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Cnet e Ziff Davis: matrimonio di content

25 Luglio 2000

Cnet e Ziff Davis: matrimonio di content

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Riprende la grande corsa verso il merger & acquisition nel mondo dei media internet. Adesso è la volta dell'information technology

Pensate se domani mattina vi dicessero che “La Repubblica” ha acquistato il “Corriere della Sera”. Qualcosa di molto simile dal punto di vista filosofico è accaduto nello smisurato mercato Internet americano dopo l’acquisizione, o forse sarebbe più corretto parlare di fusione, di ZDNet da parte di CNET. Due storici rivali editoriali si sono trasformati in un unico megagruppo che offrirà ogni tipo di contenuto nel mondo dell’information technology.

La megafusione è costata 1,6 miliardi di dollari, le solite cifre da capogiro, ma porterà sotto lo stesso tetto aziendale la diciottesima e diciannovesima azienda internet,secondo Mediametrix, per numero di visitatori al mese, creando un’unica enorme holding che può puntare al dominio assoluto del mercato dell’informazione nel mondo dell’IT in lingua inglese. E non solo, dato che entrambe le aziende hanno aperto avamposti in molti paesi esteri, in particolare in Asia ed Europa.

I giochi finanziari della vicenda prevedono che per la fine dell’anno e dopo tutte le approvazioni dei rispettivi consigli d’amministrazione, attraverso delle conversioni di azioni delle due aziende, il capitale di ZDNet sarà circa il 35% del totale di CNET. La fusione sarà anche a livello dei più alti gradi del management perché il presidente di Ziff Davis Dan Rosenweig, diventerà a sua volta presidente di CNET network.

Presentiamo, per quelli che non li conoscessero a sufficienza, i protagonisti della fusione.

CNET, per quanto molti pensino esista da molti anni, è stata uno dei primi esempi di startup Internet “diventata grande” in poco tempo. CNET nasce nel 1992 dagli sviluppi di un progetto che il suo fondatore e attuale Chairman, Hasley Minor, aveva concepito niente di meno che nella blasonata Merrill Lynch. La storia della sua avventura imprenditoriale racconta che uno dei suoi vicini di scrivania presso ML a New York sia stato un “certo” Jeff Bezos, che poi ha fondato una “certa” Amazon.

L’idea originaria di CNET era di creare una televisione incentrata sui temi della Information Technology, nel frattempo era iniziata la grande corsa su Internet e il modello di business fu rivisto fino all’idea di creare un sempre più grande e segmentato prodotto editoriale in grado di fornire tutte le informazioni sul mondo di computer e affini. Uno dei primi compagni di ventura di Minor, mente strategica e capo delle alleanze di CNET, è stato un altro laureato a Virginia University, con alle spalle un MBA ad Harvard: Shelby Bonner, cofounder e attuale CEO di CNET.

È così iniziata l’avventura imprenditoriale in pieno stile startup con la partecipazione di venture capitalist dell’east e west coast, che era partita da una chirurgica analisi di marketing: il prodotto che vogliamo fare non esiste e sarà importantissimo nello sviluppo futuro del mondo del business in Rete. Negli anni ’95 e ’96 sono state create e lanciate a tamburo battente cnet.com, cnet radio, news.com, download.com, gamecenter.com, builder.com e altri prodotti editoriali con l’ambizione di conquistare e segmentare il mercato.

Nel frattempo l’opera instancabile di Minor e Bonner si era focalizzata sul lancio, insieme a una major dell’entertainment USA come la NBC, del portale snap.com che addirittura molti sostengono abbia proprio inventato il format di portale, e su espansioni extra americane in Asia e Australia. Parallelamente continuava la produzione di programmi radiofonici e televisivi incentrati sul mondo dei computer.

Il mercato Internet ha risposto subito bene alla business idea di CNET, sia dal punto dell’audience sempre crescente di visitatori, ma soprattutto dal numero altrettanto in crescita degli inserzionisti pubblicitari e dallo sviluppo di diverse altre voci di ricavo della loro attività. Negli ultimi tempi è anche partita una campagna di acquisizioni che ha portato nel mondo CNET anche il primo e più famoso bot comparativo, MySimon.com.

La storia di Ziff Davis è invece quella di una grande azienda dell’editoria tradizionale, che possiede una sessantina di testate cartacee tradotte in tutto il mondo. Ziff Davis è corsa velocemente sul carro dell’informazione in Internet alle prime avvisaglie di pericolo creando il suo portale zdnet.com che si è imposto nel settore, senza riuscire però a intaccare la superiorità di CNET. La società ha anche storicamente avuto una sezione che si occupava di fiere e convegnistica, tra cui il famoso Comdex, che verrà però staccata dalla società per creare una identità di business autonoma.

In tutto questo trionfo restano ancora degli scetticismi da parte di alcuni osservatori sugli aspetti monopolistici che avrà la fusione sul mercato dell’informazione sull’IT. Il problema è grave e occorrerà “mettere in osservazione” le due aziende per evitare che una eccessiva dote di potere o di mercato rischi di rendere secondaria la qualità e l’obiettività dell’informazione, da sempre uno dei punti forti delle due aziende.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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