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Crescono le sinergie tra socialità e rete

11 Novembre 2009

Crescono le sinergie tra socialità e rete

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Uno studio del Pew Internet and American Life Project ribalta il luogo comune del navigatore isolato e solitario: maggiore coinvolgimento della media in luoghi pubblici e attività sociali

L’utilizzo diffuso di internet e delle nuove tecnologie di comunicazione non riduce affatto il livello di partecipazione degli utenti all’interno delle comunità locali, ma ne lega anzi le attività. E spesso chi viaggia sul web, i blogger e gli utenti di telefoni cellulari, sono coinvolti in attività di volontariato e di aiuto sociale. Questo, in estrema sintesi, il succo della più recente indagine condotta sul territorio statunitense dal Pew Internet and American Life Project, intitolata Social Isolation and New Technology. How the Internet and mobile phones impact Americans’ social network.

La ricerca è basata su interviste telefoniche condotte con 2.512 adulti nel periodo luglio-agosto 2008. Emerge, fra l’altro, che «le attività sui social network sono legate a una serie di benefiche attività sociali, comprese le reti di confronto che comprendono generalmente persone provenienti da differenti background sociali». L’uso di internet «non isola la gente dai luoghi pubblici. Semmai, è associato a un maggior coinvolgimento in luoghi come i parchi, i bar e i ristoranti, ovvero in quei luoghi dove le persone hanno maggiori probabilità di incontrare un’ampia gamma di individui con punti di vista diversi».

Lo studio del Pew Internet and American Life Project è quindi in linea con quanto va emergendo da altre recenti indagini e contrasto con le prime ricerche, sostanzialmente viziate da una scarsa compresione della socialità online, dalle quali emergeva che dal 1985 la tecnologia aveva reso gli statunitensi più isolati e più poveri di contatti sociali. Oltre alle conferme della comune quotidianità, crescono insomma anche i dati scientifici secondo cui le nuove tecnologie online vengono utilizzate principalmente dagli utenti per rimanere in contatto soprattutto con la propria rete sociale in senso lato, e quando si raggiungono persone sconosciute o che vivono lontano ciò comporta una variegata gamma di opinioni.

Tra i dati specifici, si nota come in media la gamma di persone con cui si interagisce normalmente è il 12% più ampia in quanti usano la telefonia mobile, il 15% più vasta per chi usa anche poco internet e il 9% più grande tra chi condivide foto online e ricorre all’instant messaging. E pur se i contatti faccia a faccia sono ancora cruciali per la famiglia e gli amici stretti, i cellulari vanno eclissando i telefoni fissi in fatto di simili conversazioni personali. Secondo Keith Hampton, uno dei ricercatori, tali risultanze «fanno parte di un trend storico negli Stati Uniti: lo stesso è successo con l’introduzione del telefono, quando improvvisamente le persone hanno compreso di poter avere immediato accesso a validi rapporti sociali oltre quelli con il vicino di casa».

Tendenza confermata finanche tra giovani e giovanissimi: un sondaggio realizzato nel 2006 sempre dal Pew Internet evidenziava come, a fronte del 38% degli interpellati tra i 12 e i 14 anni che avevano un qualche tipo di profilo personale online (percentuale ovviamente cresciuta oggi), il 61% spiegava di usare i siti di social network per inviare messaggi e dialogare con gli amici, e il 42% lo faceva ogni giorno.

D’altronde quasi 15 anni fa Sherry Turkle ci anticipava le positive istanze delle nuove tecnologie e degli ambienti interattivi, senza nasconderne ovviamente rischi e problemi, nello storico volume La vita sullo schermo, tuttora ristampato. E pur non volendo andare così lontano, giusto un anno fa il Digital Youth Project metteva a fuoco le potenzialità sociali, umane e didattiche del rapporto tra media digitali e giovani. Uno studio in cui si stabiliva come gli adolescenti continuassero a sviluppare online importanti competenze sociali e tecniche, grazie a un uso della Rete spesso finalizzato a intensificare rapporti quotidiani con persone che già conoscono. «Cellulari, messaggistica istantanea e siti di social network contribuiscono ad approfondire le relazioni con amici e compagni di scuola, aprendosi al contempo in un inedito ma stimolante spazio pubblico di rete», spiegava l’indagine dopo aver seguito 800 giovani e giovani adulti intervistati tramite un team di 28 ricercatori in sparsi nel Paese e coordinati dalla University of Southern California a Irvine e dalla University of California a Berkeley.

Certo, nessuna campionatura dei miliardi di persone che oggi usano le nuove tecnologie può esser presa per oro colato. Ma è evidente come i dati della ricerca Social Isolation and New Technology siano in sintonia con il trend in atto un po’ ovunque. Non a caso l’indagine ha ricevuto vasta attenzione sulle testate internazionali ben oltre l’ambito online. Tra queste, la conclusione di un articolo su The Times of India offre un quadro azzeccato e colorito: «Internet ha rivoluzionato la condivisione di conoscenza e democratizzato l’accesso all’informazione a un livello senza precedenti nella storia umana. Certo, come per ogni tecnologia, non mancano dei lati negativi. E le pressioni della vita moderna sono senza dubbio numerose e variate. Ma una cosa che internet non ha ottenuto è stato far rimanere la gente in pigiama e farli diventare dei moderni reclusi, come neppure ci erano riuscite le tecnologie del passato».

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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