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Comunità Virtuali

25 Marzo 1998

Comunità Virtuali

di

Una nuova realtà per il marketing online?

La Rete è sempre meno abitata da navigatori solitari, da utenti alla ricerca di novità. La grande realtà emergente del mondo dell’online sono le diverse tipologie di comunità virtuali che offrono rifugio e aggregazione ai sempre più numerosi cittadini della Rete delle Reti.
Secondo molti osservatori non è più il contenuto a guidare le scelte degli utenti di Internet, ma sono proprio le comunità, il contatto con gli altri, a dare il senso alla propria presenza in rete.
Il numero del 5 maggio 1997 di “Business Week”, una delle bibbie degli uomini d’affari, dedicava la copertina e un servizio speciale alle Internet Community, diventate ormai un fenomeno di massa. Secondo Business Week, il 57 per cento degli utenti ritorna sistematicamente sugli stessi siti, piuttosto che vagare nel cyberspazio, e ben l’89 per cento di questi dichiara di appartenere a una comunità virtuale.

Il concetto di comunità virtuale ci conduce all’oramai mitico libro di Howard Rheingold dedicato a The Well, la storica BBS dell’isola di Sausalito, nella baia di San Francisco.
The Well, come titolava il numero di maggio di “Wired”, è diventata la comunità virtuale più influente al mondo, il centro degli incontri delle diverse tribù dei digerati, una lobby in grado di influenzare la politica e l’economia non solo sui temi legati alle nuove tecnologie.
L’articolo di “Wired” sottolinea che la storia ha decretato come The Well va considerato il sinonimo di comunicazione online nelle sue forme migliori, peggiori, ma sicuramente più vitali. The Well è anche stato il caso più tipico in cui una comunità technology based ha saputo crescere facendo leva sui contenuti e sull’appartenenza piuttosto che sui gadget tecnologici. Ma oltre a The Well sono nate delle comunità virtuali molto abitate, vere città nella rete, con quartieri e vie di silicio. L’esempio più interessante è quello di Geocities.

Per comprendere Geocities dovete fare uno sforzo per immaginare di trovarvi in una città con 500.000 abitanti che crescono di 5.000 unità al giorno, una città costituita da 34 quartieri diversi e migliaia di isolati, in cui potrete cambiare casa quando desiderate senza spendere una lira.
Geocities è nata dall’idea di un esperto di marketing come David Bohnett, che ha poi saputo trasformarla nella più famosa e frequentata città virtuale esistente al mondo, uno dei siti più visitati di tutta la rete, che sta anche diventando una macchina da soldi per i suoi inventori.
Trovare casa in Geocities non costa nulla, basta collegarsi al sito, iscriversi al servizio, cercare il quartiere più adatto al proprio gusto e trovare uno spazio libero dove piazzare la propria Homepage.
Poi l’aspirante cittadino virtuale deve dotarsi di un buon manuale su HTML, oppure andarselo a pescare nella Rete, per costruirsi la propria casa virtuale.
All’interno di Geocities esiste anche una nutrita comunità italiana. Sempre più di frequente vedo mail con signature che ci ricordano l’URL della Homepage del mittente, che inizia con http://www.geocities.com seguito da quartiere e numero civico del cittadino di Geocities. La comunità italiana online si è anche dotata del suo bravo periodico online che offre in ogni suo numero una ricca scelta all’interno delle pagine degli italiani presenti nella città di David Bohnett.
Con i suoi affollati quartieri Geocities è diventato un crocevia molto ambito per gli inserzionisti pubblicitari che puntano a riempire con i loro banner le vie della città di bit. Ma Geocities non utilizza solo la pubblicità per creare del denaro contante. I suoi gestori hanno puntato a offrire prodotti a prezzo speciale per i cittadini della più affollata metropoli virtuale. Una attenzione particolare meritano le dozzine di gadget venduti online con il logo Geocities. Se siete cittadini virtuali potete comprarvi con la carta di credito un classico cappello da baseball, una polo o una felpa. Ma il massimo dello chic sono i prodotti personalizzati con il vostro URL ben stampato sopra, da tenere in casa come biglietto da visita o da regalare agli amici fidati.

