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Come ridurre la supertassa SIAE sui CD per computer

24 Settembre 2002

Come ridurre la supertassa SIAE sui CD per computer

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Informatici indignati per uno schema di decreto che aumenterebbe a dismisura i contributi SIAE che già gravano sui supporti vergini, anche se usati per registrare dati. Masterizzare un backup costerebbe il triplo e ci si chiede cosa c'entri la SIAE con i dati personali. Alcune modeste proposte per rendere meno iniquo il tributo

Lettera aperta alla cortese attenzione del Legislatore

Secondo quanto riportato da una petizione della rivista AF Digitale, sottoscritta ormai da più di centomila utenti, sarebbe di imminente approvazione uno schema di decreto che recepisce la Direttiva Europea 2001/29/CE. La Direttiva stabilisce il principio del diritto del cittadino alla copia per uso privato e per questa copia prevede genericamente un “equo compenso” spettante ai titolari di diritti d’autore.

Lo schema di decreto quantificherebbe questo compenso prevedendo, per esempio, un tributo di 86 eurocent (oltre 1650 lire) su ogni CD registrabile e altri tributi analoghi su altri supporti vergini digitali e analogici, come cassette audio e video, minidisk, memory card per videogiochi, lettori MP3, fotocamere digitali e telefoni cellulari, nonché sugli apparecchi per registrare tali supporti, come masterizzatori, videoregistratori e dischi rigidi, a prescindere dall’uso che se ne fa: il tributo sarebbe dovuto, pertanto, anche se i supporti e i dispositivi sono usati per registrare dati personali.

È noto che tributi “antipirateria” di questo genere esistono già, ma sono decisamente più contenuti di quelli proposti: come elencato per esempio dall’ANDEC, su un CD vergine grava attualmente un tributo di circa 5 eurocent, ossia un importo trascurabile rispetto al prezzo del supporto. Gli importi proposti, invece, addirittura triplicherebbero il costo finale del CD registrabile.

Castigo senza delitto

L’ipotesi di un simile rincaro non è stata accolta con gioia, soprattutto in un momento in cui l’inflazione è nei pensieri di tutti i consumatori. Ci si chiede quanto sia sensato pagare un tributo anche quando si usa un CD vergine per registrarvi i propri dati (per esempio a scopo di backup) e quindi non si lede il diritto d’autore di chicchessia. In un caso del genere l’utente onesto si sente sostanzialmente punito senza aver commesso alcun crimine.

Un altro aspetto poco gradito è che questi tributi vengono raccolti dalla SIAE, cui spetta l’incarico di redistribuirli fra gli artisti danneggiati dalla pirateria, secondo meccanismi poco chiari: per esempio, ci si domanda come faccia la SIAE a quantificare quali artisti sono maggiormente danneggiati, visto che la pirateria è per definizione un’attività che non tiene una contabilità né precisa né tanto meno pubblica.

Sono perplessità e indignazioni sinora messe in disparte dall’esiguità del tributo, che però riaffiorano vivacemente ora che il tributo minaccia di trasformarsi in salasso. Sono voci di protesta che non intendono tacere, arrivando addirittura a produrre interrogazioni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministro delle Finanze, nonché questa risposta (citata da AF Digitale) del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca: “Purtroppo, la situazione economica italiana ci induce, fin troppo spesso, a fare i conti tra il “desiderato” e il “possibile”, dovendo confrontare le politiche con i margini di manovra che, necessariamente, sono condizionati dall’andamento dei mercati nazionali e internazionali”. Traduzione: abbiamo bisogno di soldi e tutto fa brodo, anche i 500 miliardi di lire stimati come introito della proposta supertassa SIAE, per cui arrangiatevi.

Alcune modeste proposte

Al Legislatore non sarà sfuggito che per ogni tributo, come per il dolore, esiste una soglia di sopportazione, al di sotto della quale non vi è incentivo sufficiente a prendere provvedimenti per debellarlo o eluderlo. Le proteste dimostrano che l’attuale schema di decreto supera ampiamente questa soglia e pertanto produrrà un aumento del contrabbando di supporti vergini da paesi in cui il tributo non esiste (per esempio Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia e Portogallo) e renderà più competitivi i CD musicali pirata, ossia proprio quelli che il decreto vorrebbe colpire.

Sarebbe pertanto politicamente opportuno mantenere questo tributo al di sotto della fatidica soglia, ma occorre conciliare quest’ipotesi con la necessità (evidentemente inderogabile) di garantire introiti SIAE sufficienti.

Una soluzione possibile è applicare tributi più modesti, ma su un maggior numero di supporti, in modo da includere i tanti che lo schema di decreto attuale non prende in considerazione, forse perché redatto da una mano troppo orientata alle nuove tecnologie.

