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Dagli Usa i primi commenti sul Mac Mini

23 Febbraio 2005

Dagli Usa i primi commenti sul Mac Mini

di

Destabilizzante. Un contatto fisico, un cambio di orizzonti, immagini di prospettive differenti. Un PC-convinto ha visto la luce, o perlomeno un momento di illuminazione e vuole dividerlo con voi

Pane al pane e vino al vino

Voglio subito mettere bene in chiaro che non sono un Mac-dipendente, ma piuttosto un Mac-critico e quindi…

Quando si era trattato nell’84 di scegliere tra Mac e Amiga scelsi quest’ultimo (il Mac non potevo permettermelo), ed anche in seguito, pur avendo lavorato su un G3 per un paio di anni a fasi alterne, ho sempre privilegiato la piattaforma PC per motivo di costi e prestazioni, ed anche di reperibilità software, diciamocelo.
Designer controcorrente agli inizi, mi trovo ora ad essere perfettamente integrato nel mainstream, ed a guardare l’altra sponda del fiume.

Contatto ravvicinato del terzo tipo

L’ho toccato, anzi, l’ho solo sfiorato, un certo rispetto per la sua forma-colore-presenza mi ha imposto un doveroso momento di timidezza che non mi sarei mai trovato ad avere nei confronti di un laptop, nemmeno di quelli da tremila dollari, nemmeno i Mac precedenti.

Arrivato negli USA da poco, anzi, ancora introvabile o quasi pure attraverso il Web, già viene venduto al mercato nero su Ebay a prezzi da paura.
Ecco il Mac Mini, quello da 499 dollari che viene proposto dalla casa di Cupertino, adatto per le masse oltre che per il nutrito stuolo di aficionados (o Mac-dipendenti, vedete voi).

Il negozio di CompUsa qui in Virginia aveva anche un cartello sul vetro della porta d’ingresso: “MAC MINI IN STOCK”. Come fanno per il Beaujolais Nouveau.
Ed era lì, su uno scaffale, mi aspettavo pompa magna e invece no, modestamente collegato al solito monitor bellissimo, tipo cinemascope della Mac, con un mouse-stesso-colore senza filo, un uovo schiacciato più che altro, niente bottoni, apparenza madreperlacea il tutto.

E nella verità l’appellativo di “mini” effettivamente se lo merita. Mini proprio. Piccolo, mignon, un parallelepipedo che sta quasi in una mano, di un colore bianco madreperlaceo che mi ha ricordato i tasti del mio sassofono, una feritoia sottilissima che pare una bocca, in alto, un punto bianco luminosissimo e piccolissimo in basso a destra. 1.3 Kg, 16.5 x 16.5 x 5 cm, ben più piccolo del libro di Javascript che mi sto sciroppando in questi giorni. Basta. Tutto lì, mini, per l’appunto.
Ma attenzione, l’apparenza inganna. Sì perché dentro quello scatolino silenziosissimo si trova una potenza di elaborazione che va ben oltre le necessità dell’utente medio.

Computers, prezzi, miniaturizzazione

Non che non si siano visti computer a prezzi da patate. Negli anni in cui ho abitato in Silicon Valley, di computer a 299 dollari (o addirittura 239!), monitor scadente compreso, ne ho visti parecchi. Una mia amica ne ha comprato uno, marca sconosciuta, con tanto di Windows XP, e ne è contentissima.
Sicuramente, quelli possono già rispondere alle esigenze del 90% della popolazione cibernetica. E non stiamo parlando di chi attacca il computer alla televisione per cercare di diventare cieco al più presto possibile, quelle cose le facevo io nell’83…
Stiamo parlando di chi ha bisogno di signore macchine, con un processore ragionevolmente rapido, tutto non di ultima generazione, ma sempre di rispettabilissima potenza.

Ma il Mac Mini è un’altra cosa. È un simbolo, è una liberazione da tutta quella ferraglia, è un’idea che fa diventare il computer più simile a un calamaio (ve li ricordate?) che a una macchina mostruosa da temere.

Che cosa ho per 499 dollari? Mi riferisco alla versione base, l’altra costa 100 dollari in più nuda, così come dicono alla Apple: BYODKAM, “Bring Your Own Display, Keyboard and Mouse”, ovvero portatevi monitor, tastiera e mouse da casa.
Processore: 1.25GHz PowerPC G4, che in termini Mac significa ben più potenza che in termini PC.
Hard Disk: 40 Giga. Più che sufficiente. Quando comincia a essere pieno si archivia sui CD. Ottimo sistema per non essere spiazzati da un HD che frigge e non trovarsi ingolfati con dati.
Memoria: 256 Mb, idem.
Scheda Video: Ati Radeon 9200 da 32 Mb, perché avere di più?
E poi DVD-CDR-W, scheda di rete, Modem 56k V.92, Firewire, 2 uscite USB, uscita DVI per il monitor, uscita cuffie, Sistema Operativo OSX 10.3 installato con qualche software basico… vi serve altro? Alla maggioranza degli utenti no.

