di dare nuovi spazi anche alla satira con la possibilità anche di aggiungere filmati. Cercheremo talenti in rete, ma proveremo a coinvolgere anche quelli già affermati.

Come sta andando l’esperienza? Vendite, feedback…

Il nostro inserto ci sta dando soddisfazioni incredibili. Le vendite domenicali sono oltre ogni previsione, gli attestati di affetto che riceviamo via mail e che vediamo in facebook (abbiamo una pagina fan che è arrivata a 12.000 iscrizioni in pochissimo tempo!) hanno un potere di incoraggiamento e di infusione di entusiasmo difficili da raccontare, quindi il dato è più che positivo. C’era un bisogno di satira enorme, questo è chiaro. Ma adesso che sembra tornato di moda il lancio del gatto morto sul palco che era tipico del disappunto, chiamiamolo così, del pubblico dell’avanspettacolo (basta vedere come la gente commenti in rete quello che non le piace) l’idea di essere scelti ogni settimana da tante persone ci fa capire che esserci avventurati in questa impresa è stato un rischio che abbiamo fatto bene a correre.

Quando abbiamo iniziato questa serie di articoli per Apogeonline, le presenze satiriche su carta erano nulle. Come vedi, ora, il futuro della satira?

Il futuro della satira, per me, è tutto qui, e mai come ora. Bisogna correre il rischio. Bisogna provarci, bisogna unire le forze per creare anche piccole autoproduzioni, bisogna buttarsi nella mischia. Perché il “sistema” (ma che sto a fa’un discorso serio?) non funziona più e quindi chi vuole fare una cosa deve farla e basta. Ma con cattiveria, soprattutto verso se stesso. Distinguendosi e selezionandosi con ferocia. Mi spiego peggio: è inutile mettere in piedi spazi web o progetti editoriali che si imitino tra di loro o emulino successi altrui o passati. Bisogna darsi identità diverse e sapersi valutare spietatamente. Questo, secondo me, è l’unico modo per varare progetti o materiali originali e di valore. Il pubblico, poi, ti segue. Quello della rete e delle edicole, in particolare, non è lo stesso della De Filippi. Ci rivolgiamo a persone che sanno scegliere.

In Italia si è assistito nell’ultimo anno alla nascita o al consolidamento di diverse iniziative di aggregazione di autori satirici, alcuni dei quali con precedenti esperienze, in progetti online. Sembra ci sia molta voglia di satira. Come mai questa non viene soddisfatta con pubblicazioni apposite, anche slegate dal vincolo di un quotidiano? Come mai non abbiamo un italico Charlie Hebdo, un Canard Enchainé?

Ci sono ragioni economiche. Non si investono capitali in progetti del cui esito non si è sicuri. E il blocco che poi crea un certo tipo di forma mentis fa il resto. Questo succede non solo nell’editoria in quasi tutti i settori della comunicazione attuale. Se pensi agli anni d’oro del cinema italiano, quello di sessant’anni fa, quando una produzione sfornava dieci successi al mese con storie raccontate da tantissimi talenti insieme e pensi poi che oggi le più grandi produzioni impegnano un attore anche famosissimo bene che vada un paio di volte all’anno e per ognuna di quelle volte lo costringono a presentare il suo film ovunque, capisci com’è trasversale questo procedere lento pede. Da qui nascono le autoproduzioni che a volte finiscono nel nulla ma altre volte fanno la differenza. Il Fatto Quotidiano dimostra che scommettere su se stessi senza stare tanto ad aspettare che questo paese vada per il verso giusto, paga. Il Misfatto è il lusso del Fatto Quotidiano. Ma non è una strada impossibile da praticare. Basta avere la voglia, il fegato e un po’di capitale, ma non tantissimo, credimi. Anzi.

Ci sono, o di dovrebbero essere, secondo te differenze nella libertà di espressione online e su carta?

E no, non è possibile la domanda, secondo me. La prendo per una provocazione? La libertà di espressione è una e inviolabile. Il discrimen è semplicemente l’idiozia. Ma quella andrebbe combattuta con ferocia ovunque, su carta, nell’on line, anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. Ma siccome siamo negli anni di gente che fa giurare tredici candidati alle regioni in coro, in una piazza… mi rendo conto che la lotta all’idiozia è per adesso la più difficile. Ma vale sempre la pena provare!

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