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Commissione Streisand

16 Luglio 2014

Commissione Streisand

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Se esiste un diritto all’oblio, perché il web è pieno di articoli sulle storie che basterebbe cancellare per farle dimenticare?

Dubito che la Corte di giustizia europea del Lussemburgo possa veramente sentirsi soddisfatta e orgogliosa della sentenza con cui ha affermato il diritto a essere eliminati dai risultati delle ricerche di Google.
Si chiama effetto Streisand, perché la cantante americana fece causa a un sito chiedendo la rimozione di una fotografia che comprendeva la sua villa sulla costa di Malibu. La notizia ebbe l’effetto di moltiplicare l’attenzione, le visualizzazioni, i commenti in merito. E Streisand perse pure la causa.
Tutto è iniziato con Mario Costeja Gonzalez, cittadino spagnolo che nel 1998 vendette all’asta una casa a seguito di difficoltà finanziarie. Poi risolse i suoi problemi, solo che dai motori di ricerca continuava a riemergere la storia e così nel 2010 si rivolse alla Corte di giustizia europea.
L’Europa ha conseguentemente sostenuto il diritto a essere dimenticati. Nessuno può cercare Costeja Gonzalez su Google e trovare la notizia della casa all’asta, salvo recuperare decine di articoli che lo raccontano a seguito dell’accaduto. Se questo è diritto all’oblio, non funziona un gran che. E in fondo alla pagina dei risultati, la beffa:

Alcuni risultati possono essere stati rimossi nell’ambito della normativa europea sulla protezione dei dati.

La vicenda di Costeja Gonzalez – soprattutto il dettaglio rimosso dalle ricerche di Google – è naturalmente raccontata con dovizia di particolari nel comunicato della Corte che afferma il suo diritto a fare dimenticare la vicenda. Interessante l’idea di Emily Hong su Chilling Effects, sul possibile abuso di domande di oblio effettuate all’insaputa dell’interessato:

Su cinquantamila richieste [a oggi pervenute], lo 0,1 percento di falsi positivi genererebbe cinquanta casi di violazione della libertà di espressione. Moltiplicare per qualche ordine di grandezza…

È nato hiddenfromgoogle per raccogliere e dare risalto a tutte le pagine censurate su richiesta dalle ricerche di Google. E quanti si vantano di non avere niente da nascondere avranno il piacere di vedere, in fondo ricerche del loro nome, l’avviso che qualcosa potrebbe essere stato nascosto.
L’idea che Google sia Internet e si possa cancellare la realtà eliminandola dal motore di ricerca è un po’ troppo semplice. Perfino per i semplici che sentenziano in Lussemburgo in nome dell’Europa. Saranno ricordati.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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