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Dal bisogno corporale, alla toilette wireless

09 Maggio 2003

Dal bisogno corporale, alla toilette wireless

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Inizio a pentirmi per alcune cose che ho scritto sull’importanza di Internet, dei suoi servizi, nella nostra vita di tutti i giorni. Sono sinceramente pentito. Perché pensavo, e continuo a credere, che ci debba essere un limite ragionevole all’uso della tecnologia, anche a quella utile. Penso che l’uso debba essere mediato dall’intelligenza o, almeno, dal buon senso. Ma quando si realizzano cabine W.C. con integrati schermi, tastiere e computer incastrati sotto il lavandino… be, inizio anche io ad avere qualche dubbio.

Il dubbio è che la tecnologia si insinui pesantemente dentro la nostra vita e ci presenti soluzioni a bisogni che non abbiamo, che non sentiamo. E lo fa anche nei pochi spazi e momenti in cui possiamo rimanere soli con noi stessi, isolati dal mondo, dai problemi e dal caos che ci circonda. Anche lì, ecco schermi LCD e tastiere di plastica a solleticarci, ad ammiccare, a distrarci.

Ma tant’è, ecco Microsoft inventare “iLoo”, l’i-gabinetto, una toilette mobile collegata wireless a Internet. “Non è uno scherzo”, tiene a precisare uno dei tanti portavoce dell’azienda di Bill Gates, visto che “Internet è talmente integrata nella vita di tutti i giorni che la possibilità di navigare nelle toilette è una tappa naturale”.

Naturale? Sembra di assistere a una scena grottesca di un film di Buñuel.

Il portavoce, però, non si limita a questo e continua sull’argomento: “È affascinante pensare che i piccoli spazi possano essere un’apertura sull’immensità del mondo virtuale”. La frase si commenta da sola.

Ma, essendo luogo di bisogno, l’iLoo è soggetto ad ospitare, fuori dal piccolo spazio, una coda di aspiranti navigatori. Dunque, cosa c’è di meglio che piazzare anche esternamente uno schermo al plasma con tastiera annessa e collegamento a Hotmail?

Signori, il tempo è denaro e non va sprecato: così gli avventori di questo “luogo delle meraviglie” potranno “mentre aspettano fare qualcosa di utile”, come aggiunge il devoto portavoce di Microsoft.

Immaginiamo una scena: tutte le cabine sono occupate da aspiranti navigatori affascinati da questa “apertura sull’immensità del mondo virtuale”. Chi, in coda, ha aspirazioni più prosaiche e impellenti, non potrà fare altro che cercare il caro vecchio angolo buio e lì lottare contro il batticuore di una possibile intrusione improvvisa.

Ogni luogo ha il suo perché e ben può capirlo chi ha visitato le sale da bagno dei castelli del centro Europa: luoghi pensati per evadere dal mondo, per concentrarsi su sé stessi, spesso ricavati in spazi rubati alle intercapedini e, soprattutto, bui.

MSN UK ha voluto testare questo nuovo “potty surfing “, che verrà utilizzato per la stagione dei festival estivi inglesi. Io, rimango dell’idea di Guccini, quando cantava, nell’Avvelenata: “ovvio il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso, possiedo un mio momento e io che ho sempre detto che era un gioco saper usare o no d’un certo metro”.

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