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Come, quando e perché della rivoluzione Linux

07 Maggio 2001

Come, quando e perché della rivoluzione Linux

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In attesa dell'autobiografia di Mr. Torvalds, un altro interessante volume sulla storia dell'open source

Attenzione, attenzione: tra circa una settimana arriverà nelle librerie statunitensi l’attesa biografia di Linus Torvalds. Harperbusiness ha annunciato per la mattina dell’otto maggio l’uscita nazionale dell’atteso volume “Just for Fun: The Story of an Accidental Revolutionary”. Realizzato con il contributo di David Diamond, il libro si preannunzia come la definitiva cronistoria della gestazione e del parto del sistema open source narrata in prima persona dal suo creatore. Composto da quasi 300 pagine, il lavoro sarà in vendita al prezzo di 26 dollari, ma Amazon ed altre librerie online accettano da tempo prenotazioni con il 20 per cento di sconto. In attesa di averlo tra le mani e destrutturarlo in questa sede, non mancano certo i libri che trattano variamente delle tematiche connesse con l’avvento dell’open source. Tra quelli più interessanti in circolazione, qualche settimana fa abbiam parlato di “Rebel Code”, oggi ne vediamo un altro parimenti stimolante.

“Una rivoluzione sta spazzando via il mondo del software, una rivoluzione che minaccia di scalzare dal trono perfino la potente Microsoft Corporation”: questo il benvenuto al lettore dalle note di copertina di “Free for all”, lavoro di Peter Wayner uscito qualche mese fa. Fin dall’apertura è quindi evidente l’enfasi “politica” dello scritto, un’enfasi che vuole sottolineare l’ampia portata della sfida lanciata negli ultimi anni da Linux e dall’intero giro dell’open source alle grandi aziende informatiche. Per ulteriore chiarezza, lo ribadisce il sottotitolo: “come Linux e il movimento free software hanno colpito i titani high-tech.” A scanso di equivoci, l’autore è un professionista serio: ha scritto di tecnologia su testate quali New York Times e Salon, e vanta altri otto volumi su temi analoghi, incluso “Disappearing Cryptography.” Ergo, conosce a fondo l’argomento e sa usare argomentazioni egregi, ben al di là dei facili entusiasmi.

Riprendendo a grandi linee il canovaccio del noto “The Cathedral and the Bazaar” di Eric Raymond, il libro parte con la presentazione delle motivazioni complessive che hanno sotteso e sottendono alla decisione di diffondere liberamente i codici sorgenti. Ma facendo tesoro dell’esperienza accumulata e ridiffusa dall’intero movimento in tempi più recenti, l’analisi di Wayner affonda direttamente nelle questioni più squisitamente politiche di tale “rivoluzione”. Nel condurci per mano lungo un tale percorso, “Free for all” traccia innanzitutto la storia del movimento del free software fondato nel 1984 da Richard Stallman, allora programmatore presso il MIT di Boston. L’ennesimo vivido ritratto di quest’ultimo ce lo mostra come, fin da quei tempi, un convinto evangelista della necessità di affermare la libera circolazione del software e relativa documentazione, con tutti gli annessi e connessi. Tendenza, nel caso non fosse ancora sufficientemente noto, che costituiva la norma quotidiana tra gli sviluppatori fino agli anni ’80. Scrive Wayner in un passaggio iniziale: “Ai vecchi tempi degli anni ’50, ’60, ’70 ogni programmatore era solito condividere con gli altri il proprio lavoro…. Stallman non vuole far altro che far tornare l’informatica ai quei giorni in cui il codice era libero e condiviso.”

Esempio d’altronde pienamente confermato da Linus Torvalds, quando nel 1991 prese a giocare con il nuovo sistema operativo, e da migliaia di altri contributori di ogni parte del globo. Senza dimenticare l’apporto di personaggi quali lo stesso Eric Raymond, definito come tecno-filosofo libertario. Pur se per sommi capi tutto ciò non risulta per nulla nuovo, il volume non manca di mettere in luce le diversità tra le svariate visioni che hanno dato origine a siffatto movimento mondiale. Diversità che gli hanno però fornito forza e vigore, anziché smembrarlo, pur a fronte di ovvie “biforcazioni” intraprese soprattutto in tempi più recenti e non solo a livello tecnico. Ma ancor più che quest’ultimo aspetto, ciò che sembra preoccupare maggiormente l’autore sul futuro di questa sfida di ampie proporzioni rimane il successo commerciale raggiunto dall’open source. Gli investimenti di grandi nomi quali IBM e Dell, nonché il successo in borsa e sul mercato di Red Hat e soci sollevano domande tutt’altro che peregrine. “Cosa succede quando un fiume di denaro inizia a riempire le tasche di qualcuno? Avremo dei disertori? E ci sarà forse chi si rifiuterà di collaborare?”

Volutamente il libro non trova risposta a simili quesiti, oggi sotto gli occhi di tutti, ma preferisce offrire dettagliate incursioni nel fresco passato onde suggerire possibili scenari futuri. Perché il punto è che proprio seguendo da vicino passaggi e dinamiche che hanno imposto l’open source all’intero pianeta, sarà possibile trovare sbocchi positivi ai suoi successivi sviluppi. Conclude Wayner: “…questo meraviglioso party nonstop che è la creazione di conoscenza cooperativa, quest’incredibile progetto scientifico che usa steroidi crescerà secondo balzi strambi e inattesi finché non inghiottirà il mondo…. Alla fine, information wants to be free. Ecco quel che ci piace di più.” È forse possibile dargli torto?

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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