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Continua la lotta contro il nazismo online

19 Aprile 2005

Continua la lotta contro il nazismo online

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A pochi giorni dall'assoluzione dell'ex Presidente di Yahoo! dall'accusa di apologia del nazismo, il tribunale di un Land tedesco conferma l'obbligo di oscuramento per i siti nazisti

Timothy Koogle, ex Presidente di Yahoo!, è stato assolto dalle accuse di “apologia del crimine per esibizione di uniforme, insegna o emblema di una persona colpevole di crimini contro l’umanità”, ottenendo dalla Corte d’Appello di Parigi la conferma della sua assoluzione nel caso che lo vedeva opposto al Mrap (Movimento per la lotta contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli) e a un’associazione di ex deportati di Auschwitz.

Oggetto della polemica, scoppiata all’inizio del 2000, la messa in vendita online di oggetti a carattere nazista sul sito americano di Yahoo!. La Corte d’Appello di Parigi ha affermato che Tim Koogle non poteva essere ritenuto responsabile degli oggetti a carattere nazista messi all’asta; le informazioni sotto accusa non erano, infatti, opera di Yahoo! e non erano state inseriti dalla società. “Dalle prove prodotte si evince – sempre secondo la Corte d’Appello – che l’architettura del sito non comprendeva alcuna rubrica, categoria o sottocategoria prestabilita che si avvicinasse alla parola nazista o che la suggerisse”.

La lotta al nazismo e alle discriminazioni online, comunque, prosegue. Il Tribunale amministrativo di secondo grado di Colonia ha infatti confermato l’obbligo dei provider locali di bloccare l’accesso a siti nazisti, mentre in Francia, associazioni antirazziste stanno conducendo una battaglia nella medesima direzione.

In Germania, dunque, gli Internet Service Provider (ISP) del Land della Renania del Nord e Westfalia ora hanno l’obbligo di filtrare i contenuti a carattere nazista che verranno loro segnalati.

A fine 2001, le autorità del Land di Renania del Nord e Westfalia avevano ordinato agli ISP della loro regione di bloccare l’accesso ai siti Internet che sostengono l’ideologia nazista, anche qualora questi siano ospitati su server stranieri, in particolare negli Stati Uniti.

All’epoca, era stata invocata una legge destinata a proteggere i navigatori contro i contenuti illegali, la stessa legge che ha permesso ora al tribunale di Colonia di confermare la decisione, in seguito al ricorso presentato da un provider.

Stessa situazione in Francia, dove si combatte per oscurare i siti d’incitamento all’odio razziale. Allo scopo di proibire l’accesso a un sito revisionista intitolato AAARGH, ospitato negli Stati Uniti, molte associazioni (in particolare SOS Racisme, l’UEJF e la Mrap) hanno avviato una procedura contro alcuni dei principali provider francesi, appellandosi alle disposizioni della nuova Loi pour la Confiance dans l’Economie Numérique (LCEN).

Ma il tribunal de grande instance di Parigi ha sostenuto che i ricorrenti devono rivolgersi innanzitutto ai fornitori di hosting, anche se sono situati al di fuori del territorio francese, prima di interpellare i fornitori d’accesso.

L'autore

  • Annarita Gili
    Annarita Gili è avvocato civilista. Dal 1995 si dedica allo studio e all’attività professionale relativamente a tutti i settori del Diritto Civile, tra cui il Diritto dell’Informatica, di Internet e delle Nuove tecnologie.

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