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Curarsi con Internet: innamorato di un titolo

21 Ottobre 1999

Curarsi con Internet: innamorato di un titolo

di

Piero Piazzano, autore di "Curarsi con Internet", racconta la sua avventura nella giungla medico-farmacologica del Web

Uno dei direttori con cui ho lavorato diceva che un articolo viene meglio se prima di scriverlo si ha già in testa il titolo. Prima devi innamorarti del titolo, diceva, e poi della storia.
Non so se questo libro (Curarsi con Internet, collana Connessioni, 180 pagine, 28.000 lire) sia venuto bene. Però so che ho seguito quella regola: mi sono innamorato del titolo, e poi ho cominciato a cercare la storia, e sono andato avanti finché l’ho trovata tutta.

Il colpo di fulmine è venuto nella redazione di Airone, dove mi tocca fare il caporedattore. Era venuto a trovarmi un collaboratore, e anche un vecchio amico, Giorgio Gabbi, ex caporedattore di Panorama e dell’Europeo, vicedirettore di Capital, direttore di Genius. In quei giorni al parente di una sua conoscente avevano diagnosticato una malattia rara, e Giorgio aveva cercato di aiutarla raccogliendo informazioni sui medici che capivano qualcosa di quel malanno. Con scarsi risultati.

Così mi chiese se grazie a Internet, di cui mi consideravo un buon navigatore, titolare tra l’altro della rubrica “Navigazione a vista” che compariva nei mesi pari su Le Scienze, sarei stato in grado di dargli una mano.

Fu proprio allora che si accese la lampadina. “Curarsi con Internet”, ecco un buon titolo per un libro, pensai. Il resto è stato un percorso obbligato: preparare uno schema dei capitoli, farlo leggere a Virginio Sala, direttore editoriale di Apogeo, scrivere una bozza di introduzione. Poi, avanti con le ricerche, una notte dopo l’altra, un week-end dopo l’altro.

Partendo quasi sempre dalle esperienze personali. Quella volta che dovevo partire per la Guiana francese e il medico della USL si ostinava a prescrivermi le vaccinazioni per la Guinea Bissau fu la spinta per mettermi nei panni del viaggiatore e ricostruire sul Web la storia delle grandi epidemie, dalla peste alla spagnola, dal vaiolo debellato, dalle vaccinazioni ai rischi della guerra batteriologica.

Un’occhiata alla bilancia, e via con la ricerca di consigli seri sull’obesità, le diete e le relative malattie, con i conseguenti sconfinamenti nei siti commerciali di estetica, fitness e compagnia bella; che con la salute e la medicina hanno poco a che vedere.

Poi, toccò anche occuparsi dei malanni più gravi. Che siti possono insegnare qualcosa sul cancro, sulla malattie cardiache, sui trapianti, sui difetti genetici, sull’Aids, sui malanni della vecchiaia? Non è stato un bel capitolo da scrivere, quello. Anche perché, come tanti, sono abbastanza ipocondriaco da riconoscermi in quasi tutti i sintomi che andavo a leggere. Così, ho passato la mia bella settimana da cardiopatico, e poi quella da arteriosclerotico, per finire all’ultimo stadio dell’Alzheimer, e dimenticare tutto.

Per fortuna, verso la fine, la navigazione in alcuni siti delle cosiddette medicine alternative mi ha ridato un po’ di buonumore. C’è chi si cura, e lo racconta in Rete, con la colonidrologia (vorrà dire “clistere”?), chi segue le prescrizioni della medicina ortomolecolare (che abbia a che fare con le erbe?) e chi misura i campi elettromagnetici emessi dai propri organi. Eppure, molto spesso queste strane cose funzionano pure.

Così, una notte dopo l’altra, un weekend dopo l’altro, la storia è venuta fuori tutta, con i suoi percorsi e i suoi incroci e, alla fine, addirittura un certo ordine in quel labirinto che pareva in partenza. E non mi è sembrata nemmeno tanto noiosa.

Dimenticavo. Quella volta, con Giorgio Gabbi, il medico esperto nella malattia rara l’abbiamo poi trovato, e lui ha fatto una bella figura con la sua conoscente. Se fossi presuntuoso, potrei dire che si tratta del primo caso di un libro che si è reso utile prima ancora di essere scritto.

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