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Chi ha incastrato ChromeOS?

29 Maggio 2012

Chi ha incastrato ChromeOS?

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La soluzione alternativa di sistema operativo di Google finora non ha fatto breccia. Forse il motivo non va ricercato nella bontà della soluzione.

Che fine ha fatto ChromeOS, il sistema operativo superleggero di Google? Immagino di non essere l’unico a chiederselo. Quando qualche anno fa arrivò l’annuncio in cui Google dichiarava di voler diffondere macchine dotate di un sistema operativo interamente open source, lo salutai come l’apertura di una nuova era.

Tra le reazioni tutto sommato favorevoli spiccava anche quella di Linus Torvalds, padre di Linux:

Today it decided to update itself to the new chrome version with the Aura window manager. And I haven’t really played around with it all that much, but as a desktop it really doesn’t look that bad. I could name worse desktops (cough cough).

D’altronde, se nelle tecnologie embedded, nel mobile e nei server, i sistemi open source (Linux e Android) hanno ormai vinto la guerra, nel mercato dei personal computer questi sistemi rimangono ancora relegati all’utenza di nicchia. È sicuramente l’effetto perverso di un mercato praticamente monopolista in cui chi produce i sistemi operativi (o forse IL sistema operativo) possiede tutto il potere economico per condizionare i produttori di hardware e fare leva direttamente sulla distribuzione. E il risultato qual è? Che quando compriamo un pc OEM (ovvero quelli già “preconfezionati” e non assemblati su richiesta del cliente) siamo pressoché costretti a prenderlo con un sistema operativo proprietario preinstallato e con la beffa che, se decidiamo di installarne uno diverso, rischiamo pure di perdere la garanzia sul prodotto.

Il fatto che un’azienda potente e credibile come Google investisse sulla diffusione di macchine per gli utenti base pensate per funzionare con un sistema operativo “alternativo” era la breccia di cui si aveva bisogno per uscire da questo meccanismo davvero troppo asfittico. Ma ancora una volta il mercato ha imposto le sue regole autoconservative, dimostrando che chi domina uno specifico mercato avrà sempre un vantaggio competitivo per continuare a dominarlo.

Forse bisogna avere ancora un po’ di pazienza, lasciando il tempo di diffondersi ai ChromeBook, o attendere direttamente l’affermazione di Android anche per i PC… o forse, come spesso avviene in economie così complesse, non bastano lo slancio di aziende innovative e il naturale corso del mercato, ma serve una chiara regolamentazione antitrust che impedisca i monopoli non solo a livello di principio ma anche nei fatti.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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