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«Col social rating diamo i voti all’università»

26 Giugno 2007

«Col social rating diamo i voti all’università»

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La meritocrazia accademica riparte dal basso, almeno nelle intenzioni degli sviluppatori di VotaIlProf, un nuovo servizio collaborativo di valutazione dei docenti italiani che vede la luce questa settimana. Premesse e obiettivi nelle parole di Roberto Chibbaro, direttore editoriale di Unimagazine

Partendo dalla periferia della Rete, un’ondata di servizi e applicazioni sta raggiungendo quote sempre più cospicue di utenti, tracciando un ponte tra il web e il mondo reale. Ne parliamo con Roberto Chibbaro, sostenitore di un apprendimento più meritocratico e papà di VotaIlProf, primo sistema di social rating per l’università italiana. Roberto ha 31 anni, un «passato buio come avvocato», ma poi ha «scoperto la luce dei nuovi media e creato Unimagazine.it, punto di ricerca per informazioni accurate, reportage e inchieste sul mondo degli studenti». Figlio di questa iniziativa è Votailprof.it, il primo social rating studentesco.

Un sistema di social rating consente di commentare e votare le capacità di insegnamento, l’approccio, l’energia dei docenti. Da dove nasce l’idea di realizzare un social network simile?Piattaforme di questo tipo hanno anche un intento sociale?

Beh tutto è nato da una mail di un “ammiratore anonimo”, un presunto premio Nobel per l’economia morto circa 10 anni fa. Per quanto la mail fosse curiosa, l’autore diceva di essere parte di un gruppo di “ammiratori” convinti che fosse il caso di creare un servizio di rottura con il sistema universitario italiano, qualcosa a forte impatto democratico. L’idea mi è piaciuta, e così, anche basandomi su sistemi analoghi esteri, ho pensato che nulla fosse meglio di un rating dei professori. Credo fermamente nella necessità di un’università strettamente meritocratica. Votare i professori e dire cosa va, cosa non va, chi lavora e chi no, mi sembra un’opportunità verso questa direzione.

Credo che molti utenti riconoscano nei sistemi sociali l’occasione per dare voce ai propri giudizi e, perchè no, anche alle critiche al sistema, alle aziende o alle istituzioni. Non c’è il rischio di un linciaggio multimediale verso i docenti? Che cosa succede nei sistemi già disponibili fuori dal nostro Paese?

Sono assolutamente d’accordo sulla voglia di partecipare degli utenti. Questo principio è alla base del successo di tutti i sistemi social e ovviamente il rischio di un abuso c’è. Lo ritengo però molto limitato e mi piace pensare che la verità, come diceva qualcuno, renda liberi. Tra l’altro, in questo, sono confortato dalle esperienze estere: da una verifica indipendente, sistemi simili sono stati giudicati scientificamente validi, specialmente se accompagnati da una base sufficientemente ampia di utenti. Sotto questa ipotesi, le distorsioni si perdono nei numeri e nelle capacità di aggregazione della piattaforma. Inoltre, molti di quelli che votano si sentono in dovere di dire la verità, di dare il proprio punto di vista in modo corretto.

Che cosa succede però qualora un professore venga criticato aspramente o si senta addirittura diffamato? Esistono rischi legali per VotaIlProf?

Beh, tutto ciò che è innovativo di sicuro può introdurre dei rischi. Ovviamente noi vigileremo sulla qualità dei commenti, arginando eventuali eccessi: la libertà di parola è un bene che si deve sapere usare, senza abusi. Mi aspetto qualche noia iniziale, ma non più di tanto. In ogni caso, chiunque si senta diffamato può scriverci e, se il nostro team lo riterrà opportuno, rimuoveremo prontamente il contenuto. Se invece fosse a nostro giudizio semplice manifestazione del pensiero di uno studente, beh in quel caso correremo i nostri rischi fino in fondo.

Vi aspettate un coinvolgimento attivo anche da parte dei docenti? In altre parole, chi siede dall’altra parte della cattedra è pronto a discutere alla pari con chi sta imparando?

Sì, e non è una nostra supposizione. Nel sondaggio propedeutico che abbiamo lanciato sul forum di Unimagazine.it abbiamo notato molti interventi di professori, sicuramente di quelli più attivi dal punto di vista delle nuove tecnologie. Certo qualcuno non ci amerà, ma saranno di sicuro coloro che hanno qualche personalismo di troppo nell’esercizio delle loro funzioni.

