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Combatteremo all’ombra

26 Gennaio 2015

Combatteremo all’ombra

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Addio Explorer: Microsoft annuncia un nuovo browser per Windows 10. L'analisi compiuta dal punto di vista di un webdesigner.

La prossima versione di Windows non porterà con sé una nuova versione di Internet Explorer, arrivato alla fine della sua corsa ventennale. Il nuovo browser, nome in codice Spartan, è il browser di default nell’imminente Windows 10.

I cambiamenti percepibili all’utente sono parecchi. Cambia la gestione dei tab, raggruppabili. L’utente può evidenziare passaggi dalla pagina web e annotarli. Sparisce la possibilità di emulare i vecchi Explorer. Spartan sarà compatibie con le estensioni sviluppate per Chrome, pare.

Spartan introduce anche Cortana. Si tratta soltanto del clone di Siri già visto sui cellulari di Microsoft e non dell’intelligenza artificiale apparsa nel videogioco Halo, purtroppo.

Ai webdesigner però importa cosa sta sotto al cofano. Il team di sviluppo Microsoft scrive nel suo blog che Spartan ha nel cuore un nuovo interprete HTML chiamato Edge, che rimpiazza il motore Trident di Internet Explorer. Ed è qui che cascano gli asini che siamo noi webdesigner e webmaster: il rischio è che una certa quantità di siti, magari scritti in modo men che perfetto o poco mantenuti nel tempo, appaiano in modo sbagliato quando visualizzati attraverso Edge in Spartan.

A leggere bene, si scopre che Edge deriva da Trident per filiazione, così come Blink (il motore di Google Chrome) nasce da una costola di WebKit, il motore di Safari. Non è gran consolazione, perché nel 2013 è bastato molto meno di questo — il semplice cambiamento di una stringa di identificazione interna — per mandare in crisi un mucchio di siti.

Ora come allora franeranno i siti che usano ancora la versione 1.8.3 o precedente di JQuery (e con essa magari qualche plug-in della medesima epoca). Basarsi sull’identificazione del browser è sempre più rischioso a ogni anno che passa: dobbiamo scrivere dei Javascript che identificano le capacità dei browser, non il produttore.

I webdesigner che dispongono di un account Microsoft potranno usare i servizi Azure RemoteApp per fare qualche prova prima che Spartan raggiunga i PC degli utenti finali. Insomma, c’è da rimboccarsi le maniche, ma anche il tempo per farlo.

L'autore

  • Luca Accomazzi
    Luca Accomazzi (@misterakko) lavora con i personal Apple dal 1980. Autore di oltre venti libri, innumerevoli articoli di divulgazione, decine di siti web e due pacchetti software, Accomazzi vanta (in ordine sparso) una laurea in informatica, una moglie, una figlia, una società che sviluppa tecnologie per siti Internet

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