Un’altra strategia per creare aggregazione consiste nell’offrire oltre che dimore virtuali anche servizi tangibili. La comunità virtuale ideale non è, infatti, solo un luogo in cui si può parlare di argomenti o di interessi comuni, ma un luogo in cui si sono create delle forme di interazione fra i cittadini.
Questa è stata la strada percorsa da Tripod, un’altra Web community il cui motto è: dare informazioni alla gente e fare in modo che essa ne parli. È il vecchio trucco per animare una piazza: proporre un tema il più possibile attuale e scottante e lasciare che sia la comunità a portare avanti la discussione. Ma Tripod offre anche chat online fra i suoi aderenti, l’angolo dei consigli del medico o degli annunci di lavoro. In pratica si tenta ogni strada per fare in modo che il visitatore non se ne vada e abbia tutto il tempo di dare un’occhiata interessata ai banner presenti nelle pagine o per indurre il visitatore a ritornare sul sito al più presto, se possibile portando gli amici.

Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Da circa un anno è in rete Pegacity una versione italiana delle città online, con dimore virtuali e con tanto di consiglio comunale e municipio, ma soprattutto con una lista di discussione chiamata Piazzagrande, attraverso la quale è possibile mantenete i contatti fra tutti i cittadini elettronici.

Le comunità virtuali possono diventare una interessante risorsa di marketing ?

Probabilmente, anzi sicuramente sì. Le comunità possono essere utilizzate per veicolare passaparola elettronici oppure per definire e segmentare mercati o ancora per concretizzare forme di sponsorizzazione o affiliazione ai siti o alle informazioni, senza parlare delle tradizionali convenzioni commerciali, già largamente diffuse nel marketing tradizionale, con tutti gli affiliati a un gruppo o a una associazione. Scrivetemi per potere aprire un interessante dibattito fra esperti o aspiranti tali, per cercare di comprendere quali siano le strade migliori per potere interagire con le comunità online. Pubblicheremo le idee più interessanti…

Nel frattempo continuano a vivacchiare quelli che tentano strategie da pirati per veicolare la loro pubblicità.
Ho ricevuto un po’ di tempo fa una mail da un sedicente [email protected]: attenzione, esperti di marketing su Internet: milioni e milioni di indirizzi di e-mail a soli 149 dollari. E il contenuto della mail non era molto originale.
WorldWide Marketing group offre i suoi servizi agli esperti di marketing diretto. Tali servizi consistono sostanzialmente in una mostruosa lista di circa 30 milioni di indirizzi di posta elettronica, ordinati alfabeticamente, che derivavano da circa 6 mesi di intenso lavoro.
Probabilmente gli autori del meraviglioso tool di marketing hanno visitato le più classiche e tradizionali comunità online di Internet, come Newsgroup e liste di discussione, per raccogliere milioni di indirizzi dei loro iscritti per poi inserirli in un mega database e raffinarli e purificarli fino alla creazione del loro mostruoso listone.
La mega-lista viene fornita suddivisa in 120 (ripeto 120) file zippati, ciascuno dei quali contiene circa 250.000 indirizzi di malcapitati utenti di servizi di rete.
Il tutto in un terribile CD-ROM per il cui uso sarebbe interessante richiedere l’esibizione del porto d’armi.

Non solo, le istruzioni per l’uso dell’arma (suicida) in questione prevedono che non appena avrete decompresso i file delle vostre liste di proscrizione, potrete senza problemi installarle nel mirino del vostro programma preferito di posta elettronica. E poi fuoco! Rattattatt! Dove colpite, colpite senza ritegno! Canter e Siegel, i grandi padri dello spamming, siano con voi!!!
Per la cronaca, se volete utilizzare questo meraviglioso servizio potete scrivere a [email protected] e otterrete le istruzioni per ricevere il vostro mitra globale per entrare nelle case di 30 milioni di sfortunati cittadini della rete. Ovviamente noi vi sconsigliamo di farlo, ma se volete farvi del male. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Tratto da Sesto potere. Guida per giornalisti, comunicatori aziendali, formatori nell’era di Internet.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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