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Copyright e giornalismo a rischio nell’era digitale

12 Giugno 2002

Copyright e giornalismo a rischio nell’era digitale

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Anche EFF scende in piazza contro Hollywood, mentre a Berkeley parte il primo corso universitario per weblog. E attenzione a blog-it.net!

Ecco gli aggiornamenti su un paio di questioni importanti per l’attuale scenario digitale USA. Innanzitutto, sulla difesa a spada tratta del copyright da tempo avviata dall’industria di Hollywood. Posizione basata essenzialmente sull’imposizione di ferree legislazioni, correnti e in discussione, anziché sul fluido dinamismo imposto dai new media. La novità è rappresentata da un’iniziativa giudiziaria avviata stavolta da alcuni utenti — con l’assistenza della Electronic Frontier Foundation — proprio contro i grandi studi cinematografici, rispetto all’uso di un videoregistratore che consente di saltare gli spot inframmezzati ai film in TV. Iniziativa subito bollata dalla Motion Picture Association of America (MPAA) come semplice “mossa pubblicitaria.” Invece sul fronte dei “weblog,” il giornalismo di nuova generazione che va imponendosi dentro e fuori Internet, sta per partire un apposito corso riservato agli studenti della Graduate School of Journalism presso la University of California di Berkeley. Le lezioni settimanali prenderanno avvio in autunno, sotto l’egida di John Batelle, tra i fondatori del mensile Wired, e Paul Grabowicz, direttore del new media program dell’istituto. Una decisione che, riaffermando la vitalità del fenomeno-blog, si pone in sintonia col rapido divenire dell’informazione online.

L’iniziativa avviata da EFF riguarda cinque utenti del video recorder ReplayTV 4000, i quali hanno presentato una denuncia contro 27 studi cinematografici, tra cui Disney, Time Warner e NBC, sostenendo come l’uso personale di tale apparecchio non violi alcuna norma sul copyright, come invece sostengono costoro. Si tratterebbe piuttosto di una pratica ormai di uso comune e tutt’altro che illegale. “In realtà non siamo di fronte a nessuna tecnologia nuova o radicale. Vogliamo soltanto difendere il diritto degli utenti di continuare a fare quel che hanno già fatto per vari anni,” ha spiegato Robin Gross, avvocato di EFF. La mossa legale arriva in replica alla precedente denuncia avviata da Hollywood contro SonicBlue, casa produttrice di ReplayTV 4000, le cui pecche maggiori consisterebbero nel cosiddetto “AutoSkip” (per saltare automaticamente gli spot pubblicitari quando si registra un film in TV) e nella capacità di inviare copie via Internet ad un massimo di 15 utenti per volta. Entrambe opzioni anti-copyright, almeno secondo i dirigenti di Hollywood e sulla base del controverso Digital Millennium Copyright Act.

Quest’ultima causa dovrebbe andare in aula in tarda estate, ma la nuova contromossa legale potrebbe ritardare il procedimento. Lo sperano ovviamente i denuncianti — Craig Newmark, fondatore della nota mailing list e community di Craigslist.org, e Keith Ogden, grossista, nell’area di San Francisco; Glenn Fleishman, giornalista a Washington; Phil Wright, video-editor californiano; Shawn Hughes, elettricista della Georgia che usa l’apparecchio per registrare programmi TV destinati ai propri figli. I cinque dovrebbero anzi fungere da apripista per analoghe iniziative, con l’obiettivo di allargare il dibattito a macchia d’olio e evidenziare l’inconsistenza della crociata lanciata dagli studi di Hollywood. I quali non hanno però tardato a mettere le mani avanti, ribadendo che EFF ha interpretato in maniera errata le azioni contro Sonicblue come un assalto contro quanti utilizzano l’apparecchio. Nel senso che, chiarisce un comunicato diffuso da MPAA, “non abbiamo manifestato alcun desiderio o intenzione di denunciare i singoli utenti.”

Buono a sapersi, visto che nel frattempo l’apparecchio rimane regolarmente in commercio. E perchè non pochi ritengono la situazione analoga a quella dei nei primi anni ’80, quando furono i comuni videoregistratori a trovarsi nel mirino di Hollywood per violazione delle norme sul copyright. Alla fine la Corte Suprema stabilì che la registrazione di video e programmi TV a livello casalingo costituiva “un uso legittimo dell’apparecchio” (pur riconoscendone la possibilità di impieghi illegali), favorendo alla grande la stessa industria cinematografica: oggi le vendite di VHS e DVD raggiungono un terzo dei suoi introiti complessivi. Molti giurano, e sperano, che finirà in maniera simile — anche se al momento si affilano le armi in attesa delle prossime contromosse giudiziarie.

Stimolanti invece le notizie in arrivo su un fronte ugualmente frenetico, quello dei “weblog” (o “blog” per brevità). Intanto annotazione d’obbligo per la controparte italiana, Blog.it: “Tutto su Weblog e dintorni: puoi leggere, contribuire o segnalare.” (Ne parleremo meglo in altra occasione, intanto curiosate nel sito e datevi da fare!). Come già descritto, si tratta dei cento, mille siti che vanno fiorendo un po’ ovunque sul web, dando vita a un misto tra diari personali e giornalismo di nuova generazione. L’attenzione riservata a questa modalità espressiva online va travalicando i limiti di Internet, com’è giusto che sia. La Graduate School of Journalism presso la University of California di Berkeley ha appena annunciato l’avvio di un apposito corso a partire dal prossimo semestre autunnale. Si tratterà di lezioni settimanali coordinate da John Batelle, tra i fondatori del mensile Wired, e Paul Grabowicz, direttore del new media program dell’istituto. Le tematiche spazieranno dalla creazione di weblog su questioni annesse al copyright, alla creazione di specifici “deep-linking” alla messa in discussione dei blog come “medium adeguato o meno” a far parte del giornalismo.

In tal senso va ricordato come, oltre ai numerosi siti autogestiti sui soggetti più disparati, i weblog oramai trovino spazio su testate ufficiali quali MSNBC, Fox News, Slate, San Jose Mercury News. Mentre altri istituti accademici prevedono iniziative analoghe a quella di Berkeley: la Annenberg School for Communication includerà un corso nelle classi di giornalismo online, mentre noti “bloggers” come Dave Winer e Ken Layne hanno già dato delle lecture a Stanford. E secondo gli insegnanti del Middlebury College in Vermont, i blog incontrano l’entusiasmo degli studenti dalle elementari al master — soprattutto quando vengono impiegati come strumenti gestionali, ovvero per assegnazione di compiti a casa, coinvolgere i genitori nell’andamento didattico, scambiare link per i materiali di ricerca.

Tra l’altro l’analisi delle questioni sulla proprietà intellettuale all’interno dei blog, prevista nel corso di Berkeley, è vitale per il futuro della stessa blogging community — dove vige un uso aperto e scanzonato dei link e di commentari spesso pepati su giornalisti DOC e media corporation. Ovvero, nelle parole di John Hiler, ideatore di Microcontent News: “Entro sei mesi vedremo almeno un blogger denunciato per diffamazione.” Non mancano, infine, gli scettici sulla necessità di simili corsi universitari. Un ambito che potrebbe rivelarsi troppo lento e statico per comunicare efficacemente l’essenza pulsante che anima ogni vero blogger. Secondo qualcuno, in questo caso più che mai il processo d’apprendimento avviene soltanto sul campo, non nelle aule. E sarebbe perfino controproducente insegnare quest’arte ai giornalisti professionisti…. Che abbiano ragione?

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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