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Che figura, in lungo

07 Maggio 2014

Che figura, in lungo

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Terzo episodio sull'inabilità del software attuale quando venga messo alla prova su ciò che riguarda la parola scritta.

Verrebbe da definirla una primavera di resistenza umana, quella che mostra le lacune del software candidato a sostituire i giornalisti e ridimensiona le promesse dei sistemi teoricamente capaci di scrivere libri quasi da soli.
A inciampare stavolta è stato il software che valuta automaticamente gli esami di scrittura dei liceali americani e lo sgambetto arriva da Les Perelman, già in forza al Massachusetts Institute of Technology e autore assieme ad alcuni studenti del software BABEL.
Nome che è acronimo di Basic Automatic B.S. Essay Language, linguaggio per la generazione semplice e automatica di prove scritte di qualità, diciamo, scatologica, come riporta TechXplore:

La buona notizia: [BABEL] può scrivere un intero tema in meno di un secondo, previa somministrazione di un massimo di tre parole chiave. La cattiva notizia: il risultato è privo di senso. Altra notizia: il tema insensato è stato passato a un sistema online di valutazione della qualità di uno scritto e ha ottenuto un voto di 5,4 su 6 grazie alla sua buona grammatica e all’uso convincente del vocabolario. Anche se non ha significato.

Una delle frasi del tema-provocazione, per esempio, suona come Il privato non è stato e senza dubbio mai sarà lodato, precario e decente. Il genere umano soggiogherà sempre il privato, testo generato dietro fornitura della singola parola chiave privacy, nel resoconto originale pubblicato da The Chronicle of Higher Education.
Perelman è da tempo critico dei sistemi di valutazione automatica e anche dei sistemi di valutazione così stereotipati e svuotati di significato che, pur affidati a esseri umani, avrebbero lo stesso effetto se robotizzati. Era il 2005 quando un articolo del New York Times lo portò alla ribalta per avere mostrato una correlazione elevata tra lunghezza e valutazione del tema, in più di nove casi su dieci. Il giornalista arrivò a mostrargli un componimento da troppo lontano per essere letto e lui azzeccò il voto osservando la lunghezza e la sagoma del blocco di testo.
Queste conclusioni sono contestate da diversi ricercatori e dietro la diatriba si intravedono gli interessi che ruotano attorno ai MOOC, i Massive Open Online Course (corsi aperti di massa online) su cui puntano tante università alla ricerca di nuovi mercati e modalità di insegnamento più economiche di quelle classiche.
La materia è sfumata e lo stesso Perelman si dichiara prontissimo a rovesciare il proprio giudizio negativo nel momento in cui verrà smentito dai fatti. Al momento, ribadisce, il re – il sistema di valutazione, tradizionale e informatizzato – è nudo. Specie quando basta che un tema vesta in lungo per fare bella figura.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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