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Certificazione per IBM e SuSE, Lindows sotto la scure legale

09 Febbraio 2004

Certificazione per IBM e SuSE, Lindows sotto la scure legale

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Successo per l'accoppiata Linux, mentre giudici europei danno ragione al trademark Microsoft

Quello della certificazione è notoriamente uno dei limiti della diffusione Linux in ambiti quali pubbliche amministrazioni e grandi corporation. Motivo per cui è importante segnalare il recente successo registratosi in tal senso dall’accoppiata IBM e SuSE: la certificazione di sicurezza su una combinazione dei rispettivi sistemi.

In aggiunta alla certificazione già ottenuta la scorsa estate (EAL2+), tale combinazione stavolta è stata messa sotto torchio contro ferrei standard specificamente relativi alla funzionalità e alla vulnerabilità della sicurezza. In agosto si trattò della prima certificazione mai raggiunta da un sistema Linux, ma era confinata alle piattaforme IBM degli xServer. Stavolta viene estesa ad altri sistemi (iSeries, xSeries, pSeries, zSeries) in combinazione alla versione del sistema SuSE. Un evento che non mancherà di dare forte spinta alla penetrazione di Linux nelle agenzie federali, sia negli Stati Uniti che altrove, in particolare nei vari Dipartimenti della Difesa. Secondo James Sterlings, general manager per Linux presso IBM, “ciò sottolinea l’ulteriore fiducia delle strutture governative nei confronti di Linux.” È d’altronde vero che già prima di quest’ultima buona novella esisteva (ed esiste) un significativo interesse in questa direzione da parte di uffici nazionali a livello globale. Aggiunge infatti Irving Wladawksy-Berger, general manager della divisione E-Business on Demand di Big Blue: “Tra la propria clientela Linux, IBM conta quasi 200 agenzie governative intorno al mondo.”

La certificazione in oggetto, chiamata Controlled Access Protection Profile sotto i Common Criteria for Information Security Evaluation (CAPP/EAL3+), riguarda il software SuSE per Enterprise Server 8 con il Service Pack 3 operante sulle quattro piattaforme IBM. L’accoppiata software-hardware è stata valutata per la Atsec Information Security e accreditata dal corrispettivo tedesco dell’ufficio federale per la sicurezza informatica. IBM e SuSE hanno inoltre annunciato l’adesione al Common Operating Environment, specifica creata dal Dipartmento della Difesa statunitense.

Su tutto un altro fronte, quello più strettamente business, prosegue la battaglia legale di Microsoft contro Lindows. Il quale andrebbe bloccato perché il nome richiama fin troppo il marchio Windows, questa la tesi che i legali del colosso informatico portano avanti da tempo. Tesi che, non trovando riscontro in terra statunitense, sembra invece essere accolta da alcuni giudici europei. Nei giorni scorsi i rivenditori Linux olandesi hanno ricevuto la formale ingiunzione a ritirare dal mercato nazionale i prodotti Lindows, operazione da effettuarsi nel breve giro di una settimana. Ma non solo: vengono vietati la promozione e gli spot pubblicitari d’ogni tipo. Il colmo si raggiunge quando il dispositivo impone alla distribuzione open source, udite udite, di rendere inaccessibile il proprio sito web agli utenti del Benelux. Secondo il giudice di Amsterdam, insomma, non ci sono dubbi: Lindows vuole trarre vantaggio dalla notorietà di Windows, contravvenendo così al trademark di Microsoft.

Delusi e contrariati dalla sentenza, i rivenditori olandesi tentano il rilancio chiarendo come i prodotti Lindows rimangano comunque disponibili nei paesi limitrofi. “Finora Microsoft non ha portato in aula i rivenditori tedeschi”, fa notare Menso de Jong, CEO di Mensys. “E se Microsoft vuole davvero bloccare l’accesso al sito lindows.com, suggerisco di provare la cache di Google.” Va tuttavia notato che già lo scorso anno in Svezia è stato imposto analogo blocco — pur se temporaneo e in attesa di una decisione definitiva sull’infrazione al marchio Microsoft. Neppure in Finlandia si possono usare nomi quali ‘Lindows’, ‘Lindows.com’ e ‘LindowsOS’, mentre l’azione legale contro i rivenditori si `e recentemente estesa a Francia, Belgio e Lussemburgo. In attesa di capire se l’azienda californiana potrà e vorrà ribattere qualcosa anche nei tribunali europei, il CEO Michael Robertson ha ribadito che “Microsoft usa le denuncie come una mazza battente per far fuori Linux, impedendogli di raggiungere il comune circuito commerciale.”

Per chiudere ancora su Lindows, sembra che il sistema base verrà diffuso gratis tramite i network P2P. LindowsLive consente di far girare un sistema operativo basato sul pinguino direttamente dal CD, senza doverlo installare sul proprio computer, e costa al dettaglio 29.95 dollari. Su internet è disponibile in un formato da poter trasferire (“burn”) su CD. La decisione pare dovuta sostanzialmente al bisogno di ridurre le spese interne. Secondo lo stesso Robertson, i costi sostenuti da Lindows.com per la banda larga necessaria alla distribuzione del software usato per creare il CD d’installazione, ammonterebbero alla bella cifra di 100.000 dollari. Offrendo invece il download dai server P2P, aggiunge, “potremo altresì far conoscere LindowsOS ai milioni di utenti del file-sharing con costi minimi, nella speranza costoro finiscano per poi acquistare altri prodotti e servizi direttamente da Lindows.com.” La mossa potrebbe infine fornire nuova linfa all’industria peer-to-peer, sempre traballante, come veicolo ideale (oltre che remunerativo) per la distribuzione di software e contenuti legali.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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