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Con licenza

01 Aprile 2014

Con licenza

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A essere creative non sono solo i Commons canonici, ma anche formulazioni di accordi di riutilizzo decisamente poco ortodossi.

Tra hacker e sviluppatori si trovano molti burloni e a il loro spirito goliardico si esprime anche in stravaganti modelli di licenza software. Vista la ricorrenza odierna mi è sembrato simpatico segnalare i casi più buffi.
Una delle più note è la Do What The Fuck You Want To Public License (WTFPL), licenza che invita senza mezzi termini a fare ciò che ci pare con l’opera, senza preoccuparci del copyright. Con una formulazione estremamente sintetica e lapidaria, di un unico articolo:

Articolo 0 – Semplicemente fai quel cavolo che vuoi.

Siamo di fronte, più che a una licenza in senso stretto, ad un waiver di pubblico dominio, applicabile al software ma anche a tutte le opere dell’ingegno, simile (negli effetti, non nei modi) al documento chiamato CC Zero (CC0) da Creative Commons. Ha compiuto dieci anni e da più parti è stato salutato come un vero esempio di libertà.
Meno laconica e meno permissiva, altrettanto simpatica, è la DBAD Public License, dove l’acronimo sta per Don’t be a dick: modo colorito per autorizzare il riuso del codice, alla sola condizione di… non fare i cazzoni. La licenza per fortuna si preoccupa di precisare meglio il concetto:

Fai quello che ti pare con il lavoro originale, solo non essere un cazzone. Essere un cazzone include – ma non è limitato a – le seguenti istanze:

  1. Conclamata infrazione del diritto d’autore, come copiare il lavoro cambiando solo il nome.
  2. Vendere il lavoro inalterato, senza averlo modificato in alcun modo. Questo significa essere un VERO cazzone.
  3. Modificare il lavoro originario nascondendovi del contenuto dannoso. Questo ti rende PROPRIO un cazzone.

In sostanza un richiamo al buon senso e all’etica nel riutilizzo e nella ridistribuzione del codice.
Infine ve n’è addirittura una ad personam, che espressamente vuole escludere dalla possibilità di riutilizzo dell’opera proprio Richard Stallman, guru del software libero e primo ideatore del meccanismo delle licenze libere. Si chiama infatti Anyone But Richard M. Stallman License (ABRMS) e, onde evitare equivoci da omonimie, precisa in un apposito paragrafo dedicato alle eccezioni:

Richard M Stallman (il tizio dietro il progetto GNU eccetera) non può usare o redistribute questo programma o qualunque suo derivativo.

Ovviamente l’intento è goliardico, ma sono davvero curioso di indagare se alla base di questa licenza ci sia qualche episodio particolare che veda protagonista Stallman. D’altronde, è cosa nota che non sia sempre una persona flessibile e accondiscendente.
Il testo di questo articolo è sotto licenza http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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