Diamo invece uno sguardo tecnico alla piattaforma. Quali funzionalità saranno disponibili?

È una piattaforma molto semplice, autonoma, ma integrata con alcuni servizi di Unimagazine.it, la nostra astronave madre. Chiunque potrà registrarsi, inserire il proprio profilo e votare i professori in base a sei aspetti chiave: didattica, presenza, puntualità, contatto umano, comportamento in esame, presentazione. In più, chi vorrà partecipare alla community della propria facoltà, potrà utilizzare il forum di Unimagazine.it presente con un rimando dalle pagine di VotaIlProf.

Quanto costa realizzare uno strumento del genere? Hai incontrato difficoltà nell’identificare dei partner in grado di seguirti in quest’avventura?

Meno di quello che si può pensare. Le grandi idee hanno costi mostruosi solo oltre una certa soglia critica. Per chi ha veramente voglia di fare, i mezzi si trovano, specialmente se si guarda a quella grande miniera bidirezionale che è l’open source. Noi utilizziamo quasi esclusivamente programmi open, donando alla community ciò che poi realizziamo con quei software.

Facciamo un po’ di pubblicità a questi software? Quali strumenti vi hanno aiutato?

Non ho nessun problema a dirti che ci siamo basati su versioni modificate di Joomla e Jreview, che purtroppo è un modulo proprietario per Joomla, ma dal costo irrisorio. Anche per la gestione banner utilizziamo quello che è considerato lo standard open: Max Media Manager (usato anche da grandi compagnie, che si vergognano però a dichiararlo). Tutto è stato ovviamente modificato per il fit to project.

Mi sembra un’ottima strategia per ridurre il time to market e l’investimento iniziale. Proprio parlando del lato economico, avete già pensato a come produrre qualche soldo dall’iniziativa?

A essere sinceri crediamo che il progetto abbia buone prospettive dal punto di vista pubblicitario, grazie anche alle sinergie con Unimagazine. Lanciare un’iniziativa sociale è tuttavia sempre un salto nel buio e non escludiamo di scoprire in un secondo momento ulteriori opportunità per generare profitti.

Avete invece degli assi nella manica per coinvolgere gli studenti? Penso per esempio a contest, concorsi, iniziative anche fuori dal web?

Contiamo semplicemente sull’effetto passaparola, per raggiungere anche i media tradizionali. Come sai, oggi nei media mainstream si parla di Internet in modo scandalistico e, passami il termine, gossipparo. Credo che stuzzicheremo non poco la loro curiosità con il nostro progetto. Appena arrivati a regime, contiamo anche di dedicare uno spazio all’iniziativa nel nostro R-Evolution Tour che portiamo in giro negli atenei italiani per presentare tutti i nostri progetti in modo offline e confrontarci con i nostri veri padroni, i navigatori. Di solito, dopo una breve introduzione/presentazione del progetto e dei suoi punti di forza per migliorare l’esperienza studentesca, facciamo un question time di 30/40 minuti per sapere di cosa uno studente ha bisogno, come possiamo migliorare e come tutti possono partecipare al progetto.

Mi sembra un approccio molto centrato sugli utenti e sono convinto che vi aiuterà anche con VotaIlProf. Allora, per finire, quando potremo provare il nuovo servizio e quali sono le vostre aspettative sul medio termine? Il mercato italiano è pronto a esplodere?

La partenza ufficiale è prevista per giovedi 28 giugno, incrociando le dita. Come sai, in questo settore gli imprevisti non mancano. L’obiettivo per dicembre è invece raggiungere i 10.000 rating differenti. Un target ambizioso, ma possibile. Per il mercato italiano ho buone aspettative. Noi ci rivolgiamo alla parte più informatizzata della nazione e credo che, pur con un notevole ritardo, la scena web italiana sia pronta per una nuova primavera. La rivoluzione parte da servizi sociali come VotaIlProf e arriva lontano, esattamente come succede già con le petizioni web (penso ai costi di ricarica) e gli altarini scoperti da persone come Beppe Grillo o l’informazione dal basso prodotta ogni giorno da centinaia di blogger. Il futuro bussa, se non gli apri la porta te la sfonda a calci.

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