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Cyber Yuga, prima nazione virtuale

12 Agosto 1999

Cyber Yuga, prima nazione virtuale

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“Questa è Cyber Yugoslavia. Patria dei Cyber Yugoslavi. Nel 1991 abbiano perso la nostra terra e siamo diventati cittadini di Atlantide. A partire da settembre 1999 questa sarà la nostra patria.”

Con queste note sul Web si dà via alla fondazione di Cyber Yuga, la prima nazione esistente esclusivamente nel mondo virtuale. Un’idea messa in moto da due studenti della ex-Yugoslavia, decisi a creare una “patria” in cyberspace ora che il Paese è andato in frantumi. In appena tre settimane di vita del sito quasi 2.000 “cittadini remoti” hanno dato la propria adesione.

Il progetto enfatizza l’uguaglianza e la democrazia, invitando tutti i nuovi cittadini a diventare responsabili di Ministeri virtuali di propria scelta e/o invenzione. L’unico requisito richiesto al momento è l’attenta lettura (e comprensione) della costituzione in vigore, insieme alla partecipazione alle votazioni sulle regolari proposte di modifica. Le decisioni finali restano affidate all’Algoritmo del Sistema Sociale, basato sul codice open source, al quale spetta la scelta degli inni nazionali e la decisione del benservito a quei cittadini che non dovessero ottemperare ai propri doveri.

Alcuni di costoro lo vedono come un concreto esperimento dei nuovi possibili scenari politici. Secondo un esiliato politico residente in Slovacchia: “Credo questa campagna possa far uscir fuori tutti quelli che non ne possono più dello Stato e delle istituzioni moderne.” Se e quando costoro raggiungeranno i cinque milioni, Cyber Yuga inoltrerà regolare domanda di adesione alle Nazioni Unite, unitamente alla richiesta di 20 kilometri quadrati di terra da qualche parte dove poter piazzare il proprio server. Nel frattempo, occorrono programmatori volontari per aiutare a colonizzare il territorio virtuale.

Cyber Yuga: http://www.juga.com

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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