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Chiude Splinder, con le nostre storie dentro

07 Dicembre 2011

Chiude Splinder, con le nostre storie dentro

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La piattaforma italiana di blogging più popolare dello scorso decennio sospende il servizio, portandosi dietro, come lacrime nella pioggia, parole e vissuti spesso più analogici che digitali

Splinder chiude. La piattaforma per antonomasia della blogsfera italica, quel luogo da sempre un po’ farraginoso dove certuni hanno imparato a scrivere, e certi altri a leggere e commentare. Dove le pacche sulle spalle e i complimenti hanno convinto del proprio valore chi sapeva raccontare, e magari quello ci ha creduto un po’ di più, e oggi fa un lavoro migliore per cui è stimato, e la Rete tuttora lo legge sui quotidiani o lo segue nei social media. Perché è difficile che poi chi su web ha trovato terreno congeniale e onori  sparisca per sempre, si può sempre mollare come un Rimbaud un blog di poesia e riapparire come sagace agit-prop sotto altro nickname.

Blogstar splinderiane

Qui il discorso sembrerebbe andare verso una descrizione dell’Olimpo delle blogstar splinderiane, mentre a me interessava notare quel propagarsi di pseudopodi che ha via via unito i blog tra loro, ha creato le reti sociali, quel tessuto connetivo che ci ha permesso di percepire e concepire una comunità che sotto i nostri occhi si nutriva di informazioni e scambi interpersonali. Persone che vengono a conoscersi, grazie ai media. Pensiamo solo a quell’escalation sensuale (c’è sempre più corpo) chissà quante volte accaduta, con cui qualcuno è passato magari dai commenti al blog alla mail privata all’autore, allo scambio foto, alla voce dentro il telefono all’incontro alla stazione alle fughe romantiche al convivere e avere figli, galeotto fu il web.

Amicizie, amori, pizzate, ospitate, litigi furibondi, tanto in quello digitale quanto nel mondo fisico Splinder ha mosso un sacco di vita, questo è certo. Si erano create delle reti sociali fortissime, tuttora rintracciabili nei social odierni. C’era la partecipazione, ne emergeva sentimento di appartenenza alla comunità – l’orgoglio splinderiano del “difendere il fratello piccolo”, direi, e l’esclusività di certe cerchie di frequentazione –  ciascuno col suo blog e il suo bel blogroll di fianco, e i commenti che rimbalzavano. E ora è tutto lacrime nella pioggia. Cosa facciamo?

Esporta tutto

Che cosa fa chi aveva un blog su Splinder? Salva tutto, esporta il proprio blog? Ricrea le reti sociali, cerca di affezionarsi a un nuovo indirizzo, ripensa la propria figura pubblica per adeguarsi alle nuove circostanze di vita? Morire per ricominciare? Leggo di gente che potrebbe abbandonare tutto. Quella era un’altra vita, spiegano, scrivevo quelle cose lì sei sette otto anni fa, e a parte il fatto che era già un po’ che non ci scrivevo sopra sul blog, credo proprio sia avvenuto in me quel cambiamento che ora impone nuove vesti, nuovi ambienti, nuove case in Rete dove esprimere me stesso.
E tutto quel che sono stato, tutto ciò su cui mi sono tormentato in quegli anni e pubblicavo lì dove abitavo, può sparire come lacrime nella pioggia (ancora); accompagno peraltro quell’oblio eterno con il sentito ringraziamento per l’opportunità tecnologica concessami, di scrivere liberamente quello che volevo su una piattaforma gratuita, e con la mia generazione primo al mondo nel poter far sapere qualcosa subito a tutto il pianeta con un click. E essere letto e commentato, qual meraviglia. Aver imparato cose, tra cui la prima è aver imparato in quelle palestre di cittadinanza digitale a comunicare in Rete, conversando con stile e rispetto per i fatti e le opinioni.

Dieci anni

Molte migliaia di persone che si leggono da anni, questo vedo davanti a me nell’osservare certe reti e certi ambienti digitali. Nuvole di percorsi, densità variabili di opinioni che si consolidano nel venir continuamente riprese e sviscerate, certi moti vorticosi qua e là che ogni tanto attraggono moltitudini, immancabili relazioni tra persone e tra idee, e nel tempo tessiamo l’arazzo complessivo, di noi stessi e della socialità su web. Girarsi indietro e guardare tutto in prospettiva è già vertigine, dopo così tante cose in soli dieci anni. La vita in fondo è quello che ci succede mentre siamo impegnati a bloggare (devo controllare se John Lennon aveva originariamente taggato come “liberamente modificabile, purché se ne riporti la paternità CC3.0” quella frase che qui reinterpreto).

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