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Cresce la pirateria in Israele

24 Febbraio 2000

Cresce la pirateria in Israele

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Israele rimane uno dei paesi dove è assai di casa la pirateria informatica e musicale. Quel che è peggio, le autorità locali non sembrano in grado di combatterla adeguatamente. Questa la posizione di International Intellectual Property Alliance (IIPA), organizzazione statunitense a tutela della proprietà intellettuale che ha riportato le statistiche relative al 1999. Per quanto concerne il livello nazionale di riproduzione e distribuzione illegale di dischi e CD, Israele ha raggiunto il 45 per cento, seguito da Polonia (40 per cento), Argentina (33 per cento), Grecia e Turchia (30 per cento). Discreto anche il livello di pirateria circolante in Italia, fissato al 25 per cento. Domenica scorsa, durante un raid alla stazione centrale degli autobus di Tel Aviv, la polizia israeliana ha sequestrato decine di copie illegali di CD-ROM con l’intero Windows 2000, un giorno prima del suo debutto ufficiale sul mercato.

Tutto ciò ha portato Israele ad occupare una delle prime due posizioni per il “monitoraggio prioritario” da parte delle autorità USA. Al contempo, un’indagine speciale avviata in tutto il paese fin dallo scorso anno dovrebbe fornire le prime risultanze ad aprile. Qualora tale indagine dovesse rivelare la scarsa attività repressiva del governo israeliano, gli stessi USA potrebbero perfino considerare pesanti sanzioni commerciali.

In risposta al rapporto dell’IIPA, Ran Cohen, Ministro per l’industria e il commercio, ha promesso azioni concrete Tra queste, l’immediata attivazione di un’apposita commissione ministeriale per accertarsi che nessun caso di pirateria sia presente all’interno di aziende governative e/o pubbliche. È stata inoltre avviata una campagna pubblicitaria per far pressione sui cittadini affinché non incappino in acquisti di copie illegali di prodotti musicali o informatici.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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