Infatti se si applica più pienamente il principio cardine dell'”equo compenso”, ossia che qualsiasi supporto va tassato non perché viene usato per atti di pirateria, ma perché potrebbe essere usato per commetterli, si schiudono possibilità di raccolta tributaria di gran lunga superiori a quelle considerate dal Legislatore.

Perché, infatti, limitarsi a tassare i soli supporti elettronici? Dopotutto la pirateria non avviene soltanto duplicando CD e DVD, ma anche quando si copiano spartiti, libri, testi di canzoni, poesie, disegni e fotografie. La pirateria si commette anche con le fotocopiatrici e con carta e penna.

È pertanto evidente che anche i supporti cartacei debbano essere soggetti al tributo SIAE, appunto perché potrebbero essere usati per commettere violazioni dei diritti d’autore. Si potrebbe istituire un piccolo tributo su ogni foglio di carta, magari proporzionale alla superficie scrivibile: quaderni, taccuini, album da disegno, giornali, fazzolettini, eccetera. Basta considerare il volume di carta generato annualmente dalla burocrazia per rendersi conto che gli introiti potenziali sono enormi. Altro che risanare la SIAE: ce n’è abbastanza da risolvere il debito pubblico.

Anche le lavagne, comprese quelle bianche così usate nelle aziende, sono sicuramente un supporto da tassare in quanto a rischio pirateria, soprattutto se si considera che sono cancellabili, proprio come i CD riscrivibili. Con un unico investimento, insomma, il possessore di questi dispositivi può commettere infiniti atti di pirateria: oggi ci scrive i testi di Gino Paoli, domani uno spartito di Lucio Dalla, senza che a questi artisti giunga alcuna spettanza. È uno stato di cose chiaramente inaccettabile, che espone la cultura italiana al rischio della colonizzazione da parte dei paesi in cui i diritti degli artisti sono correttamente tutelati.

Un altro esempio di supporto predisposto alla pirateria è dato dai muri degli edifici, sui quali i graffitari potrebbero scrivere testi protetti da diritti d’autore. Considerata la vastità delle superfici edificate nel nostro Paese, le occasioni di pirateria sono troppo grandi per essere trascurate. Pertanto è opportuno un tributo SIAE per i proprietari di immobili, naturalmente tenendo conto della differenza fra muri lisci e ruvidi e fra piano terreno e piani superiori, in quanto meno aggredibili dai graffiti e quindi intrinsecamente dotati delle “misure tecnologiche di protezione” previste dalla Direttiva.

E poiché il principio dell’equo compenso prevede un tributo non soltanto sui supporti, ma anche sugli strumenti potenzialmente utilizzabili per realizzare la pirateria (come masterizzatori e dischi rigidi), è palese che debbano essere soggetti al tributo SIAE anche strumenti concettualmente analoghi, come biro, pennarelli, matite, pastelli a cera, carboncini, gessetti e affini, poiché potrebbero essere usati per ricopiare materiali protetti dal diritto d’autore. Anche le gomme e il bianchetto andrebbero tassati, dato che consentono di riutilizzare più volte lo stesso supporto, rendendo possibile addirittura la pirateria multipla.

Applicando i dettami della moderna fiscalità creativa, non va trascurato infine il settore dei tatuaggi, che rendono la pelle umana assimilabile a un supporto scrivibile. Ora come ora, una persona può farsi tatuare addosso il testo di Asereje impunemente senza corrispondere alcun compenso, traendo benefici personali dal duro lavoro delle artiste. Si potrebbe imporre un tributo SIAE in base alla superficie corporea, ottenendo gli ulteriori vantaggi di disincentivare questa pratica disdicevole e sovversiva e di indurre la popolazione italiana a dimagrire e restare quindi più sana.

In conclusione, mi permetto di invitare il Legislatore a non lasciarsi intenerire dalle proteste, ma rendere più diluito e democratico questo tributo SIAE applicandolo, in misura più ridotta e quindi politicamente più accettabile, a tutti i supporti potenzialmente utilizzabili per violazioni dei diritti d’autore, compresa la carta igienica: un supporto del quale nessuno può fare a meno e che è quindi fonte di introiti garantiti.

A meno che, ovviamente, questi modesti esempi non inducano il Legislatore a ritenere che trattare gli elettori come pirati fino a prova contraria e tassare le loro presunte intenzioni sia una totale, inequivocabile, monumentale e umiliante idiozia.

Con devota osservanza.

L'autore

  • Paolo Attivissimo
    Paolo Attivissimo (non è uno pseudonimo) è nato nel 1963 a York, Inghilterra. Ha vissuto a lungo in Italia e ora oscilla per lavoro fra Italia, Lussemburgo e Inghilterra. E' autore di numerosi bestseller Apogeo e editor del sito www.attivissimo.net.

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