Non c’è che dire, bella strategia, probabilmente la maggioranza di noi non ha un computer così potente sul proprio tavolo.

Filosofia di Steve Jobs e filosofia Apple

La Apple da sempre rappresenta la filosofia del bello, del pratico, dell’esteticamente gratificante oltre che del funzionale. Ogni Mac-dipendente ve lo potrà dire, però sentirlo dichiarare da uno che negli ultimi 11 anni ha sempre usato PC (e che continuerà, attenzione, non mi sono certo convertito!!!) è un’altra storia.

Avevo già avuto modo di incontrarmi con quell’incredibile oggetto che è il Mac Cube. Strano, costava troppo, in quanti l’hanno comprato?
Ma il Cube ha preparato la strada per questo gioiellino, come il MacIntosh Lisa (con il mouse!) ha preparato la strada all’ingresso dei Mac in un periodo in cui i computer vivevano nelle stanze climatizzate.Preistoria, anzi peggio.

Invece qui il buon Steve viene a dire a tutti: guardate che non c’è bisogno di avere un armadio rumoroso per fare quello che dovete con un computer, basta questo scatolino…

Uno dei vantaggi del PC è, però, (per quanto ancora?) di poter aprire l’armadio e togliere, cambiare, configurare. Con i prezzi “made in china” che ci sono adesso, tutto questo è veramente alla portata di tutti, e soprattutto permette di avere la macchina fatta espressamente per le nostre esigenze.
Mi sono cambiato da solo 3 ventilatori, l’altra settimana, perché il rumore mi faceva impazzire. Ma il Mac non ne ha bisogno, non fa rumore!!! E poi se vuoi 80 Gb di HD te li danno, costa 100 dollari in più, tutto il resto è già lì, magico scatolino con un po’ di uscite sul retro a cui attaccare esternamente quello di cui hai bisogno. Basta.

Amore a prima vista per me, ma soprattutto illuminazione su quello che penso sarà il futuro. La svolta è qui, credo sia il caso di accettarlo e riconoscerlo.
Il computer come il tostapane: non più pulsanti, manopole e luci.
Alcuni ingressi discreti sul retro (che presto saranno wireless?), un mezzo per comunicare con lui tramite inserimento di CD e basta.
A tutto ciò sottende, però, una filosofia dell’accessorio: ti do a pochi soldi la struttura, tanto poi ne spenderai a sufficienza in extra. Il mondo dell’informatica va così oggi, i ristoranti pure.

Ma è tutto qui? Non credo, non direi

L’operazione tecnologica/commerciale del mini, oltre a dare molto probabilmente un impulso commerciale notevole alla Apple che adesso vive sugli allori dell’iPod, viene a svolgere un’opera di “socialistizzazione” del mercato.
Avete letto giusto, anche se il termine me lo sono inventato io al volo. Mi spiego meglio.

Realtà USA in cui vivo: lo shopping non lo faccio più, perché dovrei?
Una volta andare in un negozio significava oltre al poter scegliere, ecc., la possibilità di “farsi consigliare”. Questo, qui negli US, non esiste più. Normalmente i commessi sono solo dei “venditori”. Sono lì per dirti quello che tu vuoi sentirti dire e farti uscire con il carrello pieno. Competenza? Etica? E cosa sono?

Ed allora lo shopping diventa un fatto di ricerca. Dove? Ma c’è il Web, lì veramente compri tutto quello che vuoi, nuovo, usato. Niente stress, 3-4 giorni e ti arriva un pacco davanti alla porta, e soprattutto: risparmi tempo e denaro e compri esattamente quello che vuoi tu. Non funziona? un’email e lo rimando indietro a spese del venditore.
Quello che faccio a volte (e me ne vergogno un po’ a raccontarlo), è di andare a vedere e provare il prodotto in negozio, poi da casa mi attacco al computer e faccio l’ordine via Web.
Quando riesci a risparmiare un 20-30%, perché non dovresti farlo?

Ma con l’operazione Mac Mini questo discorso cambia. Perché TUTTI vendono il Mac Mini a 499 dollari, i negozianti e il negozio Web, e se dal negoziante devo pagare le tasse, dal negozio Web pago la spedizione, e a volte mi dicono che lo spediscono subito… e poi invece no.
Ecco perché con questa operazione il negozio riprende la sua importanza, la possibilità di andare lì, prendere e portare a casa l’oggetto dei nostri sogni (pagando lo stesso prezzo che sul Web!) tutto sommato gratifica.

Anzi, penso che sarò costretto a comprarmelo anch’io un Mac Mini, perché ho bisogno di testare su piattaforma Mac un paio di Website che sto sviluppando. Mi faccio un attimo un paio di conti in tasca e poi casomai faccio un salto, tanto una tastiera extra e un mouse in più li ho in qualche scatolone…

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