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Crescita (e problemi) del Wi-Fi statunitense

13 Settembre 2004

Crescita (e problemi) del Wi-Fi statunitense

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Filadelfia pensa di realizzare il più grande hot spot metropolitano del mondo, mentre l'industria procede verso la consolidazione. Ma è tutt'altro che rosa e fiori

Migliaia di trasmettitori Wi-Fi piazzati sui semafori agli angoli delle strade? Fino a coprire l’intera area cittadina e accessibili da tutti a costo zero o molto basso? Già, proprio questa l’idea allo studio delle autorità di Filadelfia, e se l’idea andrà in porto si tratterà dell’hot spot più grande del mondo (135 miglia quadrate). Pur se al non modico preventivo di 10 milioni di dollari per l’installazione e altri 1,5 milioni annuali in manutenzione, il progetto non è altro che l’ultimo caso a conferma del dilagante interesse in USA per il Wi-Fi, inclusi grossi accordi tra i maggiori provider.

Va perciò riportata innanzitutto la fresca partnership tra SBC Communications e Sprint, la quale già ricorre a provider esterni per la maggior parte dei 3.000 hot spot disponibili ai propri abbonati. A questi andranno ora aggiungendosi gli altri punti d’accesso operati da SBC, inclusi alcuni attivi negli aeroporti di Kansas City e Salt Lake City. Analogo lo scenario per i clienti di Boingo Wireless, i quali possono scegliere tra circa 2.700 punti d’accesso operati da svariati provider grazie ad una tariffa unica. Al di là delle cifre, il nuovo accordo è importante perché ribadisce il trend in atto negli ultimi tempi: la progressiva consolidazione industriale del settore. Scenario che a sua volta rilancia e conferma l’attenzione sempre maggiore che va ottenendo il Wi-Fi a stelle e strisce. Con tutti i pro e i contro di scenari analoghi, inclusi i rischi di opzioni ridotte e di eventuali monopolizzazioni del mercato.

Da qui deriva, per estensione, la notizia di un progetto ancor più coinvolgente e in qualche modo controverso: la connessione wireless come servizio pubblico. È proprio quanto sembrano voler fare i responsabili di Filadelfia, almeno per come spiega il chief information officer Dianah Neff: “Se qualcuno se ne sta in giardino con il portatile, può collegarsi gratis, registrarsi e accedere alla connessione ad alta velocità… ora è il momento giusto per una simile tecnologia.” Il progetto punta all’installazione di migliaia di trasmettitori Wi-Fi sull’intero territorio cittadino, fino a coprire la ragguardevole area di circa 135 miglia quadrate. Qualcosa già implementato in altre città, pur se su scala nettamente inferiore: per esempio, a Chaska, in Minnesota, con copertura di 13 miglia quadrate per 16 dollari al mese e a Corpus Christi, Texas, con 20 miglia quadrate. Mentre Cleveland, in Ohio, ha sistemato in giro 4.000 trasmettitori che offrono accesso gratuito a chiunque transiti o si sistemi nei loro paraggi. Esperimenti basati sul concetto di servizio pubblico, come nel caso dei semafori o delle vecchie cabine telefoniche.

Analogamente, il progetto di Filadelfia prevede costo zero o assai ridotto per i cittadini ‘un-wired’, coprirebbe l’area finora più grande al mondo e, insiste Neff, raggiungerebbe soprattutto i quartieri più poveri della circuito metropolitani, dove ovviamente mancano simili servizi. Un buon impiego delle risorse collettive, dunque, pur se a costi non certo irrisori: si parla di previsioni sui 10 milioni di dollari per l’installazione più 1,5 milioni annuali in manutenzione. In tal senso, coglie la palla al balzo Larry Lessig, professore di legge a Stanford, il quale così titola un intervento di commento sul suo blog: “Prima la Dichiarazione d’Indipendenza, poi la Costituzione e ora questo: ancora un’altra ispirazione da Filadelfia.”

Sottolineando esattamente l’importanza di un uso avveduto e innovativo delle strutture pubbliche, l’autore di “Free Culture” spiega che l’iniziativa sarà a libera disposizione di tutti (come per l’illuminazione delle strade e l’aria condizionata al Municipio), ma proprio in quanto tale costerà soldi alla comunità, e giustamente si affiderà al budget collettivo, come avviene per ogni grande risorsa pubblica. Secondo Lessig, ciò porterà benefici a Filadelfia tramite delle modalità che “non possiamo neppure iniziare a immaginare… lasciamo che la città offra la piattaforma e vedremo gli imprenditori trovare milioni di modi per renderla remunerativa”. Anche se, ad onor del vero, i commenti immediati e motivati di alcuni partecipanti allo stesso blog mettono in luce gli immancabili lati oscuri del tutto: quali limitazioni saranno di fatto imposte agli utenti? Come impedire attività eccessivamente commerciali o perfino criminali sulla rete Wi-Fi municipale? E non è forse vero che così le autorità potranno controllare chi visita quali siti? Qualche abitante locale suggerisce piuttosto di usare quei soldi per cose davvero urgenti in città, tipo la pulizia delle strade e un’infrastruttura cittadina maggiormente funzionale, mentre altri sottolineano come un uso eccessivo della banda da parte di pochi potrebbe privarne molti altri, al contrario di quanto avviene con l’illuminazione delle strade.

Insomma, mentre abbondano progetti e rilanci vari, sembra ancora presto per dare piena fiducia al Wi-Fi, almeno per ora.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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